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L'arresto di Marco De Iaco

L'arresto di Marco De Iaco

Videocamere e identikit vecchio stile incastrano due rapinatori di gioiellerie

BRINDISI – Due rapine in cinque giorni, almeno 80mila euro di bottino inseriti nel circuito della ricettazione che utilizza terminali legali. Ma la coppia tutta brindisina composta dal 18enne Michele Lombardi e dal 25enne Marco De Iaco non è arrivata neppure a tre settimane dal primo colpo: Lombardi è stato arrestato il 13 giugno, De Iaco questa mattina con una seconda ordinanza che ha raggiunto l’altro complice già detenuto. Dietro il successo delle indagini ci sono una memoria visiva di ferro di una delle vittime e l’ottima matita di un investigatore della Scientifica, e nel secondo caso invece le registrazioni di una videocamera di sicurezza. Ma è stata la squadra mobile di Brindisi a trovare la pista giusta per mettere insieme tutte le tessere del puzzle.

BRINDISI - Due rapine in cinque giorni, almeno 80mila euro di bottino inseriti nel circuito della ricettazione che utilizza terminali legali. Ma la coppia tutta brindisina composta dal 18enne Michele Lombardi e dal 25enne Marco De Iaco non è arrivata neppure a tre settimane dal primo colpo: Lombardi è stato arrestato il 13 giugno, De Iaco questa mattina con una seconda ordinanza che ha raggiunto l'altro complice già detenuto. Dietro il successo delle indagini ci sono una memoria visiva di ferro di una delle vittime e l'ottima matita di un investigatore della Scientifica, e nel secondo caso invece le registrazioni di una videocamera di sicurezza. Ma è stata la squadra mobile di Brindisi a trovare la pista giusta per mettere insieme tutte le tessere del puzzle.

La prima rapina è stata quella del pomeriggio dell'1 giugno alla gioielleria "Capricci" di Torchiarolo, dove - come dimostrano i fotogrammi della videocamera - De Iaco e Lombardi entrarono come normali clienti. La solita storiella raccontata alla commessa: "Vorrei vedere qualcosa da regalare alla mia fidanzata", disse Michele Lombardi a Stefania Serinelli. La commessa, per non occupare il bancone del vano principale del negozio, condusse il ragazzino con i capelli chiari rasati in una seconda stanza. Ma qui, una volta di fronte ai campionari aperti, Michele Lombardi tirò fuori una pistola e sospinse la commessa nuovamente nell'ingresso del negozio, dove sia alla ragazza che alla titolare Marisa Miglietta fu intimato di stendersi a terra. Poi le due donne furono immobilizzate da De Iaco con un rotolo di nastro adesivo.

I banditi riuscirono a mettere le mani su 150 bracciali alcuni con brillanti, su un prezioso collier e su un paio di orecchini, su 200 fedi nuziali in oro, ma non riuscirono ad aprire la cassaforte per un errore di procedura. I preziosi rapinati pare abbiano un valore di almeno 70mila euro. Comunque i due avevano in mente un altro colpo, che portarono a segno il 5 giugno ai danni di "Ida Gioielli", un negozio di via Cesare Battisti 116 a Lecce. Anche qui Michele Lombardi ha fatto da uomo di punta. Del resto, ha spiegato stamani il capo della Mobile di Brindisi, Francesco Barnaba, il ragazzo già da minorenne si era dato parecchio da fare, tanto da finire i carcere nell'operazione condotta l'anno scorso contro la banda che assaltava distributori in serie, utilizzando o una vecchia Fiat Croma oppure un'Alfa 164.

Ma questo relativamente prolungato contatto di Lombardi con la vittima, Ida Antonucci, 60 anni e origini brindisine, ha fatto sì che la signora - quando le squadre mobili di Lecce e Brindisi hanno iniziato a collaborare sulle tracce dei banditi - potesse descrivere minuziosamente ad un poliziotto della Scientifica di Brindisi le fattezze del rapinatore, che sono state messe in evidenza da un identikit realizzato a matita e sorprendentemente somigliante proprio a Lombardi. Il quale il 13 giugno, come già detto, fu poi catturato dalla polizia del capoluogo salentino.

E più che sufficienti sono stati considerati come prove a carico sia i fotogrammi del sistema di videosorveglianza che a Torchiarolo, a differenza del caso di Lecce, c'era, che le successive identificazioni fotografiche effettuate dalle vittime su richiesta della sezione antirapine della Mobile di Brindisi. Il gip Paola Liaci ha spiccato su richiesta del pm Silvia Nastasia due provvedimenti cautelari eseguiti stamane dai collaboratori del vicequestore Francesco Barnaba. Tre donne le vittime, due donne quelle che hanno presentato il conto.

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