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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

Veleni, indagate 4 aziende brindisine

VIBO VALENTIA - Ci sono anche quattro titolari di aziende brindisine di trasporto nell'inchiesta della guardia di finanza e della procura di Vibo Valentia che ha scoperto un'organizzazione dedita al trasporto ed allo smaltimento illecito di rifiuti industriali tossici e pericolosi che operava tra Calabria, Puglia e Sicilia. Nome in codice dell'operazione, “Poison” (veleno ndr). I fanghi provenivano da una “società nazionale leader nella produzione di energia elettrica” di cui gli investigatori per ora non indicano altro.

VIBO VALENTIA - Ci sono anche quattro titolari di aziende brindisine di trasporto nell'inchiesta della guardia di finanza e della procura di Vibo Valentia che ha scoperto un'organizzazione dedita al trasporto ed allo smaltimento illecito di rifiuti industriali tossici e pericolosi che operava tra Calabria, Puglia e Sicilia. Nome in codice dell'operazione, "Poison" (veleno ndr). I fanghi provenivano da una "società nazionale leader nella produzione di energia elettrica" di cui gli investigatori per ora non indicano altro.

Condotta sotto la regia del procuratore capo di Vibo Valentia - Mario Spagnuolo - a conclusione di una lunga attività investigativa in materia di salute pubblica (novembre 2009-luglio 2011) l'inchiesta ha smascherato un'associazione a delinquere che operava tra varie regioni d'Italia, in particolare Calabria, Sicilia e Puglia (cinque le aziende finite sotto la lente 4 di Brindisi e una di Monopoli) dedita all'illecito trasporto e smaltimento di rifiuti industriali "tossici" ed altamente pericolosi.

I militari della compagnia di Vibo Valentia hanno ricostruito la filiera che ha determinato l'illecito stoccaggio ed il successivo interramento, in località San Calogero (Vibo Valentia), di oltre 135.000 tonnellate di rifiuti pericolosi e tossici, individuando responsabilità ai vari livelli, ed identificando i 18 soggetti coinvolti nell'illecita attività associativa, ai quali è stato notificato l'avviso di conclusioni delle indagini, tra i quali 2 dipendenti dell'amministrazione provinciale di Vibo Valentia, che avrebbero rilasciato autorizzazioni non conformi nei confronti della società, sotto inchiesta, "Fornace Tranquilla Srl".

Il titolare - Giuseppe Romeo, tratto in arresto nel novembre 2009 - aveva attestato falsamente, insieme con altri membri del sodalizio, il recupero mai avvenuto dei rifiuti pericolosi che, di volta in volta, venivano inviati a San Calogero a ridosso di coltivazioni ad agrumi dove venivano interrati. Le indagini hanno consentito di individuare specifiche responsabilità dei membri dell'associazione a delinquere dedita al traffico e allo smaltimento di rifiuti tossici accertando il contestuale coinvolgimento di varie società, calabresi e pugliesi, che si erano aggiudicate contratti per il trasporto, il recupero e lo smaltimento di fanghi "altamente inquinanti e pericolosi", di derivazione industriale (risultati essere composti da alte percentuali di nichel-vanadio) per importi di svariati milioni di euro, stipulati con una società nazionale leader nella produzione di energia elettrica.

Lo spregiudicato meccanismo utilizzato dai responsabili in danno della salute pubblica, è consistito nello stoccare illegalmente i fanghi pericolosi e tossici facendo risultare "solo cartolarmente" l'effettiva procedura industriale finalizzata al recupero e ricondizionamento delle sostanze di scarto, e il successivo reimpiego nel campo dell'edilizia. Le fiamme gialle hanno accertato che in realtà, l'associazione a delinquere aveva ritenuto piu' economico interrare le scorie pericolose a San Calogero (oltre 100 mila metri quadri, l'estensione dei terreni) all'interno dello stabilimento industriale "Fornace Tranquilla Srl", ed area attigua risparmiando più di 18 milioni di euro, soldi che sarebbero dovuti essere in realtà impiegati per effettuare il regolare smaltimento in sicurezza a termini di legge.

In seguito a quanto accertato durante l'inchiesta, il prefetto di Vibo Valentia tempestivamente, con apposita ordinanza, sin dal 21 luglio 2010 aveva imposto di procedere all'immediata distruzione dei prodotti agricoli vegetali coltivati nelle immediate vicinanze dell'area interessata vietandone il consumo e la commercializzazione. I reati contestati vanno dall'associazione a delinquere, finalizzata al traffico e all'illecito smaltimento di oltre 135.000 tonnellate di rifiuti pericolosi (art. 416 c.p.), al disastro ambientale con conseguente pericolo per l'incolumità pubblica (art. 434 c.p.), dall'avvelenamento di acque e di sostanze alimentari (art. 439 c.p.) alla falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale (art. 480 c.p.) e alla falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art.483 c.p.), nonchè dalla attività di gestione dei rifiuti non autorizzata (art 256 d.l.vo 152/2006), alle attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art 260 d.l.vo 152/2006), tutti perpetrati in concorso tra gli indagati.

Gli amministratori della srl Fornace Tranquilla con sede a San Calogero, si sono inoltre resi responsabili inoltre di evasione fiscale per il mancato pagamento del tributo per il deposito in discarica dei rifiuti solidi pari a 1.400.000 euro. Le quattro aziende brindisine coinvolte hanno sede legale nel capoluogo, e gli amministratori delle stesse - di età compresa tra i 40 ed i 50 anni - risultano indagati.

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