Cronaca Mesagne

Usura all'aspirante consigliere regionale: libero uno degli indagati

Torna in libertà una delle persone indagate per usura ai danni dell'aspirante consigliere regionale Danilo Crastolla. Si tratta del 49enne Francesco Lavino, detto "il biondo". Il gip che segue il procedimento, Annalisa De Benedictis, ha accolto la richiesta di annullamento degli arresti domiciliari presentata dagli avvocati di Lavino

MESAGNE – Torna in libertà una delle persone indagate per usura ai danni dell’aspirante consigliere regionale Danilo Crastolla. Si tratta del 49enne Francesco Lavino, detto “il biondo”. Il gip che segue il procedimento, Annalisa De Benedictis, ha accolto la richiesta di annullamento degli arresti domiciliari presentata dagli avvocati di Lavino, Cosimo Lodeserto e Cataldo Crusi, in attesa che il tribunale del Riesame si pronunci nuovamente sull’istanza di scarcerazione depositata dagli stessi legali, a seguito della sentenza della Corte di Cassazione che ha annullato con rinvio il precedente pronunciamento. 

Lo scorso 19 febbraio era stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini alle persone coinvolte nel procedimento, scaturito dall’operazione “Fenus Unciarum”.  Lavino, accusato di usura, venne arrestato insieme ad altri 15 individui, fra cui l’imprenditore Luigi Devicienti e l’ex consigliere comunale Cosimo Tagliente, nell’ambito dell’operazione “Fenus Unciarum”. Le indagini, coordinate dalla Dda di Lecce, partirono dalla denuncia sporta da Danilo Crastolla. 

Questi fu consigliere regionale dal 2000 al 2005. Ricandidatosi, senza successo, alle consultazioni regionali per il 2005, aveva speso, per la sua campagna elettorale, circa 280 mila euro, contraendo debiti con banche e finanziarie. Non riuscendo a ripianare la sua esposizione debitoria con gli istituti di credito, nel 2009, aveva fatto ricorso all’intermediazione di uno degli arrestati che, a sua volta, l’aveva messo in contatto con dei personaggi di Mesagne, alcuni legati anche alla Scu al fine di ottenere dei prestiti a tassi usurari.

La sua esposizione debitoria con i predetti usurai si aggravava ulteriormente nel 2010, quando, ricandidatosi senza successo alle consultazioni regionali, aveva assunto impegni di spesa, per la campagna elettorale, per ulteriori 150 mila euro significando che i tassi di interesse usurari andavano dal 600 per cento su base annua al 1000 per cento su base annua.

Agli indagati vennero contestati, a vario titolo, i reati di associazione di stampo mafioso, usura, estorsione e riciclaggio (questi ultimi reati aggravati dalle modalità mafiose).

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