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Nuovo sgombero al Ferrohotel di Brindisi

Nuovo sgombero al Ferrohotel di Brindisi

Un'altra alba di sgomberi al Ferrohotel/ Video

BRINDISI - "Da stasera dormiremo per strada, non abbiamo nessun altro posto un cui andare". Un gruppo di ragazzi di nazionalità afghana e pakistana ha accettato senza opporre alcuna resistenza lo sgombero del Ferrohotel, ex ostello dei ferrovieri diventato un fatiscente ricovero per senzatetto alle porte della città.

BRINDISI - "Da stasera dormiremo per strada, non abbiamo nessun altro posto un cui andare". Un gruppo di ragazzi di nazionalità afghana e pakistana ha accettato senza opporre alcuna resistenza lo sgombero del Ferrohotel, ex ostello dei ferrovieri diventato un fatiscente ricovero per senzatetto alle porte della città. Da quanto risulta alla polizia, erano circa una ventina gli abitanti abusivi della struttura: per metà asiatici e per l'altra metà provenienti dai Paesi dell'Africa centrale. Il blitz, condotto da polizia, guardia di finanza e polizia municipale, con il supporto di una squadra di vigili del fuoco, è scattato alle prime luci del giorno (video).

Gli operai della Monteco, che già lo scorso 6 dicembre avevano effettuato una prima bonifica dell'edificio, sono subito entrati in azione per espletare le attività di prelievo degli effetti personali e di sanificazione dell'area. Una squadra di muratori ha provveduto invece alla muratura delle finestre e di tutti i punti d'accesso allo stabile, che si sviluppa su cinque piani, svettando su un costone del Canale Patri. Gli stranieri, prima di lasciare l'ex ostello, sono stati identificati dal personale di polizia amministrativa diretto dal vicequestore Francesco Barnaba, presente sul posto per coordinare le operazioni.

Le persone che avevano i documenti in regola sono state libere di andare altrove. Fra di esse ci sono cinque asiatici intercettati da BrindisiReport.it durante lo sgombero. Si tratta di ragazzi fra i 20 e i 25 anni, usciti dal Ferrohotel con buste contenenti una manciata di indumenti e qualche utensile. Uno di loro, l'unico munito di telefono cellulare, è riuscito a contattare i familiari in patria, aggiornandoli sugli ultimi sviluppi. Si mostrano sereni, anche se ancora non sanno dove trascorrere la notte. "Siamo attivati a Brindisi due mesi fa - dichiarano gli emigranti - per fuggire da una difficile situazione politica. Non avevamo grandi problemi di natura economica. Ma ormai non potevamo più restare nei nostri Paesi. I talebani e altre forze paramilitari ci davano la caccia" .

A loro dire, erano circa una ventina gli uomini che fino a ieri occupavano l'ex ostello. "Vivevamo in condizioni disumane - ammettono gli stessi - ma per lo meno avevamo un tetto sopra la testa". Con ogni probabilità, tutti e cinque resteranno a Brindisi ancora qualche giorno, per poi valutare se spostarsi altrove. L'immobile, nel frattempo, è stato sigillato. Stessa cosa si era già verificata dopo lo sgombero di una famiglia di bulgari effettuato nel luglio del 2011. Bastarono pochi mesi, però, perché la palazzina venisse rioccupata, trasformandosi in una vera e propria favela: un luogo indegno di un Paese civile, in cui decine di persone (fra i quali anche alcuni clochard italiani) hanno vissuto in condizioni di assoluta precarietà: senza luce, elettricità, gas e servizi igienici, con il cortile perimetrale utilizzato come latrina e discarica.

Ma che ne sarà, adesso, del Ferrohotel? Uno dei curatori fallimentari della società proprietaria dell'edificio, la " Soglia Hotel Group Srl", presente anch'egli allo sgombero, spiega che l'immobile verrà messo all'asta. Già, ma chi avrà interesse ad acquistarlo, tenendo conto dei costi che si dovranno sostenere per la sua ristrutturazione? E soprattutto, come evitare che il Ferrohotel non venga rioccupato? (Fotoservizio Gianni Di Campi)

 

 

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