Una fiaccolata per accogliere il feretro dell'avvocatessa uccisa dal marito

Gli abitanti di San Donaci accoglieranno con una fiaccolata la salma di Raffaella Presta, l’avvocatessa uccisa a fucilate dal marito lo scorso 25 novembre. L’appuntamento è alle ore 21,30 nei pressi dell’aula consiliare di via Mesagne, dove verrà allestita la camera ardente. L’iniziativa è stata ideata dall’amministrazione comunale e da don Francesco Funaro

SAN DONACI – Gli abitanti di San Donaci accoglieranno con una fiaccolata la salma di Raffaella Presta, l’avvocatessa uccisa a fucilate dal marito lo scorso 25 novembre, nella loro abitazione a Perugia. L’appuntamento è alle ore 21,30 nei pressi dell’aula consiliare di via Mesagne, dove verrà allestita la camera ardente. L’iniziativa è stata ideata dall’amministrazione comunale e da don Francesco Funaro, parroco della comunità, che già avevano aderito alla giornata mondiale contro la violenza sulle donne, promuovendo la raccolta e oggetti di colore rosso.

E anche in occasione della fiaccolata, proprio per rimarcare come la vita di Raffaella sia stata spezzata in maniera efferata nel giorno in cui ci si mobilitava contro la violenza sul gentil sesso, i cittadini vengono invitati ad indossare un indumento di colore rosso o a portare un oggetto del medesimo colore.

Già nella serata di ieri in piazza Pio XII, a pochi passi dall’abitazione dei famigliari di Raffaella in via Frassaniti, è stata realizzata un’installazione all’insegna del rosso. Se il rientro della salma (di cui si sta occupando la ditta “Ernesto Caputo”) avverrà secondo il programma stabilito, le esequie si svolgeranno martedì, alle ore 15, presso la chiesa di San Luigi.  

Dall’autopsia eseguita dal medico legale Laura Pagliacci Reatelli,  intanto, sono emersi nuovi particolari sull’omicidio. Raffaella, residente da anni a Perugia, dove si è laureata ed esercitava la professione, avrebbe provato a difendersi. In base a un primo esame, sono in tutto due i colpi che hanno raggiunto la 40enne: uno l'ha colpita alla spalla destra, mentre l'altro sarebbe stato sparato all'inguine.

Il marito Francesco Rosi, reo confesso, avrebbe quindi colpito la moglie alle spalle. Una ferita al polso farebbe presumere che la donna abbia lottato. Nelle prossime ore verranno comunque effettuati esami specifici per vedere se vi siano dei segni di violenza precedenti al drammatico pomeriggio.

Nella giornata odierna il gip ha inoltre convalidato l'arresto in carcere, nonostante il legale di Rosi, Luca Maori, avesse chiesto i domiciliari. Il giudice ha inoltre escluso la premeditazione. La tesi difensiva ha infatti sempre sostenuto che il fucile si trovava nella scena del crimine e che Francesco Rosi abbia commesso un delitto d'impeto. Nell’abitazione di via Bellocchio trasformatasi nella scena del crimine si trovava anche il figlioletto di 6 anni della coppia, che per fortuna non ha assistito al crimine. 

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