Un teste: “L’altro motociclista è fuggito”

BRINDISI – Un urlo di dolore e poi la fuga, alla vista del collega di “sgroppate in moto” morto sul colpo. Così racconta un testimone. Uno schianto ad altissima velocità, dopo un urto tra le moto all’ingresso di una curva, proprio di fronte all’uscita del villaggio “Acque Chiare”. Ed un volo inesorabile di circa cento metri, alla fine del quale, il corpo del un 23enne brindisino Alfredo Genovese è finito sotto il ponticello di cemento che ricopre un canale per lo scorrimento delle acque piovane. Pare questa la causa alla base dell’incidente mortale avvenuto intorno alle 17 nel tratto compreso tra Acque Chiare e Lido Sant’Anna. La potenza dell’impatto ha spaccato in due la Suzuki Gsz-R 1000 del giovane figlio dell’ex tabaccaio del quartiere Paradiso Lorenzo Genovese.

Quel che resta della moto dopo l'incidente

BRINDISI – Un urlo di dolore e poi la fuga, alla vista del collega di “sgroppate in moto” morto sul colpo. Così racconta un testimone. Uno schianto ad altissima velocità, dopo un urto tra le moto all’ingresso di una curva, proprio di fronte all’uscita del villaggio “Acque Chiare”. Ed un volo inesorabile di circa cento metri, alla fine del quale, il corpo del un 23enne brindisino Alfredo Genovese è finito sotto il ponticello di cemento che ricopre un canale per lo scorrimento delle acque piovane. Pare questa la causa alla base dell’incidente mortale avvenuto intorno alle 17 nel tratto compreso tra Acque Chiare e Lido Sant’Anna. La potenza dell’impatto ha spaccato in due la Suzuki Gsz-R 1000 del giovane figlio dell’ex tabaccaio del quartiere Paradiso Lorenzo Genovese.

Una vita stroncata durante una corsa in moto, nel corso di una uscita al sabato, approfittando della bella giornata. La vita di uno studente di Chimica all’Università degli studi di Ferrara, un diploma all’Istituto tecnico industriale statale “G. Giorgi” di Brindisi, finita in un secondo, lungo quel tratto di litoranea a nord del capoluogo, eletto da molti motociclisti (un paio di gruppi si muovevano ancora lungo la costa nell’imminenza dello schianto ndr) a circuito preferito. L’impatto all’inizio del curvone in discesa, probabilmente tra due moto in fase di sorpasso. Un piccolo urto - probabilmente dovuto alla perdita di aderenza della gomma di una delle due ruote proprio su un tratto di segnaletica sull’asfalto - e la moto di Genovese è diventata incontrollabile per un centinaio di metri percorsi nell’arco di una frazione di secondo.

A dare l’allarme avvisando i vigili urbani, intervenuti sul posto insieme con la polizia di Stato e il personale del 118, un paio di passanti, uno dei quali avrebbe udito un urlo straziante, e visto un altro centauro allontanarsi velocemente dalla zona una volta resosi conto che per il giovane amico non c’era più nulla da fare. Nessuno dei testimoni pare abbia assistito all’impatto, ma dai rilievi sembra che la moto abbia zig-zagato in frenata, prima della collisione, che a una velocità assai sostenuta, ritenuta probabile dai periti, ha determinato l’uscita di strada di uno dei due bolidi da strada.

Il primo urto contro il ciglio della strada contro un cordolo a 50 metri, poi la corsa del bolide imbizzarrito ha proceduto per altri 48 metri. Nello schianto il casco – di ottima fattura quindi pronto a reggere urti di una certa intensità – è esploso. Una indagine per omicidio colposo è stata aperta dal pm Valeria Farina Valaori. La salma del giovane è stata trasferita presso la camera mortuaria del Cimitero, a disposizione dell’autorità giudiziaria. La moto è stata sottoposta a sequestro.

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