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“Un’indole ed una personalità inclini alla commissione di efferati reati"

L'ordinanza di custodia cautelare che descrive le indagini che hanno portato all'arresto di Paolo Guadadiello di Torchiarolo e Marco Maggio di Trepuzzi per detenzione di armi, evidenzia per i due soggetti "un'indole ed una personalità proclive alla commissione di efferati reati"

TORCHIAROLO – In carcere perché ritenuti altamente pericolosi, inclini a delinquere. L’ordinanza di custodia cautelare che descrive le indagini che hanno portato all’arresto di Paolo Guadadiello 29 anni (fotoa destra) di Torchiarolo e Marco Maggio 23 anni (foto a sinistra) di Trepuzzi per detenzione di armi, evidenzia per i due soggetti “un’indole ed una personalità proclive alla commissione di efferati e gravi delitti ai danni del patrimonio e delle persone”. E ancora “reati portati a compimento con l'uso di armi anche da guerra. Ed invero le modalità del fatto denotano una spiccata capacità a delinquere evidenziata dal particolare modus operandi e segnatamente dall'uso di armi da guerra, anche di fabbricazione estera, usate per la commissione di gravissimi illeciti come rapine e spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio del Nord Salento”. “Significativo della pericolosità dei soggetti a carico del quale si indaga è anche la programmazione e preparazione di rapine”.

Tutto è partito dal sequestro di un ingente quantitativo di armi e munizioni in un appartamento di Torchiarolo. A casa del 56enne GUADADIELLO Paolo, classe 1987-3Nicola Del Vecchio, ex artigiano, i carabinieri trovarono due borsoni pieni di pistole e fucili avvolti nel cellophane. Precisamente “Un fucile d'assalto semiautomatico marca Kalashnikov, modello "AK-47", privo di calciolo e relativo caricatore, una pistola semiautomatica marca "Pietro Beretta" modello 92 SB calibro 9 parabellum completa di caricatore con matricola abrasa, una pistola semiautomatica marca "Zavodi Crvena Zastava" calibro 9 con caricatore, munizioni da guerra consistenti in 205 cartucce calibro 7,62x39; armi comuni da sparo clandestine consistenti in una pistola semiautomatica calibro 7,62 con caricatore monofilare con matricola illeggibile recante la scritta "CCCP", una pistola semiautomatica calibro 7,65 completa di caricatore monofilare con matricola illeggibile recante la scritta "Rr-51 Police", una pistola semiautomatica marca "Mauser Werke A.G. Oberdorf A.N.", completa di caricatore”. L’uomo finì in manette ma immediatamente furono avviate le indagini per risalire ai reali “proprietari” di quell’arsenale. Fu subito accertato, infatti, che De Nicola le aveva ricevute per custodirle. Da quanto egli stesso racconta alla moglie in una conversazione in carcere gli erano state consegnate per essere poi ritirate il giorno successivo. Cosa che non è avvenuta.

MAGGIO Marco, classe 1990-3L’arrestato e i suoi famigliari (moglie e figli) sapevano della possibilità di essere ascoltati dai carabinieri sia durante i colloqui in carcere che durante le conversazioni telefoniche. In pochissime circostanze hanno fatto riferimento esplicito a Maggio e Guadadiello ma dalla ricostruzione fatta dai carabinieri è emerso che nonostante i tentativi di “depistaggio”, si parlava proprio di loro due. E se ne parlava spesso, specie perché dopo l’arresto di Del Vecchio per sua moglie sono iniziati i problemi economici. Non aveva i soldi per sostenere le spese mediche del marito, affetto da diverse patologie, e le spese legali. Non aveva un centesimo per nulla. Secondo la famiglia Del Vecchio l’aiuto economico doveva arrivare proprio da coloro che avevano messo nei guai il capofamiglia. In più circostanze, dettate dalla disperazione per la mancanza di denaro, la moglie rimprovera il marito per essersi cacciato in guai così grossi.  Entrambi sostenevano che chi doveva provvedere al loro sostentamento erano coloro che gli avevano consegnato l’arsenale.

