Cronaca Oria

Virgo Fidelis, celebrazioni per commemorare la Battaglia di Culqualber

Nella mattinata di oggi a Oria, presso la parrocchia di San Domenico, si è svolta la celebrazione della "Virgo Fidelis", patrona dell'Arma dei Carabinieri

ORIA – Nella mattinata di oggi a Oria, presso la parrocchia di San Domenico, si è svolta la celebrazione della "Virgo Fidelis", patrona dell'Arma dei Carabinieri.

Sua eccellenza monsignor Vincenzo Pisanello, vescovo della diocesi di Oria, ha officiato la Santa Messa alla presenza delle più alte cariche provinciali, delle numerose rappresentanze dei carabinieri in servizio e in congedo, nonché delle vedove e degli orfani dei militari dell’Arma, oltre alle scolaresche e personale docente dell’Istituto tecnico commerciale “Calò”, del liceo scientifico “Lilla”, delle scuole medie “De Amicis–Milizia” e “Fermi” di Oria, nonché gli allievi dell’Istituto alberghiero “Sandro Pertini” di Brindisi. La cerimonia si è conclusa con la commemorazione del fatto d’armi che segna la ricorrenza, ovvero l’anniversario della Battaglia di Culqualber.

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Per quel fatto d'armi alla Bandiera dell'Arma fu conferita la seconda Medaglia d'oro al valor militare, con la seguente motivazione: “Glorioso veterano di cruenti cimenti bellici, destinato a rinforza re un caposaldo di vitale importanza, vi diventava artefice di epica resistenza. Apprestato saldamente a difesa l'impervio settore affidatogli, per tre mesi affrontava con indomito valore la violenta aggressività di preponderanti agguerrite forze, che conteneva e rintuzzava con audaci atti controffensivi, contribuendo decisamente alla vigorosa resistenza dell'intero caposaldo, ed infine, dopo aspre giornate di alterne vicende, a segnare, per l’ultima volta in terra d'Africa, la vittoria delle nostre armi. Delineatasi la crisi, deciso al sacrificio supremo, si saldava graniticamente agli spalti difensivi e li contendeva al soverchiante avversario in sanguinosa, impari lotta corpo a corpo, nella quale. Comandante e Carabinieri, fusi in un sol eroico blocco, simbolo delle virtù italiche, immolavano la vita perpetuando le gloriose tradizioni dell'Arma. Culqualber - Africa Orientale, agosto - novembre 1941”.

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Quei Caduti sono andati a far parte della folta schiera di Carabinieri che, in pace ed in guerra, hanno saputo tener fede al giuramento: prestato fino all'estremo sacrificio. A tutti loro, a tutti i familiari, che con coraggio e dignità ne hanno sopportato la lacerante perdita, noi vogliamo rendere Onore.

Oggi si celebra anche la “Giornata dell'Orfano” ed è proprio a loro, primi destinatari del dolore per le gravi perdite di affetto, che vogliamo rivolgere il nostro più sentito pensiero. Quest'anno la ricorrenza della giornata dell'orfano assume un particolare significato poiché ricorrono i settant'anni dalla fondazione dell'Onaomac (Opera nazionale assistenza orfani militari arma carabinieri) che assiste i figli dei carabinieri caduti. L'opera fu fondata nel 1948 e per formare il suo patrimonio iniziale i carabinieri di ogni grado offrirono una giornata del loro stipendio. Oggi l'opera assiste circa 1000 orfani, a ciascuno dei quali eroga un sostegno semestrale, distinto per fasce d'età, sino al compimento degli studi. L'assistenza agli orfani disabili è invece a vita. l'opera non riceve contributi dallo stato, le disponibilità finanziarie sono date da contributi volontari mensili elargiti dai militari di ogni grado dell'arma, oltre che dai lasciti dei benefattori.

