Cronaca

Tentato omicidio Greco, riparla il pentito Sandro Campana: via gli omissis

"Floriano Chirivì e Benito Clemente di San Donaci autori materiali della sparatoria a Mesagne il primo luglio 2010 per la droga, mandanti sono mio fratello Francesco e Ronzino De Nitto". I primi due mai stati arrestati, gli altri assolti dalla Corte d'Assise: "Dichiarazioni illogiche del collaboratore"

BRINDISI – Via gli omissis da uno dei verbali resi dal pentito Sandro Campana, con la conseguenza che sono diventati leggibili i nomi di due uomini ritenuti affiliati alla Scu indicati come “autori materiali del tentato omicidio di Vincenzo Greco”: “gli esecutori sono Floriano Chirivì e Benito Clemente, di San Donaci”, secondo il collaboratore di giustizia.

Benito Clemente-2Floriano ChirivìI due sono stati arrestati nel blitz Omega della Dda di Lecce e mai sono stati indagati in relazione al fatto di sangue avvenuto a Mesagne la mattina del primo luglio 2010. Di entrambi il Sandro Campana ha riferito anche in videoconferenza, in una delle ultime udienze del processo davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Brindisi, citato dai pm: in quella sede consegnò a giudici solo i nomi di battesimo, i cognomi sono emersi invece nell’ultima ordinanza di arresto, nel capitolo riservato alle dichiarazioni dei pentiti.

Per Chirivì e Clemente la contestazione mossa nel provvedimento non attiene al tentato omicidio, ma al narcotraffico con legami di affiliazione alla Scu. Sulle loro posizioni la Dda ha iniziato a stringere il cerchio dopo i verbali resi da Sandro Campana, fratello di Francesco, ritenuto il capo della frangia della Scu di Brindisi e Tuturano, riconducibile alla vecchia guardia di Rogoli e Buccarella. Ma su Campana pentito la Corte d’Assise ha nutrito dubbi ritenendo proprio queste dichiarazioni illogiche, con il risultato che Francesco Campana e Ronzino De Nitto che il collaboratore ha indicato come mandanti sono stati assolti, dopo la modifica nel capo di imputazione durante il dibattimento.

Il verbale di Sandro Campana risale al 28 luglio 2015: “Coloro che sono accusati attualmente di essere gli autori del tentato omicidio di Vincenzo Greco, cioè mio fratello Francesco e Ronzino De Nitto, ne sono in realtà i mandanti, mentre gli esecutori sono Floriano e Benito, il primo dei quali sono in grado di riconoscere perché l’ho incontrato in carcere a Brindisi nell’estate 2012”, si legge.“Floriano, pur essendo detenuto in cella diversa, mi aspettava sempre per salutarmi. Entrambi sono affiliati a Pietro Soleto, referente a San Donaci di Antonio Vitale sino al 2009 e nostro da quel momento non poi”. Secondo il pentito, i due “hanno usato una Kawasaki 900 nera, a sparare fu Benito mentre Floriano guidava essendo bravo”.

“In quel periodo Leonardo Grevo e Vincenzo Greco, affiliato a Daniele Vicientino dal 2000, erano attivi nel traffico di droga ed erano entrati in contrasto con Floriano e Benito, con i quali vennero alle mani, e di conseguenza anche con Piero Soleto. Poiché l’azione doveva svolgersi a Mesagne, fu chiesta l’autorizzazione a mio fratello e a De Nitto, i quali diedero il via per il ferimento di Vincenzo Greco del quale non era prevista l’uccisione. In seguito era prevista azione analoga nei confronti di Leonardo Greco a San Donaci, da parte di mio fratello e da De Nitto”.

Quel Floriano, Sandro Campana lo ha riconosciuto in foto sfogliando l’album che gli venne posto in visione: indicò il ritratto indicato solo con il numero 34. Su Benito ha precisato di non conoscerlo di persona e lo ha descritto come “persona di corporatura tarchiata e più basso”. In videoconferenza aggiunse che quel giorno “persero l’orientamento, non ricordarono più quale fosse il portone di Greco e girarono per le strade di Mesagne, poi videro Greco che si era affacciato perché aveva sentito il rumore. Lo riconobbero, Benito sparò all’impazzata e venne colpita un’altra persona che non c’entrava niente e gli disse che sarebbe toccato al fratello, mentre era a terra”.

Francesco Campana Ronzino De NittoIn quel periodo i fratelli Campana erano latitanti: “Io stavo nel basso Tarantino e qualche volta andavo a San Pancrazio, dove andai tre giorni prima del tentato omicidio perché Angelo Librato, nostro affiliato storico, mi disse che c’erano due di San Donaci che mi volevano parlare con urgenza”. Il motivo, sempre secondo il pentito: “Vincenzo Greco alzò le mani a Benito e quella fu la goccia che fece traboccare il vaso già pieno perché dopo la scarcerazione dei Greco, nativi di San Donaci, c’erano problemi sul territorio. A quel punto dissi che dovevano parlare direttamente con mio fratello”.

“La mattina successiva, il 2 luglio, mi venne a trovare Antonello Gravina detto Pizzaleo  e mi disse che tutto il commissariato di Mesagne era stato a casa sua credendo di trovare me e mio fratello ritenendoci responsabili dell’accaduto. Mi arrabbiai e volli sapere chi aveva dato l’ordine di scendere a Mesagne: lo diedero mio fratello e Ronzino De Nitto, ma doveva essere una gambizzazione, un avvertimento, poi Benito ha esagerato”.

Secondo Sandro Campana nulla ha a che vedere con la sparatoria il fatto che il fratello di Vincenzo Greco, Leonardo, diede uno schiaffo ad Antonio Campana, nel carcere di Lecce, “su ordine solo di Ercole Penna”, circostanza riferita da altri pentiti: “Questo fatto dello schiaffo l’ho saputo nel lontano giugno 2004 quando ero detenuto a Taranto dove c’era Vicientino e chiesi spiegazioni a lui che però non ne sapeva niente”. Nel verbale rc’è un ulteriore ricordo: “Dopo l’episodio, Benito fu capace di recarsi in ospedale a Brindisi per fare visita a Greco al fine di capire se questi lo avesse riconosciuto, quando comprese che non era così gli chiese come mai avesse accusato i fratelli Campana e lui rispose che non aveva accusato nessuno”.

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