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“Violenza sessuale nei bagni della stazione: il fatto non sussiste”

In Appello assoluzione piena per lo studente di Brindisi che nel 2011 venne condannato a due anni e otto mesi, dopo la denuncia di una ragazza di 16 anni: marinarono la scuola, raccontò di essere stata abusata a Lecce anche da un minore, l'imputato ha sempre rivendicato la sua innocenza

BRINDISI – Assoluzione piena in Appello dall’accusa di violenza sessuale per lo studente di Brindisi che ora ha 24 anni, accusato e condannato in primo grado a due anni e otto mesi per aver abusato di una ragazza di 16 anni nei bagni della stazione di Lecce, assieme a un minore, nel 2011: la Corte salentina ha riconosciuto la sua professione di innocenza, arrivando alla conclusione che quel fatto “non sussiste”.

daniela d'amuri-3La sentenza è stata pronunciata nella tarda serata di ieri, al termine di una camera di consiglio iniziata subito dopo la lunga e articolata arringa del difensore dell’imputato, l’avvocato Daniela d’Amuri (nella foto accanto). La penalista ha impugnato la condanna in primo grado, al termine del processo con rito abbreviato, sostenendo che ci fosse più di un motivo per ritenere provata la versione del suo assistito partendo dai riscontri degli agenti della sezione Antiviolenza della Squadra Mobile di Lecce.

Versione opposta rispetto a quella della minorenne, rappresentata in giudizio dall’avvocato Ernestina Sicilia che aveva chiesto la conferma della condanna, riportandosi alla richiesta del procuratore generale secondo il quale la violenza fu consumata nei bagni della stazione ferroviaria, dopo due tentativi. Il rappresentante della pubblica accusa aveva contestato due aggravanti:  violenza di gruppo sostenendo la presenza di un ragazzo non ancora maggiorenne che è  giudicato dal Tribunale dei minori e messo alla prova e induzione a bere, ritenendo che i due avessero costretto o comunque indotto la studentessa di 16 anni a provare bevande alcoliche provocando in tal modo uno stato di semi incoscienza.

Il processo è scaturito dalla denuncia della minore sporta nel 2011, al termine di una giornata trascorsa dai tre a Lecce: avevano saltato la scuola quella mattina, decidendo di marinare le lezioni per fare un giro nel capoluogo salentino, dove arrivarono in treno.  Le versioni dei tre coincidono sino all’arrivo a Lecce. Cosa successe dopo? La studentessa sostenne di aver vissuto una mattinata da incubo perché per due volte i ragazzi tentarono di violentarla: riuscirono a bloccarla in un bagno della stazione ferroviaria, dove il minore – secondo questa versione dei fatti – riprese il tutto con un telefonino. Lei riuscì a divincolarsi e chiese aiuto agli agenti della polizia ferroviaria.

Il ragazzo, invece, ha sempre respinto l’accusa sostenendo di non aver mai violentato la giovane, ammettendo di aver trascorso una mattinata in alcuni bar e nella villa comunale. Gli agenti accertarono la presenza dei giovani sia in alcuni locali di Lecce che nella villa, ascoltando anche il custode. Non trovarono il filmato sul telefonino del minore.

In primo grado, davanti al gup, la sentenza confermò la verità sostenuta dalla minorenne che si costituì parte civile. La sentenza risale al 2013: il giudice condannò l’imputato a due anni e otto mesi, andando anche oltre la richiesta del pubblico ministero, dopo aver riconosciuto le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti contestate. Due anni dopo, i giudici della Corte d’Appello sono arrivati a tutt’altra conclusione, riconoscendo l’innocenza del ragazzo che nel frattempo si è diplomato. Le motivazioni saranno depositate fra 90 giorni e solo allora sarà possibile quali siano stati gli elementi sulla base dei quali il verdetto è stato ribaltato. Il fatto non sussiste.

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