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Paola Catanzaro, in arte Sveva Cardinale

Paola Catanzaro, in arte Sveva Cardinale

“Versai mezzo milione di euro per il film di Sveva Cardinale”

L’imprenditore, dopo aver denunciato Paola Catanzaro, ha consegnato ai finanzieri la registrazione di una telefonata con un uomo della produzione: “Gran parte del denaro riconsegnato a lei”

BRINDISI – “Per il film di Paola Catanzaro, quando si faceva chiamare Sveva Cardinale, versai più di mezzo milione di euro, ma poi scoprii  che quella somma solo in parte servì alla produzione cinematografica perché appresi che venne riconsegnata alla stessa Catanzaro direttamente o tramite suo marito, Francesco Rizzo. Ho anche una registrazione telefonica che lo dimostra”.

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I bonifici bancari per il film

All’iniziale denuncia presentata ai militari della Guardia di Finanza di Brindisi, l’imprenditore ha consegnato un audio che si riferisce al periodo in cui avvenne la lavorazione della pellicola in cui Sveva Cardinale, al secolo Paola Catanzaro, già Paolo, ebbe il ruolo da protagonista. Quella registrazione è stata depositata sotto forma di “integrazione di denuncia” il 31 maggio 2017 e, stando a quanto si apprende, un mese dopo l’amministratore unico della società cinematografica con sede a Roma sporse denuncia contro Catanzaro sostenendo di essere stato costretto a versarle ingenti somme di denaro.

Quest’ultima denuncia venne depositata ai pm della Procura di Roma e nel testo si farebbe riferimento anche presunte minacce che Catanzaro avrebbe rivolto all’uomo sostenendo che l’imprenditore barese, finanziatore della pellicola, fosse legato ad ambienti pericolosi, tanto da essere pronto a mandare nella Capitale dei sicari in caso di mancato pagamento. 

Le due inchieste, quella a Brindisi che nel frattempo è arrivata a conclusione, e quella di Roma, sono quindi destinate a intrecciarsi. Sul finanziamento del film, l’imprenditore di Bari ha precisato ai finanzieri di essersi fatto carico di una somma a titolo di “costo di partecipazione di 549mila euro”, versati in favore della srl di produzione cinematografica con tre bonifici bancari. Il primo in data 3 marzo 2016 pari e 61mila euro, il secondo il 17 successivo pari e 244mila  e infine il 28 marzo dello stesso anno di ulteriori 244mila euro.

Nella denuncia il professionista pugliese sostiene che Catanzaro lo abbia “convinto a sottoscrivere” con la società romana un contratto di distribuzione e di produzione del film del costo di 250mila euro, pagati con bonifico bancario del 25 luglio 2016. Anche questo esibito in copia.

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La registrazione telefonica

Alla documentazione bancaria, sarebbe stata allegata una registrazione, fatta dallo stesso imprenditore. L’audio si riferisce al colloquio telefonico tra lui e un uomo della società cinematografica, già identificato dai finanzieri. L’interlocutore avrebbe confidato al professionista barese che solo una parte dei finanziamenti ricevuti dalla srl per la produzione di un secondo film con Sveva Cardinale attrice, erano effettivamente servizi a tale scopo, essendo stati per la maggior parte riconsegnati a Paola Catanzaro.

Direttamente oppure tramite il marito. La pellicola oggetto del colloquio sarebbe la seconda girata  dalla società con Sveva Cardinale nel cast, dal titolo La Fuga, genere poliziesco all’italiana, terminata ma non andata nelle sale, perché tra la brindisina e l’amministratore unico della srl ci furono una serie di contrasti, sfociati con la denuncia sporta a Roma.

Le indagini sui conti correnti

I finanzieri di Brindisi hanno scoperto che da uno dei conti correnti riconducibili a Catanzaro emergeva la restituzione all’imprenditore della somma di 118.207 euro, tra il 2016 e il 2017. Risultavano, inoltre, disposizioni di bonifico in favore di quattro donne: 40mila euro per anticipi per l’acquisto di materiale vario, diecimila euro per diritti Sveva Cardinale nel 2016, cinquemila euro e seimila euro e poi 700 euro e ancora 19.739,60 euro e 12.273,20 euro, questi ultimi due importi legati a prestazioni di editing e ghost writing.

Parte offesa

L’imprenditore, al momento,  è stato riconosciuto come parte offesa dal pubblico ministero Luca Miceli, negli avvisi di conclusione delle indagini notificati a Catanzaro, ancora ristretta nel carcere di Lecce, al marito e ad altre sette persone, tutte accusate di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Ipotesi di reato confermata dal Riesame. Nel caso in cui il pm dovesse ottenere il processo, il professionista barese potrà costituirsi parte civile ai fini della richiesta di risarcimento danni, patrimoniale e non.

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