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La lotta sulla torre del nastro trasportatore continua

La lotta sulla torre del nastro trasportatore continua

Ultime dalla torre: “Dimenticati”

BRINDISI - “Appena svegliato stamattina un pensiero batteva insistentemente nella mia mente. Mi chiedevo, ma se tutte le persone che possono concretamente far sì che ritorniamo a casa passassero una sola notte su un letto come questo”.

BRINDISI - "Appena svegliato stamattina - scrive su Facebook un altro lavoratore - un pensiero batteva insistentemente nella mia mente. Mi chiedevo, ma se tutte le persone che possono concretamente far sì che ritorniamo a casa passassero una sola notte su un letto come questo, io ora sarei a casa a giocare con la mia piccolina". La bimba di 'Roby', questa e' la firma apposta sulla pagina 'La protesta nastri Edipower' ha 11 anni e attende a casa che torni a casa il papà che invece, eroicamente, è a quaranta metri di altezza, su una torre del nastro trasportatore della centrale Brindisi Nord a combattere per salvare il proprio posto di lavoro e quindi anche il suo futuro. Per i libri di scuola, e chissà anche per pagarle l'università.

"Si stanno dimenticando di noi, ma noi restiamo qui". Oggi è il quindicesimo giorno di protesta per i quattro lavoratori della ditta Sogesa che si trovano su una torre del nastro trasportatore di carbone della centrale Edipower di Brindisi. Originariamente erano in sette ed erano saliti a quaranta metri di altezza dopo aver appreso che l'impresa alle cui dipendenze lavorano aveva avviato le procedure per la cassa integrazione. "Non molliamo, anche se non è facile. Stiamo ancora aspettando risposte", spiega al telefono uno di loro.

La protesta è iniziata il 2 aprile scorso , inizialmente c'erano altri tre colleghi che pero' hanno accusato malori e sono stati costretti a scendere per sottoporsi alle cure mediche del caso. Attualmente non v'è ancora alcuna garanzia per il futuro degli operai della ditta, sono in tutto 24, che si occupa delle pulizie industriali all'interno dell'impianto per via di un appalto i cui termini scadranno il 30 aprile.

Le voci sono tremanti. C'è chi non riesce neanche più a scandire bene le parole per la stanchezza e per la demoralizzazione che iniziano a prevalere sul resto. I 4 lavoratori sono di fatto 'prigionieri' . Possono scendere a terra e utilizzare un bagno, anche per una doccia. Non hanno naturalmente altro strumento di comunicazione con il mondo esterno che un tablet e il cellulare. Trascorrono le loro giornate lì: "A guardare Brindisi e il panorama della città, la nostra bella città". E se anche l'impresa sta divenendo sempre più faticosa, non intendono mollare. Vanno avanti, aspettano risposte. Per il momento ottengono rinvii, oltre a una buona dose di indifferenza anche da chi - dicono - potrebbe mobilitarsi e invece non lo fa.

In serata intanto l'amministratore di Sogesa, Rosario Mazzarella, ha voluto precisare che l'ingresso in centrale ieri di mezzi di un'altra società da egli controllata, la Secom, che si occupa di smaltimento di rifiuti industriali, non voleva costituire alcuna provocazione nei confronti dei lavoratori Sogesa in lotta, ma era dovuta esclusivamente ad adempimenti contrattuali con Edipower. Sogesa peraltro, dice Mazzarella, ha altri compiti (pulizie industriali e controllo del nastro trasportatore del carbone). Mazzarella aggiunge di non aver dimenticato i suoi dipendenti in lotta, ai quali esprime solidarietà, e essendogli stato sconsigliato di recarsi in visita, non manca tuttavia di informarsi delle loro condizioni attraverso alcuni colleghi degli operai impegnati nella protesta sul nastro.

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