Cronaca

Vertenza netturbini: "Impossibile escludere oneri aggiuntivi per il comune"

Riceviamo e pubblichiamo la risposta del sindaco di Mesagne, Pompeo Molfetta, al comunicato della Cgil sulla vertenza riguardante i 19 lavoratori dell'Ati Axa-Gial Plast passati da contratto part time e contratto full time

Riceviamo e pubblichiamo la risposta del sindaco di Mesagne, Pompeo Molfetta, al comunicato della Cgil sulla vertenza riguardante i 19 lavoratori dell'Ati Axa-Gial Plast passati da contratto part time e contratto full time

Il capitolato d’appalto, che è lo strumento giuridico che regola i rapporti fra l’Amministrazione Comunale e AXA-Gial Plast per gestione del servizio di igiene urbana, non ha mai previsto l’assunzione di personale part-time. Il numero dei dipendenti, la loro qualifica professionale, la categoria di inquadramento, il monte ore attribuito sono rigorosamente disciplinati da questo strumento a cui l’azienda è chiamata a riferirsi nel rispetto delle norme generali del CCNL. L’azienda questo obbligo contrattuale lo ha sempre interpretato con grande flessibilità: nel 2012 in occasione della rinegoziazione del capitolato, anziché assumere 16 lavoratori a tempo pieno di categoria II, come stabilito, ne assunse 19 di categoria I, a tempo parziale e con contratti a decorrenza diversificata.

Successivamente si sono moltiplicate le assunzioni di personale a tempo parziale, in sostituzione del personale appartenente alla platea storica andato in pensione, ed è molto aumentato il ricorso all’uso dello straordinario che di fatto spostava il monte ore lavorativo di questi dipendenti precari verso il full time, ingenerando in loro la legittima aspettativa di essere prima o poi stabilizzati a tempo pieno. Si compiva cioè il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci: prendi due e paghi uno. 

Noi abbiamo più volte segnalato questa anomalia, anche con atti formali (nel PEF, Piano Economico Finanziario) questa tendenza a precarizzare il rapporto di lavoro, questa interpretazione iperflessibile del capitolato. Non mi pare che la CGIL abbia fatto altrettanto. Ma si sa, prima o poi i lavoratori andranno a rivendicar diritti al Comune e il «ricatto occupazionale» farà allentare i cordoni della borsa anche al Sindaco più tignoso che dovrà stabilizzare ciò che gli altri avevano precarizzato. 

Fu così nella passata Consiliatura, fu l’Amministrazione Comunale a chiedere il passaggio a full time dei 19 dipendenti part-time ma allora la ditta chiese circa 20.000 euro mensili in più sul capitolato. Per questo motivo l’operazione non andò in porto. 

Come mai questa operazione oggi non costerebbe nulla? Chi paga? Mi si dice: «Non è un problema vostro, l’accordo sindacale non prevede oneri aggiuntivi per il Comune». Ma allora perché tanto clamore? 

Se il Comune non deve modificare il capitolato d’appalto, non deve cacciar fuori i soldi, perché mai dovrebbe ratificare un accordo sindacale fra una azienda privata e i suoi lavoratori? E come mai questo accordo, tenacemente perseguito in tanti anni, lo si raggiunge solo alla scadenza definitiva del contratto tra Comune di Mesagne e AXA-Gial Plast? E come mai proprio ora, che è in corso la “gara ponte” per l’affidamento del servizio al nuovo gestore? E come si fa a dire che l’aumento del monte ore non inciderà sulla gara ponte che è giusto tarata sulla attuale situazione del personale esistente? E chi subentra, pur avendo piena autonomia imprenditoriale, non rischia in ogni caso di doversi accollare maggiori oneri non previsti in fase di gara? 

Allora: come si fa a non mettere in conto che questo aumento, prima o poi, potrebbe ricadere nel computo complessivo del costo del servizio e che questo potrebbe determinare un aumento ulteriore della TARI e quindi gravare ulteriormente nelle tasche dei cittadini contribuenti che per effetto della «mala gestio» del sistema in Puglia e in Provincia di Brindisi pagano già costi altissimi?

Quindi la rappresentazione dantesca della CGIL che lascia immaginare come il Sindaco di Mesagne sia una sorta di “Caron dimonio” che si compiace di traghettar negli inferi del precariato i lavoratori e di come loro siano i cherubini del full-time, mi pare francamente eccessivo.

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