Cronaca Via Primo Longobardo

Truffa immobiliare da oltre 500mila euro: assolti tre imprenditori

Si è concluso con una sentenza di assoluzione un processo per una truffa nel ramo immobiliare che vedeva coinvolti tre brindisini: Pietro Bevacqua, 54 anni, difeso dall'avvocato Oreste Nastari; Maurizio Perrone, 51 anni, e Francesco My, 62 anni, difesi entrambi da Luca Leoci. Questi vennero rinviati a giudizio nel maggio del 2012

BRINDISI – Si è concluso con una sentenza di assoluzione un processo per una truffa nel ramo immobiliare che vedeva coinvolti tre brindisini: Pietro Bevacqua, 54 anni, difeso dall’avvocato Oreste Nastari; Maurizio Perrone, 51 anni, e Francesco My, 62 anni, difesi entrambi da Luca Leoci. Questi vennero rinviati a giudizio nel maggio del 2012 con l’accusa di aver architettato, fra il giugno del 2007 e l’aprile del 2009,  un ingegnoso raggiro riguardante l’acquisto di un compendio immobiliare di 500 metri quadri situato in via Longobardo, a Brindisi. 

Secondo il teorema accusatorio sostenuto dal pm Pierpaolo Montinaro, al centro della truffa c’era la società “Casa Tua”, di cui Perrone era presidente e socio, mentre My e Bevacqua rivestivano le sole cariche di soci. 

Gli imprenditori, dunque, avrebbero acquistato la proprietà di via Longobardo, del valore di 500mila euro, oltre alla somma di 130mila euro in assegni bancari, versando ai venditori solo la somma di 250mila euro in contanti. Per raggiungere questo obiettivo, avrebbero fatto ricorso a una serie di raggiri. 

Quali? La stipula fra le parti di un’opzione con la quale la proprietaria dell’immobile avrebbe offerto a Perrone l’opzione di vendita del suolo edificatorio di via Longobardi, dietro corrispettivo di 250mila euro, oltre alla cessione di due appartamenti di proprietà della stessa società acquirente, mentre invece, secondo l’accusa, appartenevano a terzi; la stipula di un preliminare di permuta, con possesso immediato, sempre fra le stesse parti, con la quale la proprietaria prometteva la vendita di un immobile di 555 metri quadri, situato sempre in via Longobardo, al prezzo di 250mila euro, oltre alla vendita di due appartamenti e un box auto. 

Inoltre agli atti è finita un’appendice di preliminare dalla quale emergeva che Perrone aveva versato alla proprietaria la somma di 120mila euro e che la residua parte di 130mila euro sarebbe stata compensata con la permuta di un terzo appartamento di 80 metri quadri, facente parte della cooperativa San Giorgio. Ma il complesso immobiliare in questione sarebbe stato venduto, così come promesso, per 250mila euro, senza che la cessione dei tre appartamenti della cooperativa San Giorgio avvenisse. 

La truffa, secondo l’accusa, sarebbe stata aggravata dall’aver causato alle parti offese un danno di rilevante quantità. Ma nel corso del processo, i legali hanno dimostrato che la procedura di acquisto della proprietà era regolare e che quello che pretendeva la parte offesa (costituitasi parte civile) era infondato, in quanto si basava sul contratto preliminare firmato anni prima che l’affare si concretizzasse.

Oggi (15 giugno) è arrivata la sentenza di assoluzione, firmata dal giudice Colombo. Si era concluso con un’assoluzione anche un altro processo che riguardava gli stessi imputati, per una vicenda analoga,  attinente la sfera immobiliare. 

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