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Truffe milionarie: nei guai una insospettabile professionista

Alle cause pare preferisse gli affari. Figura anche una insospettabile professionista una avvocatessa, tra i componenti di una presunta banda dedita alle frodi in danno di facoltosi immobiliaristi e basate su affari tra i 15 e i 20 milioni di euro.

 Alle cause pare preferisse gli affari. Figura anche una insospettabile professionista, una avvocatessa della provincia di Brindisi, tra i componenti di una presunta banda dedita alle frodi in danno di facoltosi immobiliaristi e basate su affari tra i 15 e i 20 milioni di euro.  La Gdf di Firenze ha eseguito quattro arresti, due fermi di polizia giudiziaria, un denunciato. A carico dell’avvocatessa il gip ha disposto gli arresti domiciliari. Le accuse, a vario titolo, spaziano dall’associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, allo spaccio di monete false, uso di falsi documenti d’identità e sostituzione di persona.

Secondo gli inquirenti, gli indagati si fingevano intermediari di una grande società immobiliare svizzera che a loro dire voleva rimanere anonima; trattavano per l’acquisto di lussuose proprietà quindi, al momento della consegna di un primo anticipo, sottraevano al truffato i soldi chiesti a nero per i membri del consiglio di amministrazione della finta società come compenso per aver praticato condizioni di favore. Queste, in sintesi, le maxi-truffe milionarie scoperte dalla Guardia di Finanza di Firenze con l’operazione «Ocean’s Seven». L’indagine avrebbe mosso i suoi primi passi nel 2008 quando un imprenditore fiorentino ha denunciato un inganno costatogli 800.000 euro.

I quella circostanza le Fiamme gialle hanno ricostruito che sarebbe stato contattato da uno dei due collanti dell’organizzazione - Massimo Zorzoli, 55 anni mediatore immobiliare di Pavia e Andrea Grasso, 63 anni di Roma entrambi sottoposti a fermo di polizia giudiziaria - i quali avrebbero poi introdotto il capo, Andrea Baioni, 61 anni, romano, nella finta trattativa per l’acquisto di un immobile del valore di circa 20 milioni di euro. Secondo le Fiamme gialle, Baioni, che usava spacciarsi per un fantomatico ingegnere, avrebbe condotto l’operazione accompagnato da un legale, l'avvocatessa della provincia di Brindisi, appunto, finita ai domiciliari.

Per i telefoni la banda usava diverse sim card procurate da Francesco Giuseppe Albanese, 61 anni di Solofra (Avellino). La trattativa sarebbe durata diversi mesi e culminata nella consegna di una somma di denaro, vicino al milione di euro, da parte del venditore. Alla consegna dei soldi, tutti in banconote da 500 euro, sarebbe entrato in azione Renato Di Leo, 50 anni, che avrebbe provveduto con destrezza a sostituire la valigetta con i soldi veri con una piena di banconote fotocopiate tirata fuori al momento giusto approfittando di una distrazione della vittima della truffa. A quel punto i due membri della banda, appigliandosi a un pretesto, avrebbero sospeso la trattativa, fuggendo di fatto con i soldi veri. Secondo le Fiamme gialle, la banda stava preparando altri colpi a Livorno, Asti, Santa Margherita Ligure, Genova. A tradirli, una vecchia sim card, già utilizzata in una precedente truffa. 

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