menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Truffa ai fondi europei, condanne per 12 anni e mezzo a imprenditori di Ostuni e Bari

OSTUNI – Dodici anni e sei mesi di reclusione, oltre a pene accessorie e alla confisca dei beni sottoposti a sequestro. E’ la condanna inflitta dal giudice monocratico del tribunale di Brindisi, Katia Pinto, a sei degli otto imputati di una truffa da un milione di euro compiuta in danno della Comunità europea e del Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale.

OSTUNI - Dodici anni e sei mesi di reclusione, oltre a pene accessorie e alla confisca dei beni sottoposti a sequestro. E' la condanna inflitta dal giudice monocratico del tribunale di Brindisi, Katia Pinto, a sei degli otto imputati di una truffa da un milione di euro compiuta in danno della Comunità europea e del Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale.

Sono stati assolti Luciano Martucci, fratello di Eugenio, e Loredana Filomena Milone, titolare della "Elettromeccanica Milone Srl", dal reato di truffa pluriaggravata per non avere commesso il fatto e dall'accusa di emissione di fatture per operazioni inesistenti perché il fatto non sussiste.

I condannati sono l'avvocatessa ostunese Elena Martucci, il padre Eugenio, imprenditore ostunese, Alessandro Cornello, imprenditore di Bari, Emilia Bruni, compagna di Cornello, Michele Leonetti, imprenditore barese, e Francesco Roma, imprenditore ostunese, tutti ritenuti responsabili, a vari livelli, di truffa pluriaggravata.

Elena Martucci, Eugenio Martucci e Alessandro Cornello quali principali artefici della truffa, sono stati condannati ciascuno a due anni e sei mesi di reclusione con dichiarazione di incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per la durata di due anni.

Emilia Bruni e Francesco Roma sono stati condannati ad un anno e sei mesi di reclusione ciascuno, con pena accessoria consistente in un anno di incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione. A Bruni e Roma il giudice ha concesso il beneficio della sospensione della pena.

Eugenio Martucci, Cornello e signora, Leonetti e Roma sono stati assolti "perché il fatto non costituisce reato" dall'accusa di avere emesso fatture per operazioni inesistenti. Elena Martucci è stata assolta dall'accusa di avere rilasciato "dichiarazioni fraudolente mediante uso di fatture false per operazioni inesistenti".

Il Tribunale, inoltre, ha disposto la confisca dei beni per un milione di euro sottoposti a sequestro a Martucci.

I difensori degli imputati questa mattina hanno sostenuto la liceità delle condotte dei loro assistiti. Tesi che ora riproporranno in Corte di Appello, cui sicuramente chiederanno di rivedere la sentenza di primo grado non appena il giudice avrà depositato la motivazione.

Appello che molto probabilmente presenterà anche il pubblico ministero Raffaele Casto che aveva sollecitato il giudice a condannare a quattro anni di carcere ciascuno Eugenio Martucci e Cornello; tre anni e sei mesi per Elena Martucci; un anno e tre mesi per Leonetti; due anni e quattro mesi per la Bruni; un anno e sei mesi ciascuno per Luciano Martucci, la Milone e Roma, ritenendo tutti responsabili di truffa pluriaggravata. Mentre per la vicenda delle fatture false aveva sollecitato il "non doversi procedere per sopravvenuta prescrizione.

L'oggetto della causa riguarda, come detto, il finanziamento di un milione di euro, ricevuto in più tranche, per la realizzazione di un impianto che avrebbe dovuto trasformare i residui della sansa in materiale per la combustione e avrebbe dovuto lavorare e riciclare i rifiuti solidi urbani. Per lavorare questi residui i Martucci padre e figlio crearono la "Eco Biomas". I macchinari sarebbero stati forniti da Cornello e gli altri avrebbero fornito materiali per la realizzazione dell'impianto. Impianto, però, accertarono le Fiamme gialle, che non era nemmeno sulla carta quando fu presentata la domanda di finanziamento, mentre i richiedenti avrebbero fatto intendere che era già in funzione.

Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Aldo e Mario Guagliani, Vito Melpignano e Castellaneta.

Piero Argentiero

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

BrindisiReport è in caricamento