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Il fondatore del locale, Olindo Messito

Il fondatore del locale, Olindo Messito

"Una volta questo era un posto tranquillo"

TORRE SAN GENNARO - “Sono qui dal 1970 e non mi è mai capitato nulla di simile, solo qualche furto di poco conto, ma non sono mai stato vittima di gesti criminosi così gravi, ora si verificano due incendi in un mese. Che cosa sta succedendo in questa marina?”. Parla l'87enne fondatore del bar incendiato.

TORRE SAN GENNARO - "Sono qui dal 1970 e non mi è mai capitato nulla di simile, solo qualche furto di poco conto, ma non sono mai stato vittima di gesti criminosi così gravi, ora si verificano due incendi in un mese. Che cosa sta succedendo in questa marina?". Olindo Messito, 87 anni di Torchiarolo, il fondatore dello storico chiosco di piazzale Garibaldi a Torre San Gennaro, diventato da qualche anno "Olindo Cafè", dato alle fiamme all'alba di oggi, parla con le lacrime agli occhi.

Questa mattina è stato svegliato dalla brutta notizia che il suo locale sul mare, costruito insieme alla defunta moglie con grossi sacrifici e gestito oggi da figli, nipoti e pronipoti, è stato distrutto da un fuoco appiccato da mani anonime. All'alba del 27 maggio scorso fu dato alle fiamme il supermercato di via Belvedere, del 31enne leccese Pasquale D'Amato, sempre a Torre San Gennaro: aveva aperto da soli due giorni. Due attività commerciali distrutte in un mese. Un bilancio che suscita rabbia ma anche timori. "Dove arriveremo? Possibile che non si può più lavorare in pace?", si chiede l'anziano imprenditore.

Del rogo che stava divorando gli interni dell'Olindo cafè, se ne è accorta una guardia giurata dell'istituto di vigilanza Fidarcontrol alle 4 di oggi durante un normale giro di pattugliamento. Il bar era stato chiuso a mezzanotte. Nella marina ci sono ancora pochi villeggianti, dopo l'una il paese di questo periodo è deserto. Chi ha agito, poi, ha operato passando dalla spiaggia, buia. Dell'incendio è stato subito informato uno dei proprietari, il nipote dell'87enne, Olindo, 39 anni anche lui di Torchiarolo. La segnalazione contemporaneamente è stata lanciata al 115 e al 112.

Sul posto si sono recati i vigili del fuoco del comando provinciale di Brindisi e i carabinieri. Il 38enne, giunto sul posto pochi minuti dopo, è riuscito a sedare il rogo con gli estintori in dotazione, i pompieri hanno fatto il resto scongiurando conseguenze più gravi. Non ci è voluto molto per accertare che si era trattato di un'azione di natura dolosa: la porta vetrata che si affaccia sul mare era forzata, accanto c'era una bottiglia in plastica piena di liquido infiammabile, dietro al bancone, invece, c'era una tanica contenente benzina.

L'"Olindo cafè" fino a cinque anni fa era un piccolo chiosco, in muratura, poi figli e nipoti dell'anziano imprenditore lo hanno ristrutturato ampliandolo con fabbricati e pedane in legno. Fortunatamente ricoperti di materiale ignifugo. Le fiamme sul legno non hanno attecchito ma hanno distrutto tutte le attrezzature e i macchinari presenti dietro e sotto al bancone, fortunatamente il tempestivo intervento dei soccorsi ha evitato il peggio.

Nelle vicinanze c'era una bombola di gas, sarebbe potuta esplodere. Il 38enne è rimasto fortemente intossicato dal monossido di carbonio, è stato trasportato in ospedale da un'ambulanza del 118. Le sue condizioni non sarebbero gravi anche se inizialmente per lui si è temuto il peggio. Una famiglia di lavoratori quella dei Messito, il figlio di Olindo, Emilio, è geometra presso il Comune di Torchiarolo. Questa mattina erano tutti nel bar a cercare di cancellare questa brutta e inaspettata esperienza, con la voglia di riportare presto tutto alla normalità. Per ricominciare.

"Una volta ci hanno rubato vasetti pieni di peperoncini, qualche gelato, con un incendio non ci eravamo mai misurati", racconta Gennaro. Il locale non è coperto da assicurazione e non ci sono telecamere, "perchè avremmo dovuto installarle? Questa era una marina tranquilla". Piena di bar ma ognuna con la sua folta clientela, pensare a gelosie tra imprenditori, viene difficile.

Scoprire il movente di questo secondo attentato incendiario che ha sconvolto i villeggianti della minuscola marina di Torre San Gennaro, spetta ai carabinieri della stazione di Torchiarlo, al comando del maresciallo Giacomo Poma e ai colleghi della compagnia di Brindisi. La famiglia ha dichiarato di non aver mai ricevuto minacce e di non avere nemici, ma le cause di un attentato di questa portata possono essere nascoste dietro diversi moventi. Non sempre legati al pizzo.

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