Discorso del comandante provinciale, Giuseppe De Magistris

Non posso che ringraziarLa, Eccellenza reverendissima, per le Sue paterne parole, ancora più apprezzate perché profferite da Lei, figlio di un Carabiniere. Grazie ancora per averci concesso di celebrare questa ricorrenza nella Sua Diocesi, condividendo con noi l’esigenza di portare la parola del Signore, insieme al nostro messaggio di Legalità, in tutte le periferie. E con Lei ringrazio pure il Signor Prefetto di Brindisi, dottor Valerio Valenti, e i nostri “Fratelli in Armi” della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza (un abbraccio al Questore, dottor Maurizio Masciopinto, e al Colonnello Pierpaolo Manno, con i quali ho vissuto un anno di continue ed emozionanti sfide sotto l’egida del nostro Procuratore della Repubblica, dottor Antonio De Donno), e i cari colleghi delle altre Forze di Polizia e dei Vigili del Fuoco, nonché di Esercito, Marina, Aeronautica. Con loro – e con voi tutti qui convenuti - condividiamo lo stesso Amor di Patria, gli stessi ideali e combattiamo, ognuno nel rispetto dei reciproci ruoli, le stesse subdole e oscure forze del male. Ma questa “squadra Stato”, come ama ripetere il nostro Prefetto, non sarebbe completa senza le altre Istituzioni qui presenti, innanzitutto i Sindaci della Provincia con a capo oggi, la padrona di casa, il Sindaco di Oria, Dottoressa Maria Lucia Carone, e il mondo della scuola, vera fucina di idee, di eccellenze e potenzialità per questa bellissima terra, nonché la società civile, che ne è la splendida interprete. 

La giornata odierna celebra il valore di giovani Carabinieri che, per mantenere fede al giuramento prestato, si sono immolati per difendere un caposaldo dal nome oscuro, lontano dal suolo patrio, che gronda di sangue italiano, versato per servire la nostra Patria, come le rotaie della stazione ferroviaria di Caserta grondano del sangue del Vice Brigadiere Emanuele Reali, che proprio pochi giorni fa ha lì perso la vita, schiacciato da un treno in corsa durante un inseguimento. Questo è l’eroismo del quotidiano dei 110mila Carabinieri che ogni giorno prestano servizio in Italia. Ma perché dobbiamo definire eroici tali comportamenti, come quelli posti in essere dagli otto Carabinieri morti in servizio solo nell’arco di quest’anno, senza contare gli oltre 1900 feriti? Ma perché dobbiamo definire eccezionale il coraggioso comportamento della studentessa brindisina, una 18enne di origini straniere, che, entrata in possesso di un riprovevole video omofobo ritraente un suo compagno di scuola, non ha esitato a recarsi presso una caserma dei Carabinieri per denunciare il fatto? Perché non è la normalità? Ma perché sottacerne il nome per tutelarla? Perché non isoliamo queste pervasive forze del male? Perché invece non combattiamo tanta omertosa ignavia?

I Carabinieri di Culqualber, con fierezza e onore, hanno affrontato soverchianti forze nemiche, consci di andare incontro alla morte, ma solidi nei più intimi, imperativi e perentori convincimenti. E sul solco di quest’esempio, permettetemi di abbracciare i nostri commilitoni in congedo  e  le  nostre  Benemerite,  così  come  i  nostri rappresentanti regionali degli organismi di rappresentanza, oggi, come sempre, affianco a noi. Il vostro lascito ci ricorda che, in ogni circostanza, il nostro compito è quello di servire: servire gli Italiani, servire la Giustizia, servire la Patria, fino all’estremo sacrificio, se necessario. SÌ, continuo a usare il verbo “servire” per non sminuirne la nobiltà, per celebrarne identità e scopo, in cui tutti noi Carabinieri dobbiamo riconoscerci, rimanendo saldamente ancorati ai valori dell’etica del servizio, per non rinnegare noi stessi e continuare a essere, anche nei decenni che verranno, una delle solide rocce su cui si fonda il vivere civile e la democrazia in questa Repubblica.

Eccellenza, come i Carabinieri di Culqualber, anche Noi, Carabinieri di Brindisi, siamo uomini e donne normalissimi e proprio per questo non esenti da limiti e debolezze. E come gli uomini di Culqualber non hanno ceduto a un avversario ben più fiero e leale di quello infimo che oggi combattiamo, così posso continuare a dirLe, Eccellenza, con assoluta fermezza, che Noi Carabinieri non cederemo.

E come il tallone della nostra Patrona schiaccia il serpente e quello di San Michele Arcangelo sottomette il maligno, non si tema, perché anche il tallone di Noi Carabinieri è e sarà sempre ben saldo.

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