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Xylella: nuovi casi sospetti, estesa più a nord la fascia di contenimento

L'Arif della Regione Puglia ha aggiornato le aree delimitate dal fenomeno, a seguito del ritrovamento nelle settimane scorse di focolai in provincia di Brindisi e Taranto. Si attendono esiti degli ultimi esami

E’ stato spostato più a nord, fino alla località di Torre Canne e alla zona dei monti di Cisternino, il confine della fascia di contenimento della Xylella fastidiosa, il batterio che ha falcidiato interi uliveti nel Salento e del quale sono stati riscontrati focolai anche in provincia di Brindisi e Taranto. Lo ha stabilito l’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglie, che con determina n. 16 del 10 febbraio scorso ha aggiornato le aree delimitate dal fenomeno. Il tutto a seguito del ritrovamento nelle settimane scorse di focolai in provincia di Brindisi (in particolar modo negli agri di Carovigno e San Vito dei Normanni) e Taranto.

La Cia (Confederazione italiana agricoltori) manifesta la “speranza che non vengano riscontrati ulteriori focolai, all’esito delle analisi di campioni prelevati su tutto il territorio dai tecnici dell’Arif (l’Agenzia regionale per gli interventi irrigui e forestali)” “Una circostanza – si legge in una nota della Cia - che sta preoccupando non poco gli olivicoltori del brindisino e del tarantino ma anche i diversi vivaisti che operano sul territorio”.

La Cia si augura “che il monitoraggio a tappeto attuato dalla Regione Puglia con l’impiego dei tecnici dell’Arif e dei centri di ricerca scientifica, presso i quali vengono eseguite le analisi dei campioni prelevati sul territorio, dia esito negativo”. “A rischio – si legge nella nota della Cia - sono oltre che gli ulivi millenari tra Carovigno e Monopoli, anche l’olivicoltura della provincia di Bari e il versante ionico della Puglia.  Il pericolo incombe su un territorio a forte vocazione olivicola con una parte caratterizzata da ulivi secolari che rappresentano anche un importante fattore di attrazione per il turismo e la multifunzionalità”.

“Ecco perché – spiega ancora la Cia - bisogna che le istituzioni preposte, insieme a tutti gli ‘attori’ del territorio, si impegnino affinché il batterio non avanzi di un altro metro verso nord.  Ribadiamo con forza, inoltre – conclude la Cia - che non bisogna perdere altro tempo, che occorre condividere una nuova strategia per il futuro dei territori interessati dalla problematica, iniziando ad immaginare un nuovo modello di sviluppo del territorio”. 

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