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Rapina nella gioielleria Ipercoop: udienza preliminare per quattro brindisini

Notificati gli avvisi: per la Procura Cristian Ferrari, Francesco Colaci, Antonio Di Lena e Angelo Sinisi autori del colpo del 3 dicembre 2014. Fonti di prova: Dna ed intercettazioni dopo l'omicidio Tedesco. "Compa' siamo in bocca a tutta Brindisi". Mai identificato l'autista del gruppo

BRINDISI – Ci sono anche intercettazioni ambientali autorizzate nel periodo delle indagini per l’omicidio di Cosimo Tedesco, nell’inchiesta sul colpo da cento mila euro nella gioielleria Follie d’oro dell’Ipercoop: la Procura chiede il processo per Cristian Ferrari, 23 anni; Francesco Colaci, stessa età; Antonio Di Lena, 29 anni; e Angelo Sinisi, coetaneo, tutti di Brindisi.

Antonio Di Lena-3SINISI Angelo, classe 1987-2-2-2L’udienza preliminare è stata fissata davanti al gup del Tribunale di Brindisi Stefania De Angelis. Gli avvisi sono stati notificati ai difensori Mauro Durante, Ladislao Massari e Laura Beltrami, i quali in quella sede potranno chiedere l’ammissione al rito abbreviato puntando ad ottenere la riduzione della pena di un terzo, in caso di condanna.

Il colpo venne consumato la mattina del 3 dicembre 2014 in meno di due minuti, tutto registrato dalle telecamere della gioielleria. Gli imputati sono stati arrestati l’11 maggio scorso e sono ancora in carcere, ad eccezione di Colaci che è stato rimesso in libertà dal Riesame in seguito alla nuova ordinanza di arresto ottenuta dal pubblico ministero Milto Stefano De Nozza dopo la scarcerazione disposta perché le motivazioni del primo ricorso al Tribunale di Lecce non vennero depositate per tempo. Questione tecnica, quindi, che non attiene ai gravi indizi di colpevolezza legati innanzitutto al Dna.

Ferrari e Colaci sono stati identificati dal profilo genetico ricavato da tracce lasciate sui guanti trovati nell’auto usata per il colpo, una Giulietta Alfa Romeo rubata a Carovigno: gli agenti della scientifica hanno isolato alcune impronte. Per Ferrari ci sono anche tracce di sangue su frammenti di vetro delle couvette trovati sia all’interno della gioielleria che su un porta-preziosi lasciato accanto allo sportello dell’auto, probabilmente nella fuga. Sul conto di Angelo Sinisi e Antonio Di Lena pesa il contenuto di alcune intercettazioni ambientali disposte nell’inchiesta sull’omicidio di Cosimo Tedesco, morto in ospedale per le ferite riportate dopo la sparatoria del primo novembre 2014 in piazza Raffaello, rione Sant’Elia.

La sparatoria avvenne la mattina successiva alla festa di Halloween durante la quale ci fu uno screzio tra genitori perché un bimbo di tre anni aveva toccato, secondo alcuni, un neonato con le manine sporche. Questo almeno è il movente (futili motivi)  alla base dell’omicidio per il quale sono stati condannati all’ergastolo, in primo grado con rito abbreviato, Andrea Romano, 29, Alessandro Polito, 31, e Francesco Coffa, 34, tutti di Brindisi. Gli inquirenti avevano il sospetto che potessero essere coinvolte due famiglie, quella di Alessandro Coffa e quella di Andrea Romano. Da qui la richiesta di ascoltare le conversazioni tanto nelle auto, quanto nelle abitazioni e sono stati ascoltati  Alessandro Coffa (estraneo alla rapina), Angelo Sinisi e Antonio Di Lena, convocati dal primo nella sua casa a Sant’Elia, piazza Raffaello, “su ordine di Andrea Romano che in quel periodo era latitante al pari di Alessandro Polito, cognato di Francesco Coffa”.

COLACI Francesco, classe 1993-2-2-2ferrari cristian-2Nel fascicolo sulla rapina c’è anche la seguente conversazione: “Compa’ adesso tutta Brindisi lo sa, è un casino, per bocca di quei due mocciosi scemi: non devono parlare, è stato un errore fare quella rapina con tutta la questura addosso per quella cosa di Alessandro e Andrea. Vi scannano, non ne sapevano niente e vogliono i soldi per la mancanza di rispetto. Il pensiero bisogna darlo”.

Era un momento particolare per la criminalità brindisina, secondo quanto evidenziato dal gip, perché “Romano e Polito poco avevano gradito un’azione criminale così efferata come quella dell’assalto armato nella gioielleria che aveva avuto come unico effetto quello di stringere le maglie del controllo ad opera delle forze di polizie”. L’11 dicembre 2014 Alessandro Coffa chiama a raccolta i ragazzi per rimproverare il gruppo della rapina e per il pm e il gip è questa la conversazione che vale più di un indizio, praticamente una prova, tanto da definire “granitico il quadro a carico degli indagati”: Coffa “riteneva di redarguirli per aver posto in essere l’azione nel periodo di latitanza dei due ricercati per omicidio, senza neppure una preventiva comunicazione a Romano”.

Dal canto loro, Sinisi e Di Lena si giustificano sostenendo che “i due latitanti non fossero più a Brindisi”, perché c’era chi sosteneva che fossero in Francia o comunque lontano da casa, e aggiungendo che quella gioielleria non fosse sotto la protezione di nessuno. In altri termini, non avevano pestato i piedi ad altri, né tanto meno avevano mancato di rispetto i grandi. A quell’incontro non si presentano né  Francesco Colaci e né Christian Ferrari che verranno riconvocati il 16 dicembre da Sinisi per affrontare il discorso sulla “somma di tremila euro da consegnare ai latitanti, come compenso per i danni provocati dalla rapina commessa”. Somma che Sinisi avrebbe consegnato a Coffa, per girarla al solo Romano, niente invece sarebbe stato dato a Polito, arrabbiatosi di nuovo al punto da scrivere una lettera a Colaci.

Non è mai stato identificato un quinto ragazzo ritenuto componente del gruppo, il quale avrebbe avuto il ruolo di autista alla guida della Giulietta Alfa Romeo. Non è stato trovato neppure il bottino, di valore pari ad almeno centomila euro, nonostante le perquisizioni subito dopo la rapina.

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