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Ceglie Messapica

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Truffa alla 488 prescritta, e Porsche restituita perchè i soldi sono tornati all'erario

CEGLIE MESSAPICA – Prescrizione e dissequestro di tutti beni. La Corte di appello di Lecce, presieduta da Rodolfo Boselli, ha chiuso la vicenda giudiziaria nei confronti dell’imprenditore cegliese Franco Laneve, 68 anni, del commercialista francavillese Salvatore Di Castri, 43 anni, e dell’architetto, pure lui francavillese, Angelo Fedele di 43 anni. Erano accusati di truffa aggravata consumata nei confronti della Comunità europea per avere ottenuto un finanziamento con la legge 488 per realizzare una struttura alberghiera in una zona agricola.

CEGLIE MESSAPICA - Prescrizione e dissequestro di tutti beni. La Corte di appello di Lecce, presieduta da Rodolfo Boselli, ha chiuso la vicenda giudiziaria nei confronti dell'imprenditore cegliese Franco Laneve, 68 anni, del commercialista francavillese Salvatore Di Castri, 43 anni, e dell'architetto, pure lui francavillese, Angelo Fedele di 43 anni. Erano accusati di truffa aggravata consumata nei confronti della Comunità europea per avere ottenuto un finanziamento con la legge 488 per realizzare una struttura alberghiera in una zona agricola.

In primo grado Laneve fu condannato a due anni di carcere e i due professionisti a un anno e nove mesi ciascuno. Ieri il procuratore generale Francesco Agostinacchio aveva chiesto la conferma della pena e la confisca dei beni sottoposti a sequestro: la società "Elleeffe & Elleeffe" di Laneve , la masseria in contrada Abate Nicola Piccola, una Porsche Carrera e una Golf. La Corte aveva rinviato a questa mattina il deposito della sentenza.

Era la confisca l'aspetto che maggiormente preoccupava i difensori dei tre imputati (avvocati Giancarlo Camassa, Cosimo Deleonardis e Stefano Palmisano), perché la prescrizione era scontata. I termini ridotti voluti dal governo Berlusconi sono stati la manna caduta dal cielo per tantissimi imputati. La Corte di appello però ha deciso anche per il dissequestro e quindi la vicenda si è chiusa bene per i proprietari dei beni.

I fatti risalgono al periodo tra il 2004 4 il 2005. A indagare era stato il Nucleo di polizia tributaria guidato dal maggiore Paiano, su delega ricevuta dal sostituto procuratore Pasquale Sansonetti. La società "Elleeffe & Elleeffe" aveva acquistato con denaro proprio la vecchia masseria e aveva dato inizio ai lavori di ristrutturazione. Laneve successivamente aveva saputo della possibilità di ottenere finanziamenti comunitari e ne aveva fatto richiesta ricevendo un acconto pari alla metà (seicentomila euro) della somma liquidata (poco più di un milione di euro).

E sin qui niente di strano. I finanzieri del Nucleo di Pt si insospettiscono quando, verificando i contributi comunitari erogati, si accorgono che i seicentomila euro si sono fermati solo quarantotto ore sul conto sul quale sono stati versati. Appena due giorni ed erano scomparsi. Ed hanno cominciato a spulciare tra le carte. Scoprono che una parte dei soldi è stata utilizzata per pagare debiti che la società aveva contratto per acquistare e iniziare la ristrutturazione della masseria e per comperare una Porsche Carrera.

Scoprono anche che la documentazione per ottenere il finanziamento non era veritiera. E cioè si basava su una perizia giurata dell'architetto nella quale affermava che la zona in cui si trovava la masseria era a destinazione turistico alberghiera mentre invece era a destinazione agricola. Finisce nei guai anche il commercialista che ha preparato tutto l'incartamento. Il 19 settembre vengono notificati agli indagati per truffa (c'è pure Francesco Laneve, figlio di Franco, scagionato e assolto in primo grado) i provvedimenti di interdizione dalle rispettive attività emessi dal giudice per le indagini preliminari Alcide Maritati, su richiesta del pubblico ministero Sansonetti.

Contestualmente viene disposto il sequestro preventivo dei beni per una somma che copra quella incassata ingiustamente. Dopo qualche giorno la società "Elleeffe & Elleeffe" rinuncia alla seconda parte del finanziamento e concorda la rateizzazione di quella già percepita. Proprio questo secondo aspetto, che non è secondario, ha salvato dalla confisca i beni. Che da questa mattina sono tornati nella disponibilità degli aventi diritto.

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