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Tributi, rimborsi del Comune di Brindisi e visioni della realtà

Da quanto scrive il portavoce della sindaca, prendiamo atto che a Brindisi ci sono contribuenti che si possono permettere il lusso di versare volontariamente somme superiori al dovuto. Ci chiediamo: hanno pagato di più perché erano sbagliate negli importi le cartelle ricevute?

BRINDISI - “In riferimento ad articoli di stampa che forniscono una visione distorta della realtà, l’Amministrazione comunale precisa quanto segue: i rimborsi disposti dall’Ufficio Tributi non si riferiscono a calcoli errati dello stesso ufficio ma solo a errori compiuti dai contribuenti che hanno versato somme superiori a quanto dovuto. Tale chiarimento al fine di evitare false aspettative su rimborsi non spettanti”. Lo fa sapere una nota del Comune, più precisamente del portavoce della sindaca.

Prendiamo atto – da quanto scrive il portavoce -  che a Brindisi ci sono contribuenti che si possono permettere il lusso di versare volontariamente somme superiori al dovuto. Ci chiediamo e chiediamo al Comune di Brindisi: i contribuenti hanno pagato di più perché erano sbagliate negli importi le cartelle ricevute? Domanda legittima. E ancora: se alla base di tutto ci fossero proprio il difetto di comunicazione tra servizi tributari ed esattoria (Abaco) ed una anagrafe tributaria da verificare? Non solo. Se ci sono rimborsi, ci saranno stati anche dei ricorsi, e con quali motivazioni?

Prima di parlare di “visioni distorte della realtà”, bisogna leggere bene l’articolo  e non gli articoli: era uno solo, pubblicato da BrindisiReport e quindi agevolmente esaminabile. E poi invece di quattro righe di comunicato, si sarebbe potuto offrire ai cittadini almeno una spiegazione sintetica dell’accaduto, magari a firma dell’assessore alle Finanze, visto che i funzionari e i dirigenti non potrebbero prendere  parola se non espressamente autorizzati dal sindaco. Ma niente, silenzio. I rimborsi però ci sono.

L’ha chiesto e ottenuto, tra gli altri, Equitalia in relazione alla Tari per gli uffici in via Santa Lucia, “adibiti a sede dell’ufficio esattoriale”. Stando alla documentazione relativa alla pratica, alla base dell’errore, c'è stato stato il mancato riconoscimento della “riduzione delle tariffe previste con deliberazione del Consiglio comunale del 3 settembre 2014”. Da qui la restituzione della somma, con l’aggiunta degli interessi legali pari a 17 euro e 14 centesimi, per un totale di 599,39 arrotondata a 599. Errore, certamente non del contribuente. Visione distorta della realtà?

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