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Domenica, 16 Gennaio 2022
Cronaca

Una famiglia nel mirino

MESAGNE – L’episodio di sabato scorso quando ignoti, hanno aperto il fuoco sull’auto intestata alla madre di Cosimo Giovanni Guarini alias “Maradona”, (in carcere dal gennaio 2012 per l’omicidio di Giancarlo Salati) intorno le 23.15 in via Bandello a Mesagne in zona Arco Ferraro, non è il primo ma bensì il quarto. Minacce e atti intimidatori verso la famiglia di Guarini sono iniziati agli inizi del mese di giugno. “Guarini non è un collaboratore di giustizia – ha dichiarato questa mattina il vice questore Sabrina Manzone, dirigente del commissariato di Mesagne , a BrindisiReport.it – tutto ciò che sta succedendo intorno alla famiglia di quest’ultimo non è riconducibile a questa ipotesi. Ovviamente dei fatti è stato avvisato anche il prefetto di Brindisi”.

MESAGNE - L'episodio di sabato scorso quando ignoti, hanno aperto il fuoco sull'auto intestata alla madre di Cosimo Giovanni Guarini alias "Maradona", (in carcere dal gennaio 2012 per l'omicidio di Giancarlo Salati) intorno le 23.15 in via Bandello a Mesagne in zona Arco Ferraro, non è il primo ma bensì il quarto. Minacce e atti intimidatori verso la famiglia di Guarini sono iniziati agli inizi del mese di giugno. "Guarini non è un collaboratore di giustizia - ha dichiarato questa mattina il vice questore Sabrina Manzone, dirigente del commissariato di Mesagne , a BrindisiReport.it - tutto ciò che sta succedendo intorno alla famiglia di quest'ultimo non è riconducibile a questa ipotesi. Ovviamente dei fatti è stato avvisato anche il prefetto di Brindisi".

"Maradona" così come viene chiamato Giovanni Guarini in ambito malavitoso, non sarebbe dunque un collaborante, ma c'è qualcuno che ha preso di mira la sua famiglia, non solo la moglie che vive con le due figlie ma anche sua madre. Giovanni Guarini è stato arrestato il 27 gennaio scorso per l'omicidio di Giancarlo Salati, il 62enne mesagnese morto il 17 giugno del 2009, dopo essere stato barbaramente picchiato e martoriato il giorno prima con un bastone di ferro (16 i colpi accertati), grazie alle dichiarazioni del pentito Ercole Penna: in quel caso furono anche raggiunti da ordinanze di custodia cautelare Massimo Pasimesi alias "Piccolo dente" - già detenuto - come mandante, Francesco Gravina alias "Gabibbo" e Vito Stano come esecutori materiali.

Gli episodi - Il primo episodio intimidatorio verso la famiglia di Giovanni Guarini risale all'8 giugno scorso, quando, sempre ignoti, hanno sparato alcuni colpi d'arma fuoco sul portone dell'abitazione della madre, in via Bandello a Mesagne. In casa in quel momento si trovava la donna insieme a due figli. Impauriti, i tre, dopo alcuni minuti, hanno avvertito il locale commissariato di polizia. Sul posto, quella sera, intervennero alcun i agenti del commissariato insieme alla dirigente. I colpi d'arma da fuoco accertati furono due.

Il secondo episodio, è avvenuto quattro giorni dopo. Questa volta, un biglietto intimidatorio fu recapitato alla moglie di Cosimo Giovanni Guarini, nella buca delle lettere dell'abitazione dove vive con le figlie. Secondo allarme per i famigliari di "Maradona". Anche questa volta la polizia fu avvertita. A breve di distanza dal primo e dal secondo episodio minaccioso, arriva il terzo. Questa volta ad essere presa di mira, è l'autovettura di un altro figlio della madre di Guarini: le quattro ruote gli vengono fatte trovare tutte tagliate.

Il quarto, in ordine di tempo, è quello avvenuto sabato 23 giugno. Altri spari sempre in via Bandello. Sempre di sera, quando c'è poca gente in giro, erano circa le 23.15, quando dei colpi d'arma da fuoco vengono avvertiti in quella via, nei pressi dell'abitazione della mamma di "Maradona". I colpi d'arma da fuoco hanno colpito l'autovettura intestata alla madre, una Fiat Multipla, che era parcheggiata proprio dinanzi la casa dove risiede. I colpi d'arma da fuoco hanno raggiunto il lato destro dell'auto, causando la rottura del finestrino anteriore.

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