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Un anno fa la tragedia del Norman Atlantic. La Marina: "Un caso di studio"

Ne morirono 11. In 18 risultano tutt’ora dispersi. Ma la tragedia del Norman Atlantic avrebbe avuto numeri ancora più consistenti se non fosse stato per il coraggio con cui i soccorritori sfidarono il mare in tempesta e il gelo, salvando 427 persone. Quest’oggi ricade il primo anniversario del naufragio verificatosi al largo delle coste greche e albanesi la notte fra il 27 e il 28 dicembre del 2014

BRINDISI – Ne morirono 11. In 18 risultano tutt’ora dispersi. Ma la tragedia del Norman Atlantic avrebbe avuto numeri ancora più consistenti se non fosse stato per il coraggio con cui i soccorritori sfidarono il mare in tempesta e il gelo, salvando 427 persone. Quest’oggi ricade il primo anniversario del naufragio verificatosi al largo delle coste greche e albanesi la notte fra il 27 e il 28 dicembre del 2014, quando si sviluppò un incendio nella stiva del traghetto della compagnia Anek Lines, partito dalla Grecia e diretto ad Ancona.

Dal porto di Brindisi salparono tre rimorchiatori della ditta Fratelli Barretta: il Tenax, l’Asmara il Marietta Barretta. A bordo di quest’ultimi due salirono anche due squadre di vigili del fuoco del comando provinciale di Brindisi (Marcello Licchello, Claudio Zippo, Antonio Falcone, Danilo Cafarella si imbarcarono sul Marietta Barretta; Lucio Lopez, Fernando Lanzillotti, Alessandro Morello e Fabio Lazzari diedero manforte La squadra dei vigili del fuoco imbarcata sull'Asmara-2all’equipaggio dell’Asmara).

I soccorritori si imbatterono in uno scenario apocalittico. Tutti i passeggeri erano ammassati sul ponte. Le lamiere incandescenti scioglievano le suole delle scarpe. L’imbarcazione era in balia dei flutti. Nonostante il mare in tempesta, i rimorchiatori riuscirono ad avvicinarsi al relitto. Al termine della giornata venne domato il grosso dell’incendio. Ma non finì lì. I rimorchiatori restarono accanto alla carcassa del Norman Atlantic per cinque giorni. Ne occorsero due per trasportare tutti i passeggeri a bordo della nave della Marina Militare San Giorgio grazie all’intervento degli elicotteristi del nucleo Sar. Ce ne vollero altri 3 per agganciare l'enorme carcassa galleggiante e trainarla verso il porto di Brindisi, dove restò per settimane (a destra, la squadra di vigili del fuoco imbarcata sull'Asmara).

Per i pompieri si trattò di un’esperienza molto provante. Quando salirono sui rimorchiatori sapevano di essere attesi da un intervento estremamente complesso, ma non si pensava che sarebbero rimasti così a lungo in mare. Non erano equipaggiati per una simile missione. Non avevano indumenti di ricambio. Non avevano attrezzature adeguate. Eppure restarono fino alla fine al fianco dei 18 marittimi dei rimorchiatori.

La gestione di quell’emergenza, “è diventato caso di studio – si legge in una nota diramata stamani dalla Marina Militare - per la sinergia, il coordinamento e la capacità operativa espressa dai mezzi intervenuti, in primo luogo la componente aerea e navale della Marina".

I passeggeri radunati a poppa della Norman Atlantic-2-2-2La Marina dedica un ricordo alla vicenda, ripercorrendone le fasi degli interventi. “La nave - ricorda la Marina - si trova nel Canale d'Otranto, a circa 30 miglia dalla costa italiana. Le condizioni meteorologiche nella zona sono estreme, mare in burrasca, con onde di 6 metri e venti fino a 40 nodi (75 km/h). La macchina dei soccorsi scatta immediatamente".

"Mentre gli elicotteri della Marina della base Aeromobili di Grottaglie prendono il volo per verificare la situazione sulla scena d'azione, quelli pesanti EH-101 della base di Catania si preparano al decollo per raggiungere l'area. Negli stessi istanti la nave anfibia San Giorgio, in porto a Brindisi, richiamato a bordo l'equipaggio, buona parte a casa per le festività, salpa immediatamente e dirige alla massima velocità verso il Norman Atlantic. Poco dopo partirà da Taranto anche il cacciatorpediniere Durand de La Penne".

"Punto di forza dell'imponente operazione di soccorso, la nave anfibia San Giorgio, sede del comando, coordinamento e controllo dell'attività. A bordo del San Giorgio si trova lo staff del 3° Gruppo Navale, al comando del contrammiraglio Pierpaolo Ribuffo. La nave anfibia naviga nelle immediate vicinanze del Norman Atlantic. Sul suo ponte di volo si susseguono senza sosta i decolli e gli appontaggi degli elicotteri EH-101, capaci di trasbordare fino a venti naufraghi alla volta, ininterrottamente, durante la notte e nonostante le condizioni meteorologiche estreme. Gli elicotteri svolgeranno complessivamente 149 ore di volo. Il trasbordo dei naufraghi dal traghetto termina alle 14.45 del 29 dicembre, quando inizia la fase successiva, con la presa a rimorchio della nave in fiamme, per il trasferimento nel porto di Brindisi".Le operazioni di soccorso alla Norman Atlantic-2

"Il successo dell'operazione - spiega la Marina Militare - è dipeso in gran parte dall'azione di due componenti fondamentali: quella aerea e quella navale, unitamente ai mezzi del corpo delle Capitanerie di Porto e dell'Aeronautica. Altro punto di forza il trasbordo sul traghetto, fin dalle fasi iniziali dell'intervento, tramite elicottero, di due aero soccorritori dell'Aeronautica, seguiti da un team di soccorso della Marina, con un pilota, un medico e un operatore sanitario. Ciò ha permesso di mantenere un contatto diretto, grazie a un telefono satellitare, una visione effettiva e tempestiva di quello che succedeva a bordo della nave in fiamme".

La procura di Bari aprì un’inchiesta sul naufragio tuttora in corso. Un incidente probatorio dovrà chiarire le cause del rogo, la gestione delle operazioni di soccorso e l’efficienza degli impianti del traghetto. I pm Ettore Cardinali e Federico Perrone Capano iscrissero 12 persone sul registro degli indagati (i due legali rappresentanti della società greca Anek, noleggiatrice del traghetto, un dipendente della stessa società Anek, il cosiddetto supercargo, addetto alle fasi di imbarco, l'armatore Carlo Visentini, il comandante Argilio Giacomazzi e sette componenti l'equipaggio) con le accuse di cooperazione colposa in naufragio, omicidio plurimo e lesioni nei confronti di centinaia di parti offese. Il prossimo 7 gennaio inizieranno le operazioni di “smussamento” dei ponti più interni del traghetto (il 3 e il 4), alla ricerca di ulteriori prove e forse anche di altri cadaveri. 

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