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La nave Amerigo Vespucci

La nave Amerigo Vespucci

Tragedia sulla Vespucci: tre inchieste

BRINDISI – Tre inchieste, ed una nuova ipotesi che spunta oltre l’incidente: quella di un malore. Deriverebbe dal fatto che durante la caduta fatale da un’altezza di circa 17 metri, Alessandro Nasta, nocchiere del Vespucci, non avrebbe invocato aiuto, nemmeno un urlo. Il sottocapo 29enne brindisino, libero dai vincoli di sicurezza perché in fase di discesa sul ponte, ha perso la presa all’altezza della coffa dell’albero di maestro ed è precipato: prima lo schianto contro un paranco (quello detto di rollo), poi sulle sartie (i cavi d’acciaio che, ancorati alla murata della nave, reggono l’albero).

BRINDISI - Tre inchieste, ed una nuova ipotesi che spunta oltre l'incidente: quella di un malore. Deriverebbe dal fatto che durante la caduta fatale da un'altezza di circa 17 metri, Alessandro Nasta, nocchiere del Vespucci, non avrebbe invocato aiuto, nemmeno un urlo. Il sottocapo 29enne brindisino, libero dai vincoli di sicurezza perché in fase di discesa sul ponte, ha perso la presa all'altezza della coffa dell'albero di maestro ed è precipato: prima lo schianto contro un paranco (quello detto di rollo), poi sulle sartie (i cavi d'acciaio che, ancorati alla murata della nave, reggono l'albero).

Su questi ultimi Alessandro è rimbalzato, compiendo una capriola che lo ha orientato col capo verso il basso; con esso si è poi schiantato contro i cosiddetti «bastingaggi», i cassoni sulla murata del veliero nei quali sono riposte le amache.

Sarebbe morto così il giovane militare del capoluogo messapico, precipitando a peso morto, senza tentare con una mano, di aggrapparsi ad una sartia. Questi i motivi che aprirebbero la strada all'ipotesi del malore, alla possibilità che l'abile nocchiere, che ben sapeva come muoversi sull'alberatura della nave scuola, abbia perso i sensi. Tra le ricostruzioni delle prime ore però c'è anche quella secondo la quale si dice che Alessandro Nasta abbia perso l'equilibrio mentre era sulle griselle, sotto la coffa dell'albero maestro, mentre si apprestava a scendere.

«Quello è un momento molto delicato delle manovre alla vela», ha detto al quotidiano La Nazione Ugo Bertelli, comandante nel 2000 della nave scuola più famosa al mondo. «I nocchieri sulle griselle, per salire e scendere, non sono assicurati. Indossano l'imbragatura, con la cintura di sicurezza, ma, per muoversi, non agganciano il moschettone ai cavi d'acciaio deputati, sui pennoni, a fungere da trattenimento in caso di caduta». Si muovono in pratica come veri acrobati, senza paracadute.

Le inchieste sono ancora agli inizi e sono tre in tutto: quella «interna» al Vespucci, per la quale si profila la costituzione di una commissione di esperti; quella della procura militare di Roma e quella della procura ordinaria di Civitavecchia. Ad aprire il primo fascicolo è stato il procuratore militare di Roma, Marco De Paolis, che diresse fino a tre anni fa la procura militare spezzina; poi il sostituto procuratore di Civitavecchia, Paolo Calabria, dopo un consulto con la procura ordinaria di Roma rispetto alla competenza territoriale. L'incidente è avvenuto a 40 miglia al nord ovest di Civitavecchia, al di fuori delle acque territoriali italiane, circostanza che avrebbe reso competente la procura di Roma; ma poi ha prevalso il luogo del decesso: durante il volo in elicottero, sul cielo di Civitavecchia.

Di qui il fascicolo aperto al pm della città costiera laziale; fra i primi atti, l'autopsia: si svolgerà lunedì. E sarà fondamentale per capire se Alessandro abbia avuto un malore. Il pm Calabria ha delegato i carabinieri, la Guardia Costiera e gli ispettori del lavoro di Civitavecchia. Racconta il comandante in capo dell'Alto Tirreno, l'ammiraglio Andrea Toscano: «Sono rimasto colpito dalle tante testimonianze di solidarietà che si susseguono in queste ore. Sono grato ai sindaci, alle autorità del territorio ma anche ai semplici cittadini che stanno testimoniando la loro partecipazione al nostro dolore».

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