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“Tre certificati falsi”: il pm chiede sospensione di un medico di Brindisi

Misura interdittiva per tre mesi: la dottoressa accusata anche di truffa aggravata. La contestazione mossa sulla base di intercettazioni telefoniche nelle indagini sul furto di farmaci. Interrogata dal gip

BRINDISI – Lei medico di base, convenzionato con la Asl, avrebbe certificato una “malattia al dipendente della Sanitaservice, senza mai sottoporlo a visita”. Patologia falsa, così come falsi sarebbero stati quei certificati firmati dalla professionista di Brindisi: il pm ha chiesto la sospensione per tre mesi, previo interrogatorio della donna indagata nell’inchiesta sui furti di medicinali delegata ai carabinieri del Nas di Taranto, con arresto di Salvatore Sorge, dipendente della Sanitaservice, partecipata della Asl.

Il medico indagato

carabinieri Nas-2Il medico indagato, titolare di uno studio nel quartiere Cappuccini, è già stato interrogato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, al quale il sostituto procuratore Francesco Carluccio nei giorni scorsi aveva chiesto e ottenuto la misura cautelare per Sorge, di fronte a elementi ritenuti gravi perché qualificati come peculato, ricettazione e truffa.

Alla presenza del difensore di fiducia, il medico avrebbe chiarito gli episodi contestati, rispetto ai quali risulta indagata a piede libero, in concorso – oltre che con Sorge – con il marito, medico anche lui, ma da qualche tempo in pensione. Ad oggi al penalista non è stato notificato alcun provvedimento che riguarda la posizione del medico.

I certificati falsi per l’accusa

Tre sono i capi di imputazione contestati in via provvisoria, rispetto ai quali si attendono le decisioni del gip  successivamente quelle del pubblico ministero. Il gip dovrà decidere se firmare o meno l’ordinanza di sospensione e il magistrato titolare del fascicolo le azioni successive, valutando se gli elementi sino ad ora emersi siano tali da sostenere le accuse al dibattimento o meno. E’ possibile che chieda una proroga di sei mesi, oppure che eserciti l’azione penale con la richiesta di processo per la dottoressa così come per gli altri indagati in questo troncone o anche che stralci le posizioni di alcuni per procedere con l’istanza di archiviazione.

Il primo episodio di falso con conseguente truffa è contestato relativamente al certificato medico firmato il 13 novembre con il quale viene diagnosticata una lombagia a Sorge: prognosi un solo giorno. Giorno in cui sorge, nell’impostazione accusatoria, sarebbe stato al lavoro. Non già alle dipendenze della Sanitaservice, ma tra l’abitazione dei medici e l’ambulatorio per eseguire lavori di muratura. Il pm ha contestato l’aggravante “per aver commesso il fatto con abuso del potere certificativo e con violazione dei doveri inerenti la pubblica amministrazione”.

La lombosciatalgia

ospedale perrino-4Ci sarebbe stato un secondo certificato medico, firmato il 20 novembre successivo, sempre con riferimento alle condizioni di salute di Sorge: “Lombosciatalgia con prognosi di due giorni”. In questo caso il falso e la truffa sono stati contestati anche al marito della dottoressa, con Sorge nel ruolo di “istigatore e determinatore del reato”, essendo stato interessato al certificato. Il marito della donna avrebbe “raccolto al telefono la richiesta di Sorge”. In quei due giorni, sempre secondo l’accusa, il dipendente della società Sanitaservice avrebbe continuato a lavorare come muratore nell’abitazione della coppia di medici.

L’infortunio sul lavoro

Il terzo certificato medico contestato perché ritenuto “falso” sarebbe del 7 dicembre dello scorso anno: “Prognosi di dieci giorni, per un trauma facciale”, sempre per Sorge, al quale la dottoressa avrebbe diagnosticato “l’espulsione degli incisivi centrali inferiori”. Con questo documento, atto pubblico, sarebbe stato “prolungato lo stato della malattia già certificata dal medico del pronto soccorso dell’ospedale Antonio Perrino per un presunto infortunio sul lavoro. Falso perché gli elementi raccolti sarebbero tali da affermare che non ci sia mai stato, ma sarebbe stato finalizzato a ottenere dall’Inail  la somma pari a 767 euro e 36 centesimi, a titolo di indennità. Aggravanti contestate anche in questo caso.

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