Cronaca

Troppe minacce su Torre Guaceto. Ma il problema è anche politico

Ciò che avviene ormai da qualche anno attorno all’Area marina protetta e alla Riserva naturale dello Stato di Torre Guaceto si può tranquillamente definire come una spirale oscura di interessi malavitosi. Su questo non vi è alcun dubbio, e ciò che ha oggettivamente esposto Torre Guaceto a queste pressioni fatte di attentati ed intimidazioni è stata la massiccia ingerenza della politica locale

CAROVIGNO – Ciò che avviene ormai da qualche anno attorno all’Area marina protetta e alla Riserva naturale dello Stato di Torre Guaceto si può tranquillamente definire come una spirale oscura di interessi malavitosi. Su questo non vi è alcun dubbio, e ciò che ha oggettivamente esposto Torre Guaceto a queste pressioni fatte di attentati ed intimidazioni è stata la massiccia ingerenza di quella politica locale che a Carovigno, più che a Brindisi, sin dall’inizio ha tentato di impadronirsi sia in senso clientelare che come immagine della riserva marina, dimenticando che non può essere uno dei Comuni nei cui territori ricade l’area protetta ad assumerne di fatto il controllo, mettendo in palio incarichi negli organi di gestione e posti di lavoro a seconda della maggioranze che occupano i municipi.

Gli episodi criminosi sono il frutto di una faida interna alla malavita locale, che si estende anche ad altri interessi oltre che alla riserva, come dimostra un altro filone di attentati che nel recente passato hanno colpito consiglieri comunali, assessori ed altri politici di primo piano a Carovigno. Ma di questa situazione ancora non si viene a capo, anche se da più parti si paragona quanto accaduto, e quanto accade, ad altre situazioni in provincia di Brindisi dove lo Stato è intervenuto in maniera decisa con attività investigative e sulle stesse istituzioni locali.

La colpa principale della parte sana della politica locale, invece, indipendentemente dagli schieramenti, è una sola: non aver mai chiesto con forza un massiccio intervento a Carovigno soprattutto a livello investigativo. Che le forze dell’ordine stiano facendo il loro lavoro non è in discussione, ma è necessaria una svolta che scopra le regie di questa strategia della tensione e riporti alla normalità la vita pubblica nella cittadina. Lo ha detto il direttore del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, in una intervista al nostro giornale, che una minaccia esiste e che lui continuerà a fare ciò che deve senza lasciarsi intimidire. Se gli attentati servono per bloccare decisioni del consorzio, o per aprire porte che sono state chiuse, lo devono stabilire le indagini e una risposta la deve pretendere la società civile.

E’ inaccettabile che la nomina del presidente di un’area marina protetta dipenda dalle lotte intestine agli schieramenti politici locali, ed è inaccettabile che gli organi di governo siano considerati uno dei tanti appannaggi delle maggioranze al governo per collocare sostenitori, grandi elettori e altri rimasti fuori da altri enti e società pubbliche, privi di adeguate competenze. Forse al Ministero dell’Ambiente si guarda solo ai risultati della gestione, ma se la gestione stessa è nel mirino della criminalità la situazione meriterebbe approfondimenti e valutazioni che vadano ben oltre la routine burocratica.

E’ strano che anche chi ha passato lunghi mesi a protestare per lo scarico nel Canale Reale del nuovo e moderno depuratore di Bufalaria (tacendo in passato su quelli di altri tre depuratori in ben altre condizioni), non si spinga oltre, in difesa dell’Area marina protetta, segnalando a sua volta le minacce di ben altro segno che incombono. Si fa ancora in tempo, però. Non sappiamo a che punto sia il lavoro degli inquirenti, nè quando sarà concluso. E' bene nel frattempo che ci sia anche una reazione civile.

 

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