Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca

Tragedia Norman Atlantic, medaglia al merito per un sergente brindisino

C’è un angelo custode che lo Stato italiano ha ringraziato per aver tratto in salvo alcuni dei passeggeri e dei componenti dell’equipaggio  del traghetto Norman Atlantic la notte della tragedia: è un brindisino, sergente della Marina Militare, si chiama Francesco Martucci

BRINDISI – C’è un angelo custode che lo Stato italiano ha ringraziato per aver tratto in salvo alcuni dei passeggeri e dei componenti dell’equipaggio del traghetto Norman Atlantic la notte della tragedia: è un brindisino, sergente della Marina Militare, si chiama Francesco Martucci, ed è a lui, 35 anni appena compiuti, che è stata riconosciuta la medaglia d’oro al merito con decreto del Ministero della Difesa.

Ha dimostrato di aver cuore impavido, sangue freddo e determinazione nella notte in cui l’imbarcazione partita da Igoumenitsa, in Grecia, diventò una bara per dieci persone. Se gli altri possono raccontare cosa successe quando il traghetto raggiunse il canale d’Otranto, devono ringraziare i soccorritori, tra cui Martucci che in quella situazione non pensò ad altro, se non a portare in salvo quante più persone possibile.

E’ un eroe dei nostri tempi, in cui raccontare storie di queste tonalità è fatto raro. Questa è la storia di un giovane arruolato nella Marina Militare che la divisa l’ha indossata per passione sino a farne diventare il suo lavoro, cucito addosso giorno dopo giorno. Con sacrificio, ma con enorme soddisfazione. Come quella sera, quella del 28 dicembre scorso, quando Brindisi, l’Italia e l’Europa si fermarono davanti alle drammatiche immagini mandate in onda dai Tg.

Guardavano al cielo i passeggeri, pregavano di riuscire ad arrivare sulla terra ferma sani e salvi e lì sopra di loro, a sovrastare il traghetto c’era l’elicottero di Martucci: era lui a pilotarlo, venne chiamato a prestare “soccorso proveniente dalla  motonave italiana Norman Atlantic, coinvolta da un violento incendio a bordo e alla deriva nel canale d’Otranto”, si legge nel decreto firmato dal titolare del Ministero della Difesa, Roberta Pinotti, lo scorso 3 luglio, visti il decreto legislativo recante il codice dell’Ordinamento militare, il decreto del presidente della Repubblica sulle disposizioni regolamentare in materia e tenuto conto del parere del Capo di Stato maggiore della Marina Militare.

A Brindisi è arrivato il 4 agosto, quando il giovane sergente aveva già festeggiato il suo 35esimo compleanno (è nato il 20 luglio), come riconoscimento per il lavoro svolto come “operatore” impegnato nel “recupero di un naufrago a bordo di elicottero”, nonostante le condizioni ambientali e meteorologiche particolarmente proibitive e il denso fumo che avvolgeva l’imbarcazione” dopo che nella pancia del traghetto si scatenò l’inferno di fiamme i cui segni sono ancora visibili oggi.

Il brindisino fece il possibile e molto di più: “Operava il recupero di passeggeri e di personale dell’equipaggio”, ha scritto il ministro del governo Renzi. In tal modo riuscì a “garantire tempestivamente l’evacuazione dalla nave, in condizioni di stabilità sempre più precarie” e dimostrò “elevatissimo senso del dovere, non comune perizia e spessore professionale”.

Orgoglio della sua famiglia prima di tutto, della sua città, Brindisi che gli ha dato i natali e che lui porta nel cuore nonostante le distanze macinate per motivi di lavoro, dell’Aviazione navale, delle Forze Armate. E del Paese. L’Italia, rappresentata dal ministro che a questo ragazzo ha riconosciuto una medaglia d’oro al merito di Marina. Una parentesi di gioia nella tragedia che rendere lucidi gli occhi e riga le guance pensando a quel che successe e a cosa poteva accadere se non ci fossero stati i soccorsi. Se non ci fosse stato anche lui, un angelo custode arrivato dal cielo.

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