Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca Centro Storico / Piazza Duomo

Un tesoretto archeologico trafugato dai fondali affidato al museo "Ribezzo"

Una moneta d'argento incastonata in un ciondolo a forma di treccia è fra i pezzi pregiati di una collezione di reperti archeologici risalenti al periodo compreso fra il I e il IV secolo dopo Cristo che dallo scorso 17 aprile è stata affidata al museo Archeologico provinciale Ribezzo. Si tratta di 186 monete in bronzo e argento e 16 oggetti di vario tipo

BRINDISI – Una moneta d’argento incastonata in un ciondolo a forma di treccia è fra i pezzi pregiati di una collezione di reperti archeologici risalenti al periodo compreso fra il I e il IV secolo dopo Cristo che dallo scorso 17 aprile è stata affidata al museo Archeologico provinciale Ribezzo di Brindisi. 

Si tratta di 186 monete in bronzo e argento e 16 oggetti di vario tipo (per lo più monili e suppellettili) che l’11 dicembre del 2003 vennero posti sotto sequestro nell’ambito di un’operazione contro il contrabbando e il traffico internazionale di materiale archeologico condotta nel porto di Brindisi dall’Agenzia delle dogane e dalla guardia di finanza.

Si hanno poche informazioni sul ritrovamento di questo “tesoretto”. Si sa che un sub, nel frattempo deceduto, lo recuperò in fondo al mare. Poi il tribunale di Brindisi ne dispose il sequestro. Per anni è stato sotto il controllo di un custode giudiziale. La scorsa settimana è stata firmata l’ordinanza Il materiale archeologico del musero Ribezzo 2-2di affidamento al museo Ribezzo, dove verrà esposto al pubblico. 

Ci sarà un motivo in più, dunque, per andare a visitare un museo che è già uno dei fiori all’occhiello del patrimonio culturale italiano, con i suoi pezzi di valore inestimabile. Fra ieri e oggi, fra l’altro, grazie al sacrificio dei dipendenti, l’edificio è rimasto aperto fino al tardo pomeriggio per i crocieristi sbarcati dalle navi Msc e Mein Schiff. “Ieri – dichiara una dipendente del museo addetta alla didattica – abbiamo avuto 45 crocieristi, fra stranieri e italiani. Oggi ne abbiamo avuti 65, fra tedeschi e olandesi. Non si aspettavano di trovare una collezione così ricca. Il gruppo olandese si è ripromesso di tornare a Brindisi per studiare ancora più a fondo le nostre bellezze artistiche”. 

Le opere più apprezzate, fra le tante, sono stati i “Bronzi di Punta del Serrone”, risalenti al IV secolo avanti Cristo. Uno di questi, la statua del Principe Ellenistico, si trova da settimane (in prestito) presso il Palazzo Strozzi di Firenze, dove è stata allestita un’esposizione, “Potere e pathos”, sull’età Ellenistica. Al suo posto è stato collocato un pannello che ne riproduce le fattezze.

Se solo venisse valorizzato meglio attraverso un’adeguata operazione di marketing, insomma, il museo Ribezzo potrebbe diventare uno straordinario polo di attrazione per gli appassionati d’arte. Ma purtroppo ancora non si diradano le nubi che incombono sul futuro di questo "gioiellino".

Perché la Regione non ha ancora sciolto la riserva su chi si dovrà occupare del museo dopo lo scioglimento della Provincia, con conseguente ridistribuzione delle deleghe che tuttora fanno capo a questo ente. E un grosso punto interrogativo vige anche sul futuro di un altro polo d’eccellenza del territorio: la biblioteca provinciale di viale Commenda. Questo a ulteriore conferma di quanto la cultura interessi poco alle istituzioni. L’impressione, anzi, è che venga vista come un impiccio.
                            

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