“Nel corso delle indagini emergeva che, nei mesi immediatamente successivi, veniva fatta recapitare soltanto la somma di  400FOTO ARMI TORCHIAROLO (5)-2 euro ritenuta dalle persone intercettate del tutto insufficiente ed inadeguata anche solo per le sole spese legali e mediche finalizzate alla possibile scarcerazione del marito. Per le persone intercettate la somma era altresì inadeguata a fronte dell'elevato rischio, patito dal marito, nel detenere le armi e dell'altrettanto pesante prezzo che egli stava pagando per colpa di terze persone, da loro definite "ingrate". Più volte la moglie cerca di contattare la famiglia di Guadadiello specie la sorella per chiedere denaro.

La certezza che la persona contattata dai Del Vecchio fosse la sorella di Guadadiello di curare i rapporti con i Del vecchio, si è avuta il 21 novembre quando Guadadiello fu sottoposto a perquisizione personale e domiciliare, da parte dei carabinieri, a seguito dell'esplosione di una bomba carta avvenuta giorni prima, in cui fu coinvolta anche l'auto di un carabiniere di Torchiarolo.

“I militari dell'Arma lo avevano trovato all'interno di in un bar, in possesso di svariate banconote (in totale la somma di 20.280 euro) e di un tirapugni. Dopo che Guadadiello ebbe ad uscire dagli uffici della stazione dei carabinieri in cui si era recato per ottenere in restituzione il materiale sequestratogli nella circostanza, veniva contattato dalla sorella che lo informava delle sempre più pressanti richieste fattele dai Del Vecchio. Al Guadadiello erano stati restituiti solo il tirapugni e non anche l'ingente somma di denaro, rimasta sotto sequestro da parte della Direzione distrettuale antimafia di Lecce”. L’uomo ordina poi alla sorella di riferire alla famiglia Del Vecchio “di voler essere lasciato in pace e che, anche alla luce dell'ingente sequestro subito, non avrebbe più corrisposto alcunché. La sorella risponde che sarebbe immediatamente andata a riferire il contenuto della conversazione andando a trovare la famiglia Del Vecchio”.

Foto Panoramica Armi Torchiarolo-3Il 28 dicembre 2015 Paolo Guadadiello fu arrestato per tentato omicidio, fu rinchiuso nel carcere di Lecce insieme a Nicola Del Vecchio che non perse occasione per ricordargli che se si trovava nei guai era per colpa sua. “Il Guadadiello, facendosi carico di compensare i Del Vecchio del danno economico subito, ammette che le armi erano state consegnate al Del vecchio Nicola in qualità di mero custode dei corpi di reato in questione” in più gli propose di farsi carico dei fatti che avevano portato all’arresto di Nicola Del Vecchio. Due anni in più di carcere per lui cambiano poco.

Di Marco Maggio, invece, considerato il braccio destro di Guadadiello, sono state trovate le sue impronte sugli involucri delle armi.  “L'accertamento mette in evidenza un utile confronto dattiloscopico di ventiquattro rilievi. Ben diciassette impronte sono site sul cellophane che avvolgeva il fucile automatico d'assalto sequestrato, modello Kalashnikov, tre impronte sono state rilevate sull'involucro avvolgente il caricatore dello stesso fucile d'assalto automatico, tre ulteriori impronte si rilevavano sulla pellicola trasparente di avvolgimento della pistola semiautomatica marca Beretta, modello 92/SB e una impronta veniva rilevata sull'involucro contenente la pistola semiautomatica modello Zavodi Crvena Zastana. La comparazione delle impronte rilevate e quelle dei soggetti indagati, effettuato da parte del personale dei carabinieri, hanno confermato la riconducibilità delle stesse a quelle di Maggio Marco, soggetto che è personaggio molto vicino al Guadadiello Paolo: a partire dal maggio 2015 sino al dicembre dello stesso anno i due sono stati controllati insieme in moltissime circostanze”.

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