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Trasparenza e biblioteca provinciale, storia di un "inguacchio"

Misteri, al momento, sull'incarico di progettazione affidato a un'architetta e sul ruolo svolto dalla partecipata Santa Teresa

Di trasparenza negli atti della pubblica amministrazione si parlerà martedì prossimo in un convegno che ha ottenuto anche il patrocinio della Provincia ed è tanto importante che gli avvocati che vi partecipano acquisiscono anche punteggio utile ai fini dell’obbligo dell’aggiornamento professionale. Un appuntamento di rilievo dunque, soprattutto in una realtà come la nostra dove il rapporto tra buon governo e privato tornaconto, molto spesso è conflittuale, ed è proprio per questo che il percorso diventa accidentato, pieno di insidie e di rischi.

Lo ha già assaggiato, ad esempio, lo stesso nuovo sindaco Riccardo Rossi qualche settimana addietro con le polemiche dimissioni della vice sindaca De Vito, con tanto di esposto all’autorità giudiziaria. Rossi in quella circostanza era la vittima di un “inciampo” del segretario cittadino del Pd (ma c’è a Brindisi un segretario provinciale di quel partito?), ma se continua a lungo a fare finta che tutto giri alla perfezione, alla fine ad inciampare sarà proprio lui, che nel frattempo è diventato pure presidente della provincia assommando rischio a rischi.

Riccardo Rossi presidente ProvinciaE da presidente della Provincia si trova di fronte, come raccontato qualche settimana addietro su questo stesso giornale, con l’ "inguacchio" della situazione della biblioteca provinciale. Una storia di un paio di milioni di euro, piovuti provvidenzialmente dal cielo attraverso i finanziamenti regionali sulle biblioteche, quelli che hanno trasformato Brindisi nella città con più biblioteche (comunque denominate) del mondo. Certo è meglio biblioteche che sale da gioco, ma trattandosi di soldi pubblici un minimo di decenza ci vuole. La storia la riassumiamo.

La Provincia possiede in viale Commenda a Brindisi una importante biblioteca (anche come struttura architettonica) chiusa da un paio di anni per le conseguenze di un incendio e di scarsa manutenzione e, non avendo i soldi per il restauro, partecipa ad un bando regionale riservato alle biblioteche. La Regione nel frattempo decide di riformare il settore e costituisce il Polo Bibliomuseale Regionale, incorporando le diverse strutture (personale compreso) provinciali. Intanto alla Provincia arrivano i soldi della Regione, circa due milioni, relativi al bando di cui vi abbiamo detto sopra.

Chi deve prendersi quei soldi visto che la Provincia non è più responsabile di musei e biblioteche? Logica vorrebbe che debba essere il nuovo gestore del settore ad interessarsi della questione e sovrintendere all’esecuzione del progetto di recupero e ristrutturazione. Invece non è così. La Regione gira l’incombenza alla Provincia che non ne ha più titolo. E non finisce qui.

La Provincia, si legge nelle carte, trattandosi di soldi che arrivano sì dalla Regione ma partono da Bruxelles, rientrando nei finanziamenti europei, non avendo a disposizione (incredibile!!!) personale competente in materia a disposizione per gestire queste pratiche, gira l’incombenza alla società in house Santa Teresa che, si legge sempre nelle carte, è attrezzata a farlo e soprattutto in maniera gratuita. Nella Santa Teresa però, più che esperti di programmi europei, ci sono stradini, e quindi si è costretti ad incaricarne uno. Con bando pubblico? E con quali soldi visto che la Santa Teresa è notoriamente alle pezze e che per l’esecuzione di questo progetto non dovrebbe riscuotere un centesimo dal committente?

I misteri continuano. L’incarico di progettazione, non si sa con quale formula, viene affidato ad una architetta molto addentro all’ambiente regionale dello spettacolo e della cultura (materia più volte di attenzione da parte di Striscia la Notizia). E chi la paga? Mistero della fede. Sul sito della Santa Teresa, nonostante lo imponga la legge sulla trasparenza, non c’è traccia né di incarichi conferiti nè di compenso. La sorpresa si trova nelle carte del piano finanziario predisposto dalla Provincia dove invece si fissano in 72mila euro i costi di progettazione. Ma, avendola affidandola alla Santa Teresa, non doveva essere gratis? L’inguacchio però non è finito.

Il Palazzo della Provincia di Brindisi-2Nelle scorse settimane la Provincia ha appaltato i lavori per la ristrutturazione dell’immobile della biblioteca, un’opera architettonica progettata, a seguito di concorso nazionale, negli anni Sessanta dall’architetto romano Nespega sulla quale non è improbabile che esistano vincoli di varia natura. I lavori di restauro, il cui progetto sino a qualche giorno addietro non era stato ancora presentato al Comune, ammonteranno a circa 600mila euro e cominceranno prossimamente.

Nel frattempo però, la scorsa settimana, con tanto di sindaco/presidente, assessore regionale e telecamere al seguito è stata inaugurata la sezione-bambini della biblioteca (un’altra, sempre per bambini, sta crescendo a Palazzo Nervegna…). Sì proprio nell’edificio di viale Commenda che s’intende ristrutturare e i cui lavori non sono ancora iniziati!

E’ vero che la parte riservata ai bambini non è quella staticamente compromessa e pericolante della struttura, ma vi sembra giusto mischiare i bambini alla polvere e i calcinacci rivenienti dai lavori in muratura? Quale necessità c’era di non aspettare la fine dei lavori? Sospettare che i complessivi due milioni di finanziamento siano diventati strada facendo uno appetitoso spezzatino di ruoli e competenze non è peccato. Ecco un esempio, quasi di accademia, di come in certe circostanze non si debba aspettare né il ricorso alla magistratura o alla Corte dei Conti per il diritto/dovere alla trasparenza.  

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