Cronaca

Operaio morto a Cerano, condannato capocantiere. Assolti manager Enel

Lasciò nove figli e la moglie, Vincenzo Manderino spirato il 19 dicembre del 2008 dopo due settimane di agonia. Era uno di quei lavoratori a chiamata, che le aziende appaltatrici convocano solo in occasione particolari, come gli appalti di manutenzione dei gruppi termoelettrici della centrale di Cerano, ad esempio

BRINDISI – Lasciò nove figli e la moglie, Vincenzo Manderino spirato il 19 dicembre del 2008 dopo due settimane di agonia. Era uno di quei lavoratori a chiamata, che le aziende appaltatrici convocano solo in occasione particolari, come gli appalti di manutenzione dei gruppi termoelettrici della centrale di Cerano, ad esempio. E proprio a Cerano il 54enne operaio brindisino riportò lesioni gravissime nella caduta all’interno di uno scambiatore di calore. In quel momento era sporto verso l’interno attraverso un passo d’uomo. Forse un malore gli aveva fatto perdere l’equilibrio.

Oggi la sentenza del tribunale di Brindisi, con un solo condannato, il direttore dei lavori protempore della Nuova Leucci, Vincenzo Camassa di 56 anni: un anno per omicidio colposo. Per un altro dipendente della stessa impresa, mai indagato, il giudice monocratico Giuseppe Biondi ha disposto l’invio degli atti alla procura per accertare la sussistenza di responsabilità nel fatto. Assolti invece i manager Antonio Ascione, 48 anni, all’epoca direttore dell’Unità business di Cerano, Vincenzo Putignano, 62 anni, e Stefano Riotta, 38 anni, addetti alla manutenzione. Riconoscita la responsabilita della ditta appaltatrice.

La morte di Manderino segnò, in qualche modo, uno spartiacque nei protocolli di sicurezza per le manutenzioni nella centrale Enel. Quel giorno c’erano troppe imprese e troppi addetti che lavoravano contemporaneamente sullo stesso impianto, dissero i sindacati. La società elettrica ha debitamente risarcito la moglie, i nove figli e un fratello della vittima, che non si sono perciò costituiti in giudizio (furono assistiti dall’avvocato Giovanni Brigante). Le indagini furono condotte dallo Spesal e seguite dal pm Cristina Fasano.

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