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Villa Castelli, in tre assolti dall'accusa di violenza sessuale

VILLA CASTELLI – Non ci fu violenza sessuale nei confronti di G. M., 14 anni, all’epoca dei fatti, di Ceglie Messapica. E per questo la Corte di appello di Lecce ha assolto, confermando la sentenza di primo grado, i tre imputati: Leonardo Cinieri, 39 anni, di Ceglie Messapica, Antonio Ciracì, 45 anni, di Villa Castelli, e N. M., 24 anni, di Ceglie Messapica, sorella di G. M.

VILLA CASTELLI - Non ci fu violenza sessuale nei confronti di G. M., 14 anni, all'epoca dei fatti, di Ceglie Messapica. E per questo la Corte di appello di Lecce ha assolto, confermando la sentenza di primo grado, i tre imputati: Leonardo Cinieri, 39 anni, di Ceglie Messapica, Antonio Ciracì, 45 anni, di Villa Castelli, e N. M., 24 anni, di Ceglie Messapica, sorella di G. M.

I difensori - Aldo Gianfreda per Cinieri, Francesco Nigro per N. M. e Mauro Masiello per Ciracì -, hanno dimostrato nel corso dei due procedimenti che non vi era stata nessuna violenza e che il tutto era stato frutto della fantasia della ragazzina. Tanto è vero che la Corte di appello di Lecce (presidente Casaburi, giudici Palazzo e Petrella) hanno assolto con la mancata sussistenza del fatto.

Le violenze sarebbero state commesse a Villa Castelli tra settembre e ottobre 2004. Il 12 novembre del 2005 il giudice per le indagini preliminari di Brindisi Simona Panzera emise un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti di Cinieri e Ciracì, sostituita dopo quindici giorni con gli arresti domiciliari, mantenuti per oltre cinque mesi. Accuse pesantissime. Cinieri rispondeva di avere costretto la quattordicenne a subire atti sessuali mentre la sorella N. M., assisteva senza intervenire. Altro capo di imputazione contestato ai tre era di avere i due maschi usato violenza alla ragazzina mentre la sorella assisteva senza opporsi. E ancora Cinieri e Ciracì di avere dato alla quattordicenne uno spinello.

Il processo in primo grado si concluse il 24 febbraio dello scorso anno, dopo tredici udienze, con l'assoluzione dei tre con la formula "il fatto non sussiste". Il pubblico ministero Adele Ferraro aveva chiesto la condanna si Cinieri a 5 anni e sei mesi di carcere; di N. M. a 3 anni e nove mesi, e di Ciracì a 5 anni e tre mesi di reclusione. La parte civile era rappresentata dall'avvocato Cosimo Deleonardis.

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