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Cronaca Ostuni

Vertenza Telcom: alta tensione tra la Filctem Cgil e l’azienda ostunese

OSTUNI - Ancora scintille tra sindacati e Telcom, a margine della vertenza aperta per il licenziamento di 36 lavoratori, tuttora in cassaintegrazione. La segreteria provinciale della Filctem Cgil, infatti, torna all’attacco. E lo fa con un documento nel quale contesta il comportamento dell’azienda: “Tra le tante crisi aziendali in provincia di Brindisi, nei settori di nostra competenza sindacale tessile - abbigliamento, manifatturiero, chimico - farmaceutico, la vertenza Telcom rischia di sconfinare in una grande degenerazione. Riteniamo che i tanti comportamenti assunti dalla Società Telcom, siano lesivi delle corrette relazioni sindacali e tendono sempre più a compromettere in maniera inequivocabile gli accordi sottoscritti tra le parti”.

OSTUNI - Ancora scintille tra sindacati e Telcom, a margine della vertenza aperta per il licenziamento di 36 lavoratori, tuttora in cassaintegrazione. La segreteria provinciale della Filctem Cgil, infatti, torna all'attacco. E lo fa con un documento nel quale contesta il comportamento dell'azienda: "Tra le tante crisi aziendali in provincia di Brindisi, nei settori di nostra competenza sindacale tessile - abbigliamento, manifatturiero, chimico - farmaceutico, la vertenza Telcom rischia di sconfinare in una grande degenerazione. Riteniamo che i tanti comportamenti assunti dalla Società Telcom, siano lesivi delle corrette relazioni sindacali e tendono sempre più a compromettere in maniera inequivocabile gli accordi sottoscritti tra le parti".

Il sindacato poi ricostruisce così la vicenda: "La Telcom di Ostuni a causa di una contrazione del fatturato da 29 a 24 Milioni di Euro, nel 2009 avvia la procedura per il licenziamento di una parte dei lavoratori. Solo per l'intervento del sindacato, che obbliga la società ad una trattativa, si arriva a far modificare le decisioni aziendali che presentano una riorganizzazione aziendale che coinvolge 49 unità.

La forte determinazione della Filctem Cgil, insieme con le altre sigle sindacali, determina il ricorso agli ammortizzatori sociali con la Cassa Integrazione in deroga. Per una serie di esigenze produttive, così come previsto dagli accordi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali 12 lavoratori rientrano, in seguito, nel ciclo produttivo.

Successivamente la Società ottiene nuove importanti commesse, tenta di acquisire la Borsci San Marzano, utilizza lavoro straordinario per garantire le attività in Telcom, respinge le rivendicazioni sindacali di rotazione o accordi di solidarietà per il rientro del personale che non avviene neppure dopo il licenziamento volontario di un lavoratore addetto all'ufficio vendite". Quindi le accuse più "recenti": "Nell'ultimo incontro richiesto dalle Organizzazioni sindacali, all'assessore Provinciale del Mercato del Lavoro, con un pretesto la Telcom ha disertato la riunione.

In questo ultimo periodo, inoltre, per garantire le commesse e fronteggiare periodi di malattia in un ottica di assurda flessibilità e attacco alla dignità dei lavoratori, per un tempo limitato in maniera assolutamente unilaterale, sono stati richiamati un gruppo di lavoratori dalla Cassa Integrazione, senza attivare alcuna procedura e/o comunicazione alle organizzazioni sindacali".

La Telcom, da parte sua, difende il proprio operato: "L'accordo con i sindacati - spiega il presidente della Telcom, Raffaele Casale - è stato già a suo tempo siglato. Non v'è ragione di partecipare ad altri incontri. Abbiamo operato una ristrutturazione aziendale per investimento, non per crisi. Certo, avremmo anche potuto ricorrere alla ristrutturazione per crisi, visto che nell'ultimo anno abbiamo registrato un calo del fatturato da 33 a 23 milioni di euro. Questi sono i fatti".

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