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Cronaca San Vito dei Normanni

Usura, convalidato l'arresto di Bello che sta collaborando con gli investigatori

SAN VITO DEI NORMANNI – Convalidato l’arresto del 74enne Francesco Bello, arrestato nella giornata di ieri per usura, e assegnato ai domiciliari, così come sollecitato dal suo difensore, avvocato Alberto Magli, sia perché sta collaborando, svelando i retroscena di anni di usura della “Ciccio Bello Bank” della quale è stato amministratore unico, sia per questione di età: tra qualche mese compie 75 anni, e per motivi di salute. E c’è anche da aggiungere che tra le cause che hanno deposto a favore dei domiciliari c’è lo stato di incensuratezza di Francesco Bello che nascondeva abilmente dietro il suo lavoro di negoziante di ferramenta, una florida attività di usura.

SAN VITO DEI NORMANNI - Convalidato l'arresto del 74enne Francesco Bello, arrestato nella giornata di ieri per usura, e assegnato ai domiciliari, così come sollecitato dal suo difensore, avvocato Alberto Magli, sia perché sta collaborando, svelando i retroscena di anni di usura della "Ciccio Bello Bank" della quale è stato amministratore unico, sia per questione di età: tra qualche mese compie 75 anni, e per motivi di salute. E c'è anche da aggiungere che tra le cause che hanno deposto a favore dei domiciliari c'è lo stato di incensuratezza di Francesco Bello che nascondeva abilmente dietro il suo lavoro di negoziante di ferramenta, una florida attività di usura.

La convalida è avvenuta questa mattina. Francesco Bello, assistito dal suo legale - che è il sindaco di San Vito - è comparso dinanzi al giudice per le indagini preliminari Paola Liaci. L'arrestato, come aveva già fatto con i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di San Vito dei Normanni, ha ammesso le proprie responsabilità in fatto di usura. Non solo per l'episodio per il quale è stato arrestato in flagranza, ma anche per altri sui quali il sostituto procuratore Giuseppe De Nozza e i carabinieri del Nucleo operativo stavano già indagando.

Il commerciante di ferramenta è accusato di avere preteso sui soldi dati in prestito interessi pari al 3% mensile e quindi del 36% annuo. Lo hanno inchiodato ieri mattina i carabinieri trovandogli addosso quattro banconote da 100 euro l'una che erano state precedentemente fotocopiate con tutti i crismi di legge e consegnate all'imprenditore edile che aveva chiesto un prestito di 33mila euro ed era costretto a pagare tre rate mensili di interessi: il 6, il 15 e il 30 di ogni mese quattrocento euro. Se questi interessi non venivano pagati il debito complessivo lievitava.

Ieri era il 30 e l'imprenditore si è presentato nel negozio di ferramenta in via Regina Elena, civico numero 2, ed ha consegnato la rata. Uscito dal negozio sono entrati i carabinieri. E da quel momento la "Ciccio Bello Bank" ha chiuso i battenti. Il commerciante, inchiodato da quelle quattro banconote, ha capito che l'unica possibilità che aveva per limitare i danni era collaborare. E così ha ammesso che da quarant'anni prestava denaro a chi ne aveva bisogno e ha ammesso il tasso di interessi da capogiro.

Ha fatto anche riferimento ai nomi riportati su una rubrica sequestrata nel negozio, agli assegni ed ai pezzi di carta con appuntati, anche lì, nomi e cifre. Ma nonostante questa collaborazione a tutto campo, ieri il banchiere dell'usura non ha potuto evitare il carcere. Ha dovuto trascorrere la notte dietro le sbarre in attesa dell'udienza di convalida dell'arresto per poter tornare a casa sua. Potrà trascorrere il Capodanno nell'agio della sua abitazione, seppure da detenuto, e non in una cella del carcere di Brindisi. Probabilmente non saranno contenti coloro che sono stati messi sul lastrico da questo signore ricco sfondato, ma la legge lo prevede e nulla si può fare.

Le indagini su questo usuraio reo-confesso furono avviate dai carabinieri lo scorso ottobre. Un rappresentante di commercio, il sanvitese B. D., si presentò nella sede della Compagnia e sporse denuncia. In un momento di bisogno aveva chiesto in presto a Francesco Bello 10mila euro. Non l'avesse mai fatto. Gli interessi del 3% mensili lo avevano distrutto. Anche lui pagava lo quota interessi in tre rate mensili. "Ma se io non avessi fatto così - sembra si sia giustificato - non potevo ripristinare il capitale e prestare il denaro a chi me lo chiedeva perché ne aveva bisogno".

Fu informato il sostituto procuratore Giuseppe De Nozza. Le indagini portarono alla individuazione di altri casi di usura. Ma per inchiodarlo e spingere il negoziante a confessare occorreva arrestarlo in flagranza. Hanno aspettato i carabinieri, ma poi ci sono riusciti. Hanno saputo che l'imprenditore era una delle persone finite nella macina della "Ciccio Bello Bank" e lo hanno convinto non solo a denunciare, ma anche a prestarsi alla trappola. L'imprenditore ha accettato e la trappola ha funzionato. E così è saltato il coperchio su questo giro di usura, quantificato allo stato attorno ai 600mila euro.

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