Violò gli obblighi e accusò i carabinieri di averlo picchiato: condannato a un anno

FRANCAVILLA FONTANA - Condannato a un anno di reclusione il francavillese Pietro Molendino, 36 anni, residente a Mesagne, con l’accusa di violazione degli obblighi di sorveglianza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. L’uomo aveva incolpato i carabinieri di averlo picchiato, portando in aula a supporto delle proprie accuse un video registrato dalle telecamere dell’impianto di video-sorveglianza del bar in cui era stato arrestato, ma non è a lui che il giudice monocratico ha dato ragione.

Palazzo di Giustizia

FRANCAVILLA FONTANA - Condannato a un anno di reclusione il francavillese Pietro Molendino, 36 anni, residente a Mesagne, con l’accusa di violazione degli obblighi di sorveglianza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. L’uomo aveva incolpato i carabinieri di averlo picchiato, portando in aula a supporto delle proprie accuse un video registrato dalle telecamere dell’impianto di video-sorveglianza del bar in cui era stato arrestato, ma non è a lui che il giudice monocratico ha dato ragione.

E’ stata altra la decisione del giudice monocratico Monica Pizza, dopo la visione del filmato nell’aula del tribunale di Brindisi dove si è svolto il processo per direttissima a carico dell’uomo. Molendino, sottoposto a obblighi di sorveglianza speciale fu arrestato il 14 febbraio scorso, dopo essere stato sorpreso in un bar di Francavilla Fontana: avrebbe dovuto trovarsi a Mesagne, a casa. Nel bar fecero irruzione i carabinieri, che chiesero l’esibizione dei documenti agli avventori. Molendino uscì dal locale accompagnato dai militari, e proprio all’esterno del bar sarebbe andata in scena la colluttazione, in cui l’imputato sostiene di essere stato vittima della presunta aggressione.

Per mezzo della istanza avanzata dal legale Michele Fino, il video è stato acquisito agli atti, e più volte visionato dal pubblico ministero Raffaele Casto e dal tribunale. Il sottufficiale Antonio Bianco, sottoposto a esame in qualità di testimone, ha riconosciuto se stesso nelle immagini, ma anche Molendino. Il brigadiere ha declinato energicamente le accuse a proprio carico, sostenendo piuttosto d’essere stato lui stesso vittima della reazione dell’imputato. Poco rilevanti, per il giudizio ultimo del giudice, le testimonianze del titolare del bar e del resto degli avventori, che hanno confermato la sortita dei militari ma non la presunta aggressione, avvenuta fuori dall’uscio.

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Secondo il tribunale dunque, chi dice la verità è il brigadiere, nessun dubbio data la condanna inflitta a Pietro Molendino. La vicenda potrebbe tuttavia non essere chiusa qui. La lotta a sostegno della propria versione potrebbe essere oggetto di un ricorso da parte del 36enne, che non smette di dichiararsi vittima di sopruso da parte dei militari, a meno che la questione non sia oggetto di un fascicolo aperto d’ufficio da parte della stessa procura. Non è escluso che il carabiniere, dal canto suo, quereli Molendino per calunnia.

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