Cronaca San Vito dei Normanni

Scambi di favori all'ombra degli appalti e i nipoti del monsignore di S.Vito

Il cardinale Bagnasco ha appena finito di lanciare strali contro la corruzione nella pubblica amministrazione, che dalle carte accessibili dell'inchiesta sulle direzioni dei lavori delle Grandi Opere salta fuori anche il nome di un arcivescovo di 75 anni, monsignor Francesco Gioia da San Vito dei Normanni, che non è indagato ma svolge, secondo gli inquirenti, un ruolo importante nell'intreccio dei rapporti tra imprese

Il cardinale Bagnasco ha appena finito di lanciare strali contro la corruzione nella pubblica amministrazione, che dalle carte accessibili dell’inchiesta sulle direzioni dei lavori delle Grandi Opere salta fuori anche il nome di un arcivescovo di 75 anni, monsignor Francesco Gioia da San Vito dei Normanni, che non è indagato ma svolge, secondo gli inquirenti, un ruolo importante nell’intreccio dei rapporti tra imprese. L'ex delegato pontificio per la Basilica del Santo a Padova, Francesco Gioia, si sarebbe attivato infatti come tramite per dare "una mano" in relazione all'appalto 'Palazzo Italia' dell'Expo.

Il 19 ottobre del 2013, una settimana dopo la firma da parte dell'allora manager di Expo, Antonio Acerbo del bando per l'aggiudicazione dei lavori di 'Palazzo Italia', monsignor Gioia "premettendo di essere insieme ad uno dei fratelli Navarra" della società Italiana Costruzioni, che vincerà la gara, "prospetta a Stefano Perotti", l’ingegnere che Ercole Incalza avrebbe costantemente agevolato nell’assumere le direzion i dei lavori di vari progetti, "la necessità di dargli una mano presentandolo ad un non meglio specificato responsabile, avendo cura di evidenziare che tale operazione non va fatta per telefono".

Monsignor Gioia, noto anche per aver celebrato le nozze di Valeria Marini, tra l'altro indagato per un presunto abuso edilizio effettuato a Padova, dice a Perotti nella telefonata intercettata: "Sono qui con un ... uno dei fratelli Navarra (...) dobbiamo dargli una mano ... per introdurli lì presso il responsabile". Dalla risposta fornita da Perotti, si legge negli atti, "si comprende che la presentazione richiesta dal monsignor Gioia ha attinenza con delle gare d'appalto". Perotti, che secondo l'accusa avrebbe turbato la gara dell'Expo assieme ad Acerbo e ai fratelli Navarra, risponde spiegando che "va bene anche se ho sempre delle riserve perché' sono appalti difficili quelli dal punto di vista economico".

Il prelato di San Vito dei Normanni prima dell’arrivo di Papa Francesco ricopriva la carica di Delegato Pontificio per la Basilica di Sant'Antonio in Padova, di Amministratore Pontificio della Papale Basilica di San Paolo, di Arcivescovo Emerito dell'Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche. Nel luglio del 2013 è stato persino nominato presidente di Peregrinatio ad Petri Sedem, un’istituzione legata alla Santa Sede che si occupa dei pellegrini in occasione del Giubileo.  I magistrati di Firenze gli dedicano un capitolo intero, dove emerge un uomo di chiesa molto attento alle carriere lavorative dei nipoti - che si prodiga a piazzare e a ottenere posti di lavoro grazie anche al ministro Maurizio Lupi - come alle campagne elettorali («Abbiamo la madre generale di alcune suore a me molto devote ... che aiuto nel mio piccolo, quello che posso fare, loro c'hanno su Francavilla, su Alberobello abbiamo due ricoveri di anziani e le scuole», dice in un'intercettazione).

Tutto passa, scrive il quotidiano nazionale online l’Inkiesta pubblicando stralci dei colloqui intercettati dal Ros dei carabinieri, attraverso gli imprenditori Franco Cavallo e Stefano Perotti, in particolare il secondo, titolare della Spm Consulting e arrestato per corruzione nell'inchiesta, sodale di Incalza e vincitore di diversi appalti proprio grazie, secondo l’accusa, alle entrature nel Ministero delle Infrastrutture.  Nel settembre 2013, un mese prima della pubblicazione dell’appalto riguardante la gara per l’assegnazione dei lavori di Palazzo Italia, Stefano Perotti e Antonio Acerbo si sentono al telefono.

