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Truffa con i fondi antiracket: imputati tra ordinario, abbreviato e patteggiamento

La ex presidente Gualtieri, accusata anche di corruzione. L’associazione parte civile

BRINDISI  – Gli imputati accusati di truffa in relazione ai fondi destinati all’associazione Antiracket per la gestione degli sportelli di Brindisi, Lecce e Taranto, hanno scelto strade processuali diverse: la maggior parte ha optato per il rito ordinario, come la presidente Maria Antonietta Gualtieri, ritenuta a capo dell’associazione per delinquere, altri per l’abbreviato come l’avvocato brindisino Cristian Colella, rinviato a giudizio per un episodio, e c’è chi ha chiesto di concordare la pena come Serena Politi, ex collaboratrice della presidente.

La sede dello sportello antiracket in via Carmine 2

L’udienza preliminare si è svolta nella mattina di venerdì scorso davanti al gup del Tribunale di Lecce Alcide Maritati: le richieste di processo, a conclusione delle indagini delegate ai militari della Guardia di Finanza, sono state discusse dai pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci. Le istanze per l’ammissione al rito abbreviato sono state presentate per oltre che per Colella, per l’avvocato F.V., 40 anni leccese (sono entrambi difesi dall’avvocato Paoloantonio D’Amico) e per  Salvatore Laudisa, 52 anni di Lecce. Otto hanno chiesto di patteggiare la pena: oltre a Politi, c’è  Chiara Manno. Proscioglimento, invece, per Ilenia Sambati: il giudice ha disposto il non luogo a procedere.

Parte civile si è costituita l’associazione Antiracket Lecce, presieduta da Carlo Miccoli, rappresentata dall'avvocato Raffaele Colluto. La richiesta di risarcimento danni, anche di immagine, è stata avanzata nei confronti della sola ex presidente.

Gli imputati sono: Pasquale Gorgoni, funzionario dell'ufficio Patrimonio del Comune di Lecce, ritenuto dagli promotore e organizzatore dell'associazione per delinquere; Giuseppe Naccarelli, con accuse identiche; Attilio Monosi; Marco Fasiello; Michele Pasero, leccese  Francesco Lala, di Leverano; Marcella Lezzi, di Veglie; Maria Teresa Perrone, di Carmiano; Stefano Maria Laudisa, di Cavallino; Ubalda Levante di Carmiano; Giorgio Bovi di Roma; Giancarlo Saracino di Otranto; Lucia Rainò di Lecce; Costantina Sanghez De Luna di Novoli; Maria Marzia Dimastrogiovanni di Leverano; Maurizio Vetere di Nardò; Paolo Rollo, leccese; Pierantonio Cicirillo, leccese; Fabrizio Natale, leccese; Francesco Cavallo di San Cesario di Lecce; Giovanni De Matteis di Gallipoli; Pierfilippo Centonze di Novoli; Marco Centonze di Carmiano; Maria Carmela Picciolo di Gallipoli; Salvatore Fiorentino, leccese; Marco Bolognini, di Cellino San Marco; Biagio Solazzo, leccese; Vincenzo Specchia, di Galatina.

Nel collegio difensivo ci sono gli avvocati: Francesca Conte, Francesco Spagnolo, Francesco Calabro, Luigi Rella, Viola Messa, Stefano De Francesco, Anna Grazia Maraschio, Francesco Vergine, Andrea Conte, Francesco De Iaco, Cesare Del Cuore, Andrea Sambati, Giuseppe Romano, Carlo Sariconi, Paolo Spalluto, Francesco Galluccio Mezio.

A Brindisi lo sportello antiracket avrebbe dovuto avere sede in via Carmine, ma in tre anni sarebbero stati ascoltati appena undici utenti a fronte dei tre al mese che la donna indicava nei report per ottenere i fondi. Né ci sarebbero stati incontri con imprenditori, sacerdoti e rappresentanti delle forze dell’ordine. Fonti di prova le immagini registrare da telecamere nascoste all’interno della sede dell’ufficio di Lecce e la mole di documenti acquisita anche nelle ripartizioni dei comuni di Brindisi, Lecce e Taranto.



 

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