Cronaca

Il Cristo Rosso: Gigante a Ustica, tracce albanesi per una storia di lotta e di confino

“Il Cristo Rosso e il suo Apostolo - Storie di confinati politici ad Ustica – Vincenzo Gigante nei ricordi di Petro Marko” è un e-book di ricerca storica scritto a quattro mani, che la casa editrice brindisina dedica al capo partigiano Vincenzo Gigante

“Il Cristo Rosso e il suo Apostolo - Storie di confinati politici ad Ustica – Vincenzo Gigante nei ricordi di Petro Marko” è un e-book di ricerca storica scritto a quattro mani, che la casa editrice brindisina dedica al capo partigiano Vincenzo Gigante, dopo un altro saggio pubblicato qualche tempo fa. Questa volta il punto di partenza, però, è una scoperta casuale, che ha impegnato poi i due autori in un lavoro di approfondimento e riscontro sulle due sponde del Canale d’Otranto: su quella di Brindisi, Vittorio Bruno Stamerra, e su quella d’Albania, la docente universitaria Merita Bruci. Il risultato della ricostruzione storica (non compiuta e per questo soggetta ad ulteriori sviluppi) offerta online ad un costo davvero divulgativo, è quasi un “giallo” dell’antifascismo mediterraneo dove si incrociano, si sovrappongono e sfumano personaggi chiavi del pensiero democratico italiano e albanese.

“Tutto nasce per caso. A Miuccia Gigante, figlia di Vincenzo Gigante, giungono da Ustica due paginette fotocopiate da un libro in lingua albanese, nel quale è descritto un confinato comunista italiano che si chiamava Gigante. Miuccia gira il materiale a Vittorio Bruno Stamerra, che da anni si interessa della storia di questo martire dell’antifascismo, dirigente comunista, Medaglia d’Oro al valor militare nella Guerra di Liberazione, il quale coinvolge nella ricerca una sua amica albanese, Merita Bruci, che insegna filologia a Tirana.

Il_Cristo_Rosso_e_il_suo_Apostolo-2-2La Bruci mette a confronto la biografia di Gigante, scritta da Stamerra sulla base di documenti ricavati soprattutto dall’Archivio Centrale dello Stato e dalla Fondazione Gramsci, con i riferimenti all’antifascista italiano che sono contenuti nei libri di Petro Marko quando entrambi, tra il 1942 e il 1943, erano confinati, perché militanti comunisti, nell’isola di Ustica.

L’obbiettivo della ricerca è duplice: stabilire quanto di vissuto autentico è contenuto nei libri autobiografici di Marko, e acquisire altri elementi che servano a conoscere meglio la figura dell’antifascista brindisino a più di 70 anni da quando venne trucidato dai nazifascisti nella Risiera di San Sabba a Trieste. E dall’esame filologico dei libri viene fuori una storia intrigante, mai sinora raccontata –inserita dagli autori nella postfazione– accaduta nella primavera del 1943 a Ustica e la cui conclusione forse segnò la vita di Petro Marko e, più tragicamente, quella di Vincenzo Gigante nei terribili mesi che seguirono”.

Un paio di passaggi del libro. "Anche Antonio Vincenzo Gigante, l’antifascista più ricercato dalla polizia fascista italiana, soprannominato “l’imprendibile dai mille volti” per via della sua abilità nello sfuggire all’arresto, verrà trasferito nell’isola di Ustica. Per la polizia fascista italiana, la cattura di Gigante era diventata un incubo. Nel giugno del 1931, più di 200 sue foto erano state distribuite dalla polizia in tutto il Paese al fine di facilitarne la cattura. Un’altra circostanza su cui la testimonianza e il racconto di Marko coincidono nei due libri citati è il trasferimento degli internati a Ustica, durante il quale essi sono incatenati, indice della loro pericolosità. Le catene erano diventate un simbolo, un modo di dire: quando stava per approdare la nave che trasportavagli sventurati prigionieri, infatti, non si diceva più “Arriva la nave”, bensì “Arriva la catena”. Anche Gigante, secondo la testimonianza di Umberto Terracini, è costretto a sottoporsi allo stesso rituale di trasferimento nell’isola".

E la parte del racconto di Marko da cui prende il suo titolo il libro: "“La piazza delle coscienze vendute” ancora quel rumore, ancora quel colore grigio. Grigie le chianche. Grigi i volti e gli scheletri striscianti che assomigliavano a un esercito di vermi. Mi passavano davanti e nemmeno mi vedevano. Uno però mi prese per mano, mi fissò con i suoi occhi luminosi e mi chiese: 'Come sta il tuo profeta?' Quale profeta? Il Cristo rosso.
Sconvolto, non sapevo cosa rispondergli. Come un lampo mi si materializzò il suo volto, la sua voce nella piazza quando chiamò il Gigante 'Il Cristo rosso'. Perché lo chiami il Cristo rosso? Perché il suo viso assomiglia a quello di Cristo mentre la sua mente assomiglia a quella di Lenin… – rise
ingenuamente. – Povero! Noi non combattiamo con le parole come lui e come tutti i perdenti come lui …Non sarai mica un suo apostolo? Occhio, invecchierai prima del tempo e non ci guadagnerai niente".

Il saggio pubblicato come eBook, dalla HOBOS Edizioni, è disponibile sul sito https://www.hobosedizioni.it/it/ebook-saggistica/il-cristo-rosso-e-il-suo-apostolo/  o direttamente su Google Play Books https://play.google.com/store/books/details/Merita_Sauku_Bruci_Il_Cristo_Rosso_e_il_suo_Aposto?id=x_cgBwAAQBAJ

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