Uccise e bruciò creditore: ora 24 anni

VILLA CASTELLI - Nella serata di ieri, i carabinieri della stazione di Villa Castelli hanno tratto in arresto, in esecuzione di ordine di carcerazione emesso dal Tribunale di Taranto, Giuseppe Esposito, 40enne del luogo, che deve espiare la pena definitiva di anni 24 di reclusione per omicidio e distruzione di cadavere a mezzo incendio e detenzione e porto illegale di armi. Un altro anno di condanna è coperto dalla carcerazione preventiva dal giorno del primo arresto alla remissione in libertà dello stesso Esposito a causa di un vizio di procedura.

Giuseppe Esposito parte per il carcere

VILLA CASTELLI - Nella serata di ieri, i carabinieri della stazione di Villa Castelli hanno tratto in arresto, in esecuzione di ordine di carcerazione emesso dal Tribunale di Taranto, Giuseppe Esposito, 40enne del luogo, che deve espiare la pena definitiva di anni 24 di reclusione per omicidio e distruzione di cadavere a mezzo incendio e detenzione e porto illegale di armi. Un altro anno di condanna è coperto dalla carcerazione preventiva dal giorno del primo arresto alla remissione in libertà dello stesso Esposito a causa di un vizio di procedura.

La Corte di Assise d’Appello di Taranto il 4 giugno 2010 aveva confermato la condanna a 25 anni di reclusione nei confronti di Giuseppe Esposito, 37 anni, di Villa Castelli (Brindisi), e di Salvatore Castiglione, 43 anni, di Crotone,  quali esecutori materiali dell’omicidio di Salvatore Varone, 44 anni, imprenditore ortofrutticolo di Melicuccà (Reggio Calabria) ucciso il 18 novembre 2006 nelle campagne tra Grottaglie e Montemesola (Taranto). Anche in primo grado, infatti, i due imputati, accusati dell’omicidio sulla base dell’intercettazioni ambientali effettuate nel carcere dove erano rinchiusi, erano stati condannati a venticinque anni ciascuno di carcere.

Secondo l’accusa, Esposito avrebbe organizzato l’agguato per non pagare un debito di 23mila euro legato all’acquisto di una partita di mandarini. Varone fu ucciso con un colpo di pistola alla testa e poi rinchiuso nel bagagliaio della sua auto, incendiata infine abbandonata in prossimità di un canalone. La Corte di Assise d’appello ha confermato anche la condanna a tre anni di reclusione ciascuno per altri tre imputati accusati di favoreggiamento personale. L’azienda a Melicuccà all’epoca era portata avanti dai tre fratelli Varone. Uno si occupava del mercato, l’altro della gestione del trasporto merci e il terzo della sede di Milano.

A far da garante per la partita di frutta ritirata da questo piccolo commerciante di Villa Castelli era stato Castiglione. Da calabrese, si era intromesso nella trattativa. E successivamente, quando Esposito non intese pagare, si intromise nell’omicidio. Ed è sempre lui che, mentre si trovava rinchiuso in carcere, tirò fuori il discorso con un altro detenuto che gli investigatori intercettarono. Parlò dell’omicidio di Varone, del suo ruolo, del cadavere bruciato.

La posizione di Castiglione sino a quel momento era stata un tantino dubbia perché apparentemente non aveva un motivo per commettere l’omicidio, al contrario di Esposito che non aveva pagato il debito e il giorno precedente il ritrovamento del cadavere dell’imprenditore, si era incontrato con la vittima. Esposito due mesi prima aveva avuto un alterco con Varone e quest’ultimo lo aveva denunciato per truffa.

Esposito venne arrestato il 15 febbraio del 2007. “Mi sono incontrato con Varone a casa mia – dichiarò al pubblico ministero Ida Perrone, sostenendo che c’erano anche sua moglie e un amico -. Gli ho dato un anticipo di 5mila euro, ha bevuto una grappa ed è andato via”. Quindi aggiunse: “Prima di andare via ha ricevuto una telefonata”. La telefonata in effetti Varone l’aveva ricevuta e chi gliela aveva fatta riferì al magistrato che il grossista era molto spaventato.

Castiglione finì in carcere il 18 dicembre successivo. Lo stesso giorno in cui Esposito venne scarcerato perché il suo difensore, l’avvocato Cosimo Deleonardis aveva individuato un vizio procedurale che consentì di annullare la richiesta di rinvio a giudizio (Varone, sebbene ne avesse fatto richiesta, non era stato interrogato dopo la chiusura delle indagini) e il giudice non concesse la proroga dei termini della custodia cautelare. Ora la libertà di Giuseppe Esposito resterà sospesa per un lungo periodo.

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