Cronaca

“Tre pistole per l’omicidio Tedesco: c’era premeditazione”

Il pm, nelle repliche ai difensori, ribadisce la richiesta di ergastolo per gli imputati Andrea Romano, Alessandro Polito e Francesco Coffa. E ritiene credibile il figlio della vittima, Luciano Tedesco, il primo a soccorrere il padre e il fratello Luca

La palazzina in piazza Raffaello in cui avvenne l'omicidio Tedesco

BRINDISI – Non un’unica pistola, ma tre per regolare i conti in sospeso con Cosimo Tedesco dopo la lite tra bambini della sera precedente, durante la festa di Halloween per un vestito sporco di panna: stando alla ricostruzione dell’omicidio, Andrea Romano, 29 anni, Alessandro Polito, 31, e Francesco Coffa, 34, erano tutti armati, a conferma della premeditazione, contestata come aggravante anche dopo aver riconosciuto come testimone credibile Luciano Tedesco, figlio della vittima, nonché fratello di Luca, rimasto ferito nella stessa circostanza.

Il pm Iolanda Daniela ChimientiIl sostituto procuratore Jolanda Daniela Chimienti (nella foto accanto), questa mattina, ha replicato ai difensori degli imputati sotto processo con rito abbreviato, puntualizzando alcuni aspetti del “fatto di sangue” per arrivare a confermare la richiesta di ergastolo, già avanzata in occasione dell’udienza scorsa. Carcere a vita, per il rappresentante della pubblica accusa, in relazione a quanto avvenne a casa di Romano, in una palazzina che si affaccia in piazza Raffaello, rione Sant’Elia di Brindisi.

Secondo il pm, non possono esserci dubbi non solo sul movente dell’omicidio avvenuto il primo novembre 2014 e da collegare a una scaramuccia tra bimbi appartenenti a famiglie tra le quali da tempo non c’erano buoni rapporti, ma anche sull’altra circostanza aggravante ossia la premeditazione. Perché i tre imputati quel giorno si presentarono armati all’appuntamento con Cosimo Tedesco, confronto che doveva avvenire a casa di Romano dal momento che la lite della sera precedente aveva visto coinvolte una delle figlie minorenni di Romano.

“In seguito al diverbio, i tre si sarebbero adoperati per convocare Cosimo Tedesco e all’appuntamento”, sempre secondo l’impostazione accusatoria, si sarebbero fatti “trovare armati, mentre una quarta persona faceva da palo”. E’ scritto nel capo di imputazione.  Quest’ultima è stata identificata in un ragazzo che all’epoca non aveva ancora compiuto i 18 anni e per questo motivo nei suoi confronti si procede separatamente, essendo competenza  della Procura per i minorenni di Lecce.

Tedesco aveva 52 anni. Venne raggiunto da sei colpi di pistola e morì in ospedale a distanza di poche ore dall’arrivo in condizioni già disperate. Nella stessa circostanza rimase ferito il figlio, Luca, e per questo i tre sono accusati anche di tentato omicidio, che riportava ferite da arma da fuoco all’addome e alla mano sinistra.

Il primo a impugnare l’arma fu Romano, come peraltro lui stesso ammise confessando di aver sparato più di una volta temendo una reazione di Tedesco. Prese l’arma dalla cappa della cucina e il primo colpo raggiunse Cosimo Tedesco alle gambe. Arma che consegnò ai militari quando lo arrestarono il 25 febbraio, mettendo fine alla latitanza.

cosimo tedesco-2Tedesco (foto accanto) dopo il primo colpo corse per il corridoio dell’abitazione di Romano, poi giù per le scale incrociandosi con il figlio Luca. La ricostruzione è basata anche sui ricordi consegnati ai carabinieri da Luciano Tedesco, il primo a soccorrere il padre e il fratello, la cui attendibilità era stata messa in discussione dai difensori degli imputati nel corso delle arringhe che hanno poi reso necessaria la replica del pm Chimienti. Sul figlio della vittima, il pubblico ministero si è espresso in termini di “insindacabile credibilità”.

Per Romano, i difensori Cinzia Cavallo e Ladislao Massari hanno chiesto la derubricazione del reato da omicidio volontario in premeditazione sostenendo che l’imputato ha sì sparato, ma non voleva uccidere. Per Polito, difeso da Cinzia Cavallo e Giuseppe Corleto, è stata chiesta l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Richiesta identica è stata avanzata per Francesco Coffa, difeso dagli avvocati Massimo Murra e Agnese Guida.

Le valutazioni spettano al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Brindisi, Paola Liaci.

Romano risponde anche di evasione dagli arresti domiciliari perché in quel periodo era ristretto nella sua abitazione di residenza, per effetto dell’ordinanza del gip presso il Tribunale di Forlì: dopo aver commesso l’omicidio, si sarebbe allontanato  allo scopo di procurarsi l’impunità, rendendosi irreperibile sino al 25 febbraio, quando venne arrestato dai carabinieri a San Vito dei Normanni. Il giovane è accusato anche di aver detenuto una pistola semiautomatica calibro nove con sei proiettili, di ricettazione dell’arma e di aver formato un documento di identità falso. La carta d’identità era valida per l’espatrio, era stata rilasciata dal Comune di Latiano e riportava il nome di un ragazzo del posto.

Nel processo si sono costituiti parte civili i familiari di Cosimo e Luca Tedesco, con l’avvocato Paolantonio D’Amico: il legale ha chiesto la somma complessiva di un milione e mezzo di euro a titolo di risarcimento dei danni patiti per il figlio della vittima, Luca, a sua volta rimasto ferito nell’agguato, per la mamma Marta Capozza e per la nonna Anna Maria Morciano.Nessuna richiesta, invece, da parte del fratello della vittima, Giuseppe Tedesco, condannato in via definitiva all’ergastolo per tre omicidi ricostruiti dal pentito Vito Di Emidio, alias Bullone.

Anche questa mattina i tre imputati erano presenti in aula.

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