Cronaca

Audi blindata con lamiere per l’assalto al bancomat: indagini su 20 colpi

I retroscena dell'inchiesta in cui sono stati fermati e scarcerati quattro brindisini. Ci sono altri due ricercati: al vaglio esplosioni dal 2 gennaio allo scorso 25 settembre fra e Ancona, Macerata, Ascoli Piceno. Auto da 130mila euro con lamiere d'acciaio sugli schienali. Chiodi a tre punte sulle strade

BRINDISI – In trasferta nelle Marche con un’Audi blindata come ai tempi di Marlboro city, con rinforzi agli schienali costituiti da lamiere d’acciaio. Un’auto del valore di 130mila euro, veloce e a prova d’urto. Un’auto che non ha garantito la fuga a quattro brindisini ritenuti gli autori di una serie di colpi al bancomat con la tecnica dell’esplosione.

operazione Cashpoint 2-2Cosimo Iurlaro, 41 anni, di Brindisi; Omar Bianco, 27 anni, e Vincenzo Schiena, 38 anni,  di Mesagne e  Marco Santoro, anni, 25 anni, di  Ostuni, restano indagati dopo essere stati scarcerati con obbligo di dimora nei comuni di residenza,  dal gip nella giornata di ieri, con il sospetto di aver organizzato venti azioni ai danni degli sportelli di banche tra le provincie di Ancona, Macerata e Ascoli Piceno dal 2 gennaio sino al 25 settembre scorso, quando sono stati sorpresi dai carabinieri in un’abitazione di Porto Sant’Elpidio, a pochi chilometri da Fermo.

I retroscena dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Ancona  emergono all’indomani dell’udienza che ha restituito la libertà ai quattro, per i quali il pubblico ministero aveva chiesto la custodia cautelare in carcere ravvisando esigenze cautelari legate alla reiterazione del reato, in aggiunta al pericolo di fuga alla base del fermo eseguito dai militari, e ai gravi indizi costituiti dalle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza posto a protezione degli sportelli. Accuse mosse in relazione a due colpi, non riusciti, la notte del 25 settembre. I quattro sono difesi dagli avvocati Daniela d'Amuri e Pasquale Annicchiarico.

Ed è partendo da quei frammenti che gli inquirenti marchigiani sono convinti che il gruppo sia stato formato da altre due persone, brindisine anche loro tenuto conto della provenienza dei quattro, le quali avrebbe avuto compiti di supporto nelle azioni. Ad essere presi di mira, non solo bancomat, anche casse continue di distributori di carburanti e gioiellerie.

Dalla visione dei filmati, quindi, potrebbero emergere novità e non è affatto escluso che a breve ci sia una svolta nell’inchiesta partita dopo il furto del bancomat avvenuto il 2 gennaio scorso a Polverigi, comune in provincia di Ancona, con la tecnica dell’esplosione a mezzo di gas acetilene. In quella occasione venne presa di mira la banca Unicredit.

Colpo identico ad Osimo, località Padiglione,  il 9 aprile successivo, ai danni della Banca Popolare di Ancona. Gli episodi sono confluiti nello stesso fascicolo, assegnato al pm Ruggiero Dicuonzo, sotto la voce Cashpoint, arrivando a scoprire l’esistenza di una “base operativa che veniva utilizzata come “covo”, quasi sempre risultata un’abitazione affittata in nero nel comune di Porto Sant’Elpidio”.

In questi primi due episodi, la tecnica usata era quella dello  “sradicamento”:  in questo caso il commando era composto da più di 4-6 soggetti che si occupavano, con compiti ben assegnati, di rubare un veicolo industriale tipo escavatore che serviva per sventrare la banca (così come successo ad Osimo) e di conseguenza asportare materialmente il bancomat; rubare un autocarro utilizzato per il trasporto dell’Atm; rubare altresì’ delle auto vicino all’obiettivo da utilizzare come ostacolo per sbarrare la strada ai carabinieri che intervenivano (così come accaduto a Polverigi).

In altre azioni, è stata usata la tecnica dello “scoppio a mezzo deflagrazione” di una miscela di ossigeno e gas acetilene iniettata nello sportello erogatore delle banconote, utilizzando come innesco una scia di benzina e poi asportare le cassette con il denaro. Il gruppo agiva sempre in orario notturno, verso le ore 03:00/03:30 circa e nei giorni in cui gli istituti di credito provvedevano a ricaricare di denaro contante gli sportelli.

operazione Cashpoint 4-2In entrambi i casi, “il commando si assicurava la fuga anche attraverso i “chiodi a tre punte”, poi rinvenuti nell’autovettura utilizzata per la fuga, che venivano lanciati sulla strada per bloccare ogni tipo di inseguimento dei carabinieri”, hanno scritto i carabinieri nell’ultima informativa di reato.

“Per garantirsi la fuga dopo gli assalti veniva usata una potentissima Audi Rs6 di colore nero del valore commerciale di circa 130mila euro, con  targhe clonate, che poi veniva nascosta in garage preso in affitto in nero, sempre nel comune di Porto Sant’Elpidio”. Sembravano imprendibili.

La svolta è avvenuta lo scorso 25 settembre, quando è stato fatto  esplodere il bancomat della banca Carifermo di Villa Musone di Recanati, in provincia di Macerata a pochi passi tra i comuni di Loreto e Castelfidardo. Ma in questo caso, il gruppo non è riuscito ad asportare. Ci ha riprovato venti minuti dopo, attorno alle 3:50 quando, con la stessa tecnica, è stato preso di mira  il bancomat della banca Monte dei Paschi di Siena – filiale del comune di Monte Urano. Colpo senza risultato, anche in questo caso.

Quell’auto è stata notata e inseguita dai carabinieri che hanno deciso di aspettare che i quattro brindisini raggiungessero l’abitazione, prima di intervenire per sottoporli a fermo. Nel garage di pertinenza dell’abitazione sono stati trovati: bombole con ossigeno e acetilene, attrezzature da scasso, mefisti, guanti, giubbetto antiproiettile, fotocopie di documenti di terze persone per nascondere le loro generalità, chiodi a tre punte.

operazione Cashpoint 3-2I successivi accertamenti hanno permesso di scoprire che di l’Audi  aveva le targhe e telaio contraffatti ma non tali da nascondere la provenienza, in quanto i militari osimani accertavano che l’Audi è stata rubata a Porto San Giorgio il 28 giugno 2015, per poi essere  “trasportata a Brindisi per la blindatura dell’abitacolo con l’applicazione di lamiere in acciaio poste sugli schienali e poggiatesta dei sedili anteriori e posteriori, nonché del vano portabagagli”.

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