Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca

Una figuraccia il Salento Ink Tattoo. L'organizzatore si scusa su Facebook

L'organizzatore si è scusato pubblicamente su Facebook. Ma ai tatuatori non basta un post su un social-network: pretendono la restituzione dei soldi. La prima edizione del "Salento ink Tattoo", presentata come una convention internazionale dei tatuaggi, si è rivelata un flop totale. E' lo stesso promotore della kermese, Pietro Di Maria, ad ammetterlo

BRINDISI – L’organizzatore si è scusato pubblicamente su Facebook. Ma ai tatuatori non basta un post su un social-network: pretendono la restituzione dei soldi. La prima edizione del “Salento ink Tattoo”, presentata come una convention internazionale dei tatuaggi, si è rivelata un flop totale. E’ lo stesso promotore della kermese, Pietro Di Maria, ad ammetterlo. “La salento ink  - scrive Di Maria sulla sua pagina Facebook - era qualcosa di diverso che non ha saputo mantenere le aspettative per una serie di circostanze e soprattutto per dei miei errori”.

Stando ai programmi originari, il Salento Ink doveva trovare ospitalità all’interno del capannone ex Montecatini, sulla banchina di Sant’Apollinare. ll concerto del rapper Clementino avrebbe dovuto essere il momento clou della tre giorni di tatuaggi (da venerdì 12 giugno a domenica 14 giugno). Ma alla vigilia della “convention”, Clementino ha dato forfait e la location di Sant’Apollinare è saltata per esigenze di sicurezza legate a uno sbarco di migranti, poi dirottati a Messina, che nel pomeriggio di martedì 9 giugno sarebbe dovuto avvenire proprio presso la banchina di Sant’Apollinare (questa perlomeno è la motivazione addotta da Pietro Di Maria).

Gli organizzatori hanno dovuto quindi ripiegare sul padiglione del consorzio Asi, situato nella zona industriale. Ma tale edificio si è rilevato inadeguato sia da un punto di vista logistico che per questioni igienico-sanitarie, a detta dei tatuatori che hanno raggiunto Brindisi da tutta Italia e dall’estero.

Fin da subito le cose non sono andate per il verso giusto. La disorganizzazione ha regnato sovrana. E la situazione non è migliorata nel fine settimana. Molti artisti, anzi, hanno raccolto i ferri e sono andati via prima del previsto. Stamani, Di Maria ha fatto pubblica ammenda. “Mi sembra doveroso, a seguito della chiusura della Convention – scrive Di Maria sulla sua pagina Facebook - chiedere scusa per i problemi riscontrati durante la permanenza di tanti artisti nella mia città”. 

“Non sono abituato  - prosegue Di Maria - a nascondermi dietro un dito ne tanto meno a cercare scusanti nelle vicissitudini incontrate per cercare di realizzare comunque la Convention.  Chiedo scusa ai tatuatori presenti, al circo dei tatuatori e a Micromutazioni che mi hanno permesso di utilizzare i loro loghi e a tutti coloro che si sono sentiti non tutelati dalla mia organizzazione, l'intento non era sicuramente quello di avere questo esito”.

“Chiedo scusa, soprattutto – scrive ancora Di Maria - a chi ha creduto in questa Convention ed ha dovuto ricredersi a causa della mia testardaggine dovuta alla volontà di metterla in piedi nonostante il cambio di location. Tante parole, però, sono state spese senza alcun criterio ma, anche in questo caso non entro nel merito all'accaduto perché non ritengo importante cercare di sviare il senso di tale messaggio”.  

Ma il mea culpa sul social network ha esacerbato ancora di più gli animi dei tatuatori, gran parte dei quali ha speso non pochi soldi per raggiungere Brindisi. Di Maria è stato travolto da un’ondata di commenti carichi di risentimento. “Mi sembra una di quelle storie – scrive un tatuatore - da mandare alle Iene…noi che siamo stati praticamente ‘truffati’ e non sappiamo che fine abbiano fatto i nostri soldi visto che i servizi della convention erano inesistenti. ..mi piacerebbe sapere anche che fine abbiano fatto le t shirt del contest con i nostri disegni".

Francesco scrive: “Quelli che sono restati lo hanno fatto solo nella speranza di recuperare le spese e non certo per sostenere una ‘cagata pazzesca’ come direbbe Fantozzi; vorrei ricordarti che la riuscita di ogni evento avviene grazie alle persone che vi partecipano ,e ognuna di queste persone possiede una dignità”.

Fabrizio: “Ma non pensare di cavartela con due righe di ipotetiche scuse, inizia a risarcire quanto meno il costo dello stand a tutti indistintamente, perché la dignità di noi artisti non si calpesta così come hai fatto tu per un gioco di capriccio”. Per Ilenia, le scuse sono state tardive: “Saresti dovuto salire sul palco e chiedere scusa a tutti i presenti già dal primo giorno”.

Dal commento di un altro artista emergono tutte le pecche organizzative della kermesse. “Sedie e tavoli  - si legge nel post - abbiamo dovuto portarli noi su per i piani; la corrente se eri fortunato l'avevi altrimenti no; per gettare l'immondizia ci hai gentilmente dato un sacco della pattumiera e attenzione siamo dovuti venire noi a chiedertelo”. “Vuoi che racconti  - prosegue il tatuatore - di come ci hai fornito i guanti? Vogliamo parlare del tono con cui ci avete fatto spostare le macchine quando ancora ingenuamente stavamo scaricando, in un parcheggio ricavato da un campo di sterco a pagamento?”.

Una sola persona prende le difese di Di Maria: "Chi è rimasto ha lavorato e si è divertito ridendo e facendo festa con gli altri Emoticon wink”. Ma si tratta di una voce fuori dal coro. L’appuntamento con i maestri del tatuaggio, insomma, è stato da dimenticare. E a giudicare dagli strascichi polemici, difficilmente ci sarà una seconda volta. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Una figuraccia il Salento Ink Tattoo. L'organizzatore si scusa su Facebook

BrindisiReport è in caricamento