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Veolia, i lavoratori si incatenano per protesta davanti alla Provincia: "Subito una soluzione"

BRINDISI - La protesta è avvenuta questa mattina. Stufi delle solite promesse mai mantenute, e con la scadenza della cassa integrazione ormai alle porte, quattro lavoratori Veolia si sono incatenati davanti all'ingresso posteriore del Palazzo della Provincia, per manifestare contro il blocco del termovalorizzatore, ancora sotto sequestro dopo 18 mesi.

BRINDISI - La protesta è avvenuta questa mattina. Stufi delle solite promesse mai mantenute, e con la scadenza della cassa integrazione ormai alle porte, quattro lavoratori Veolia si sono incatenati davanti all'ingresso posteriore del Palazzo della Provincia, per manifestare contro il blocco del termovalorizzatore, ancora sotto sequestro dopo 18 mesi.

Si sono incatenati e davanti a cronisti, politici e passanti hanno illustrato con civiltà le loro ragioni. "Siamo qui perchè la cassa integrazione scade il 16 ottobre, e nulla è cambiato". L'impianto è ancora fermo, è stata eseguita una perizia sui fusti per capire se nell'impianto di controllo dell'inceneritore tutto è a norma di regola, ma i lavoratori non ricevono le indennità già dal mese di giugno.

"Ci avevano detto che tutto si sarebbe ripristinato nel più breve tempo possibile", protestavano questa mattina i quattro lavoratori all'esterno, in rappresentanza di tutti e 26. Nella tarda mattinata, sono stati ricevuti dal presidente della Provincia Massimo Ferrarese che li ha rassicurati sull'impegno dell'ente in funzione di un'imminente risoluzione del problema. Un nuovo aggiornamento avverrà la settimana prossima.

"L'azienda ha chiesto ancora un po' di tempo - ha detto nei giorni scorsi il segretario della Uil Antonio Licchello -, in quanto su una parte dell'area dove insistono gli impianti vige ancora un sequestro della magistratura." Al momento i lavoratori restano in quota a Veolia. "Tanto è vero - ha aggiunto Licchello - che allo scadere della cassa integrazione è stato necessario far richiedere la proroga alla Regione proprio dalla Veolia".

La piattaforma polifunzionale del Consorzio Asi, impianto che smaltisce rifiuti industriali anche tossici e pericolosi, dal marzo scorso ha un soggetto gestore, la Cisa, che si è aggiudicata l'appalto indetto dal Consorzio anche se non senza qualche difficoltà. All'apertura delle buste il plico era appena uno, benchè le imprese ad aver mostrato interesse nei mesi precedenti fossero più o meno sette. L'unica offerta arrivata, quella della Cisa. Cioè proprio dall'impresa massafrese che aveva fissato sul terreno i paletti della gara d'appalto poco prima della stessa: una lista di eccezioni poi accettate dall'Asi, tra queste la possibilità di offerte al ribasso sul canone individuato. Proprio su quest'ultimo punto la Cisa ha messo a segno il suo colpo: l'offerta per il canone a 25mila euro, a fronte dei 300mila ipotizzati. L'azienda massafrese avrebbe dovuto poi sottoscrivere il contratto vero e proprio alla fine dello stesso mese ed entro aprile riassorbire i 27 lavoratori in quota alla Veolia, la società che nel 2008, dopo essere a sua volta subentrata a Termomeccanica, aveva deciso di sgomberare il campo.

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