Truffe per 100mila euro, in carcere un imprenditore ostunese

Dopo la condanna a sei anni e cinque mesi di reclusione: raggirò molti commercianti e industriali locali con assegni scoperti

OSTUNI - Gli agenti del commissariato di pubblica sicurezza di Ostuni, diretti dal commissario Andrea Toraldo, ieri pomeriggio (martedì 22 settembre) hanno arrestato l'imprenditore ostunese 49enne Francesco Susco, in esecuzione dell’ordine di carcerazione emesso dalla procura di Brindisi. Susco deve espiare il residuo di una pena di sei anni e cinque mesi di reclusione per associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di alcune truffe perpetrare ai danni di commercianti e imprenditori locali e delle province limitrofe a quella di Brindisi. 

L’attività investigativa svolta dal personale del commissariato di Ostuni venne avviata nel mese di maggio 2009, dopo che un imprenditore barese, titolare di una ditta di termo-idraulica, denunciò di essere stato vittima di una truffa architettata da Susco e da alcuni complici, i quali si procurarono un ingiusto profitto, facendosi consegnare una fornitura di 34 condizionatori di varia potenza e una caldaia, pagando la merce alla vittima con un assegno bancario di oltre 16mila euro che risultò poi senza copertura. Il pagamento avvenne anche tramite una rimessa bancaria, a trenta giorni, per un ammontare di oltre 10mila euro, rimessa mai pagata. 

Le indagini immediatamente avviate consentirono di smascherare nel giro di alcuni mesi l’intero sodalizio che, in particolare, aveva dato vita ad alcune imprese individuali denominate “Edil Sud”- “Edil Progress” (intestate a prestanome), per mezzo delle quali l'imprenditore Susco e i complici riuscirono a truffare in maniera seriale 15 imprenditori e commercianti di materiali edili e di termo-idraulica, facendosi consegnare in più occasioni merci per un valore superiore a 100mila euro. 

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I pagamenti delle molteplici forniture truffate vennero effettuati alle ignare vittime mediante la consegna di numerosi assegni bancari, derivanti da conti correnti accesi presso istituti di credito locali e dei paesi limitrofi, che alla scadenza dei titoli risultavano privi di fondi. Nel corso delle indagini vennero ricevute numerose denunce-querele rese dalle vittime del sodalizio, tra le quali anche quelle di alcuni autotrasportatori impiegati nei vari movimenti delle merci e dei materiali edili. Inoltre vennero sentiti anche numerosi testimoni che con le loro dichiarazioni contribuirono alla ricostruzione dei fatti, consentendo alla polizia giudiziaria del commissariato di di Ostuni, a conclusione di una complessa indagine, di chiudere il cerchio intorno a Susco e ai suoi complici.

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