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Allerta terrorismo: controlli serrati anche nel porto di Brindisi

Più viva che mai la minaccia proveniente dai Balcani. Circa 1600 persone sono state controllate solo nel corso di questa settimana. Il dirigente Mario Marcone: "Monitoriamo attentamente i passeggeri provenienti sia dalla Grecia che dall'Albania"

BRINDISI – Il porto di Brindisi, come noto, è da tempo in prima linea nell'attività di prevenzione della minaccia terroristica che arriva dai Balcani (insidia più attuale che mai, se si considera che proprio stamani ad Oberhausen le autorità tedesche hanno arrestato due fratelli kosovari di 28 e 31 anni con l’accusa di pianificare un attacco a uno dei più grandi centri commerciali della Germania). Dopo l’attentato nel mercato natalizio di Berlino seguito da una caccia all’uomo terminata stamani a Milano con l’uccisione dello stragista, il tunisino Anis Amri, le misure di sicurezza, già elevate, sono state ulteriormente intensificate dagli uomini dalla polizia di frontiera al comando del vicequestore Mario Marcone, sulla base delle decisioni prese nel corso del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza svoltosi in settimana presso la prefettura di Brindisi. 

I controlli sui passeggeri e sulle merci provenienti sia dalla Grecia che dall’area extra Schengen si sono fatti ancora più stringenti, grazie all’impiego di un maggior numero di agenti. Basti pensare che solo questa settimana, segnata dal consueto aumento di passeggeri del periodo natalizio, sono stati sottoposti a controllo ben 1600 individui. “Stiamo facendo – spiega a BrindisiReport il vicequestore Marcone - una attenta valutazione degli indicatori che ci vengono forniti dal dipartimento di pubblica sicurezza, in base ai quali capire come poter riconoscere un’eventuale ostilità”. Fra gli indicatori di riferimento ci sono l’età, l’area di provenienza, la presenza di due o più uomini che si accompagnano insieme e altro ancora. Ma a fare la differenza è soprattutto l’esperienza del personale operante.

“Quello che conta veramente – ammette Marcone – è l’esperienza maturata dagli operatori. Fra i nostri uomini ce ne sono alcuni in servizioMario Marcone, dirigente della Polmare-2 a Brindisi da 20 anni. Questo è l’aspetto predominante”. Da un mese, fra l’altro, la polizia di frontiera non è più supportata dall’Esercito, se si considera che i militari del 21esimo Reggimento “Trieste”, inviati a Brindisi nel novembre 2015 dopo l’attentato al Bataclan di Parigi, sono stati ricollocati altrove nell’ambito del piano di ridistribuzione delle forze armate deciso dal ministero a seguito di un’escalation di episodi di violenza registrata a Milano.

Si continuerà a fare affidamento, invece, sul preziosissimo ausilio fornito dagli artificieri delle unità cinofile e dai tiratori scelti. “La professionalità di questi uomini e la loro specificità – spiega Marcone - dà quell’aiuto in più in termini di sicurezza e in termini di intervento. I tiratori scelti hanno una capacità di osservazione particolare, grazie all’impiego di strumenti appositi che aiutano le risorse a terra nell’eventuale individuazione di insidie. Non bisogna immaginarseli semplicemente appollaiati sul tetto con un fucile di precisione”.

La polizia monitora attentamente sia l’area comunitaria che la zona extra Schengen. Questa, però, è soggetta a controlli ancor più capillari, in quanto i passeggeri che vi transitano devono essere muniti di passaporto, devono avere idonei mezzi di sussistenza e devono fornire indicazioni sulle ragioni del loro viaggio. “Anche le persone provenienti dalla Grecia – spiega Marcone – sono sottoposte ad accurati dispositivi di sicurezza, ma ciò non significa che vengano scrupolosamente controllate una ad una, poiché questo comporterebbe una violazione del codice delle frontiere Schengen. Più che altro si fa un’azione mirata di prevenzione volta al rintraccio di soggetti pericolosi”.

Tutto questo al costo di notevoli sacrifici da parte del personale diretto da Mario Marcone. “I miei uomini – ammette il dirigente - qualche restrizione l’hanno dovuta subire. Qualche panettone in meno in famiglia, qualche brindisi in meno ci sarà. Ma lo facciamo con il sorriso e con entusiasmo, perché crediamo al lavoro che facciamo”. 

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