Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Delitto Tuturano: almeno nove i colpi sparati. Sotto la lente lo stato di salute delle aziende

Almeno nove i colpi sparati secondo gli investigatori. L'autopsia darà conferma, ma sembrerebbe a giudicare dalle lesioni che oltre ai tre proiettili cal.7.65, sia stato scaricato contro Gerardo Vero, imprenditore 74enne

BRINDISI - Almeno nove i colpi sparati secondo gli investigatori. L’autopsia darà conferma, ma sembrerebbe a giudicare dalle lesioni che oltre ai tre proiettili cal.7.65, sia stato scaricato contro Gerardo Vero, l’imprenditore 74enne che è morto poi in ospedale, un intero tamburo di un revolver. Si tratta di una pistola che non rilascia i bossoli, come è noto, che difatti non sono stati trovati dagli agenti neppure durante il secondo sopralluogo eseguito ieri pomeriggio (8 dicembre) nella villetta di via delle Pesche.

Stamani (9 dicembre) alle 12.30 è fissato il conferimento incarico del pm Luca Buccheri per l’esame autoptico al medico legale Antonio Carusi: giovedì prossimo l’esecuzione che fornirà un responso certo non solo sulle cause del decesso, che stando al referto sarebbe riconducibile a uno choc emorragico, ma anche sul  numero esatto di colpi indirizzati alle gambe di Vero che era disteso sul letto e stava guardando la tv.

Una volta arrivato in ospedale l’uomo era cosciente e non sembrava versare in gravi condizioni. Il suo stato di salute è peggiorato all’improvviso, complice forse l’età avanzata oltre che il quantitativo di lesioni procurate da persone ancora ignote. Gli agenti della Squadra mobile, diretti dal vicequestore Alberto Somma, ci stanno lavorando sodo. Viene ritenuta credibile la versione fornita dal figlio, Giuseppe Vero, 35 anni, che era in casa in un’altra stanza e che è intervenuto solo in un secondo momento, dopo aver udito un trambusto sospetto, per soccorrere il padre e chiamare i soccorsi.

Due persone almeno sarebbero entrate nell’abitazione che, nonostante le inferriate pesanti, era accessibile dall’esterno attraverso l’ingresso non ancora chiuso. In casa non c’era la moglie della vittima che presta servizio come badante in casa di privati e che solitamente trascorre la notte fuori. Alle 21 qualcuno sarebbe andato fin nella stanza da letto di Vero (sapendo di trovare la porta aperta e soprattutto come raggiungere il luogo in cui il costruttore stava riposando) per mirare alle gambe. Non volevano uccidere, ma probabilmente, tenuto conto anche delle condizioni di salute della persona presa a bersaglio, non hanno escluso che il ferimento potesse tramutarsi in un omicidio.

Gerardo Vero-2Così è stato. Sul movente, tenuto conto che il delitto è avvenuto a Tuturano, come si è già detto piccola frazione che però in chiave Scu ha valore di capoluogo di provincia, si sta cercando di approfondire diversi elementi: potrebbe avere un ruolo nella vicenda lo stato di estrema difficoltà economica delle aziende di famiglia. Lontani i fasti degli anni Ottanta e Novanta, quando fioccavano gli appalti, tra cui quello per la realizzazione delle case di via Rossini, a Tuturano, finite poi al centro di un grosso giro di mazzette di cui si sono occupati l’inchiesta prima e il processo poi sulla tangentopoli brindisina, le imprese di famiglia non se la passano granché bene. Sull’orlo del fallimento, come documentato anche qualche mese fa dal magistrato di sorveglianza che concesse la semilibertà al figlio di Gerardo Vero, condannato per omesso versamento iva, proprio perché potesse occuparsi delle società e scongiurare il default.

Lo stato di salute delle aziende è elemento non di poco conto nell’analisi della situazione complessiva e del contesto in cui è maturato l’omicidio. La questione finanziaria potrebbe aver giocato un ruolo determinante nei rapporti di Vero con le persone che, sentendosi di casa, hanno fatto irruzione nella villetta.

Se è proprio così saranno le indagini, che procedono spedite, a chiarirlo. Per il momento si parte dalla dinamica dei fatti e dall’autopsia che saprà far emergere con maggiore precisione quali e quante, oltre alla calibro 7.65 i cui bossoli sono stati sequestrati, sono le armi fatte tuonare. 

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