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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Cronaca San Pietro Vernotico

"Truffa da 39mila euro ai danni di Poste Italiane": assolto per non aver commesso i fatti

Protagonista un uomo di San Pietro Vernotico. Secondo l’accusa, che aveva chiesto la condanna alla pena di 9 mesi di reclusione, l’uomo avrebbe tentato di incassare un vaglia postale dell’importo di 39mila euro, mediante raggiri ed artifizi

SAN PIETRO VERNOTICO - Si è concluso ieri, lunedì 3 luglio, con una sentenza di assoluzione “per non aver commesso i fatti” il processo a carico del sampietrano R.A. imputato di aver tentato una articolata truffa ai danni di Poste Italiane Spa, mediante falsità materiale e sostituzione di persona, il 26 gennaio 2018 presso l’ufficio postale di Brindisi. 

Secondo l’accusa, che aveva chiesto la condanna alla pena di 9 mesi di reclusione, l’uomo avrebbe tentato di incassare un vaglia postale dell’importo di 39mila euro, mediante raggiri ed artifizi consistiti dapprima nel formare falsamente il predetto vaglia, apponendovi luogo e data di emissione ed intestandolo ad un sedicente beneficiario residente ad Olbia e successivamente, nel presentarlo allo sportello dell’ufficio postale unitamente ad una carta di identità, anch’essa falsa, riportante la propria effige fotografica ed i dati anagrafici del sedicente beneficiario medesimo.  La truffa non era andata a buon fine solo per via dell’intervento dell’allora direttrice dell’ufficio postale di Brindisi che aveva notato la falsità sia del titolo che dei documenti costringendo il soggetto a dileguarsi lasciando allo sportello lo stesso titolo fasullo.

Furono subito avviate le indagini tese all’identificazione di quella persona. Le riprese del circuito di sorveglianza dell’ufficio postale non diedero i frutti sperati perchè l’individuo non fu riconosciuto. La questura di Brindisi eseguì i dovuti accertamenti sul nominativo del terzo soggetto coinvolto, tale C.E., al quale l’intestatario del titolo avrebbe dovuto bonificare l’intera somma, una volta incassata, accertando che quest’ultimo, appena 8 giorni prima, era stato coinvolto in un analogo tentativo di truffa presso l’Ufficio Postale di San Pietro V.co al quale avrebbe partecipato anche il sampietrano A.R. (poi effettivamente tratto a giudizio per detto ulteriore episodio). I poliziotti, quindi, confrontando la foto riportata sulla carta di identità falsa intestata a V.V. con la foto segnaletica di A.R.  giunsero alla conclusione che si trattava della stessa persona.

Nel corso del processo celebratosi con il rito ordinario presso il Tribunale di Brindisi, dinanzi al Giudice dott.ssa Lopane, l’imputato A.R., difeso dall’avvocato Alessandro Paladini, “ha contestato l’attendibilità del riconoscimento così come eseguito dalla P.G. - effettuato tramite il confronto “visivo” delle due foto e quindi basato su una mera percezione sensoriale da cui, secondo l’operatore, emergeva la coincidenza di ‘quasi tutti i tratti somatici’ e non già attraverso un accertamento biometrico o una comparazione spettrometrica che avrebbe fugato ogni dubbio – e, producendo una serie di atti dell’altro procedimento penale a suo carico, ha altresì fornito piena prova della estraneità rispetto a quanto contestatogli nel capo di imputazione, ottenendo pertanto una sentenza di assoluzione piena ‘per non aver commesso i fatti’”. Spiega l’avvocato Paladini. L’uomo, in Posta a Brindisi, quel giorno non ci era stato. 

“L’episodio contestato ad A.R. si inserisce in un ampio filone di truffe commesse nello stesso periodo su tutto il territorio nazionale con le medesime modalità: a fronte della regolare emissione, richiesta a Poste Italiane, di un vaglia circolare, lo stesso veniva ritirato dal soggetto richiedente e da egli non ancora incassato/negoziato ma, al momento di concretizzare l’accredito emergeva che un altro titolo (clonato) avente gli estremi di quello negoziato, risultava già estinto con pagamento diretto presso un Ufficio postale”.    

     

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