Perotti, intanto, a un mese dal bando  - scrive l’Inkiesta - si muove e cerca di capire come entrare nella partita di Palazzo Italia, e la strada più agevole è quella di avvicinare la Italiana Costruzioni. Nell’impresa lo aiuta proprio monsignor Francesco Gioia, che lo mette in contatto con Luca Navarra, consigliere delegato della Italiana Costruzioni, società che si aggiudicherà la costruzione di Palazzo Italia. Un primo tentativo di incontro combinato dal monsignore non va a buon fine. A dicembre invece, a giochi fatti sull’appalto di Palazzo Italia, Stefano Perotti, tramite a monsignor Gioia, parla al telefono con Luca Navarra.

Scrivono i magistrati della procura di Firenze: “Le relazioni ambigue di Stefano-Perotti non sono limitate al mondo politico”, ma anche a quello ecclesiastico. Il 25 novembre 2013 monsignor Gioia lamenta con Stefano Perotti la freddezza mostratagli da Ettore Incalza. “Il giorno successivo Stefano Perotti lo rassicura sul fatto che Ercola Incalza ha telefonato personalmente all'uomo a cui ha ribadito la richiesta di assunzione del nipote. Il monsignore Gioia si felicita ma contesta l'operato di Fabrizio Palenzona a cui ‘pure io un favore grosso grosso glielo feci’. Peraltro il monsignore Gioia sembra aver raccomandato l'assunzione, oltre del nipote, anche di Raffaele Lo Re». L'assunzione del nipote del Monsignore Gioia non è ancora avvenuta e il prelato, il 18 dicembre 2013, ne parla al telefono direttamente con Luigi Fiorillo, amministratore unico della società Ferrovie del Sud Est e Servizi Automobilistici Srl (al centro in queste settimane di un’altra indagine in Puglia) che gli rappresenta le sue difficoltà nell'effettuare un'assunzione diretta.

Passa qualche mese, prosegue l’Inkiesta. E il 2 febbraio 2014 Stefano Perotti, nel parlare al telefono con il padre del monsignore Gioia, gli dice “siamo riusciti a sistemare il figliolo della sorella” e aggiunge “speriamo bene che si mantenga questo posto perché ... tutta la fatica che abbiamo fatto” . Perotti segnala anche al padre Massimo che un altro nipote del monsignore Gioia l'ha dovuto prendere “in carico” lui stesso, facendogli fare l'autista a Milano (“questo che c'ho io è un mezzo disgraziato ... insomma ... giusto che gli facciamo guidare un po' la macchina ... “). Dalla successiva conversazione tra Perotti e il monsignore Gioia si ricava che l'assunzione è avvenuta grazie all'interessamento del ministro Lupi (“ti volevo dire che ieri ho visto Maurizio... gli ho detto che tu lo ringrazi moltissimo”) e di Luigi FioriIlo, presidente del consiglio di amministrazione della società Ferrovie del Sud Est Spa.

Alle 20.05 del 15 aprile 2014, l’arcivescovo Gioia ha avvisato Stefano Perotti che il nipote Gianluca ha finalmente firmato il contratto con le Ferrovie del Sud Est per cui pensa di ringraziare "Franco" ed "Ercole" già in serata più tardi. Egli dice: " ...vabbè... la notizia che ha firmato il contratto eh... tutto bene infatti io aspettavo te per chiamarlo insieme stasera lo chiamo per che si deve essere laureata la figlia ... no? ... oggi o domani ... e quindi lo chiamiamo .. . io ho aspettato apposta sai ... e poi chiamiamo anche Ercole ... lo facciamo ... tra poco via" . Verso la mezzanotte, Stefano Perotti chiama Franco Cavallo e gli passa al telefono monsignor Gioia. Egli dice: "... ti posso passare monsignor Gioia che ti voleva ringraziare ... " .

Gioia informa quindi Franco Cavallo che il nipote ha ottenuto il posto di lavoro sotto forma di un contratto di consulenza per due anni. Dice: " ... sono andato e ha firmato il contratto .. . ha fatto il contratto di quasi due anni di una consulenza ... ". Appena chiusa la conversazione con Franco Cavallo, Stefano Perotti ha chiamato l'ing. Incalza e gli ha passato il monsignor Gioia dicendo: " ... ti posso passare monsignor Gioia che ti voleva ringraziare un attimino ... ". Il monsignore Gioia ringrazia quindi anche l'ing. Incalza per il fatto il nipote ha firmato il contratto di consulenza. Egli afferma: " ... Ercole oggi mio nipote ha firmato il contratto ... io ti ringrazio ... ". L'ing. Incalza prende atto ed afferma: " ...bene bene ... di nulla... di nulla ... assolutamente ". I registratori del Ros intanto registravano tutto. (Fonti: agenzie di stampa, L'Inkiesta)

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