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Cronaca Francavilla Fontana

Zio Carlone? Un disoccupato nel sei vani

Il re dei casalinghi, sulle spalle un paio di aziende e attorno a sé diversi soci, dichiarava di essere senza lavoro e aveva in assegnazione un alloggio popolare. Non un appartamento dei più modesti, bensì una casa di sei vani. Un immobile in via Bachelet che Zio Carlone non vede da tempo.

FRANCAVILLA FONTANA - Un abusivo come tanti. La differenza? Di solito i "tanti" cui si fa riferimento hanno l'acqua alla gola, uno stipendio da fame, il mutuo non glielo concederebbe nessuno, un affitto normale non potrebbero permetterselo. Lui, Giancarlo Capobianco, alias Zio Carlone, famiglia numerosa, era un imprenditore e, se per sapere senza timore di smentita se fosse un boss bisognerà attendere che almeno una sentenza passi in giudicato, per lo meno che fosse un imprenditore nessuno lo può mettere in dubbio. Il re dei casalinghi, sulle spalle un paio di aziende e attorno a sé diversi soci, dichiarava di essere senza lavoro e aveva in assegnazione un alloggio popolare.

Non un appartamento dei più modesti, bensì una casa di sei vani. Un immobile in via Bachelet che Zio Carlone non vede da tempo, visto e considerato che è detenuto in carcere per storie di mafia, di armi da guerra comprate in Russia per 20mila euro. Vi abitavano fino a ieri mattina Adelaide Casale, la moglie, Rosa Capobianco, la figlia, con il marito Cataldo Nardelli, e un figlio minore. Più o meno le stesse persone, incluse il capofamiglia, cui su richiesta della Dda di Lecce il Tribunale di Brindisi ha sottratto con un provvedimento di sequestro anticipato antimafia beni per 1 milione e 200 mila euro.

I carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana hanno inanellato inchieste su inchieste e conseguito risultati importanti con una serie di provvedimenti che hanno consentito di tracciare un profilo chiaro dell'azione di Capobianco nella terra degli Imperiali. L'imprenditore e la sua organicità dal ruolo apicale nella Scu, il colletto bianco mai affiliato ma referente dei mesagnesi a Francavilla, era un perfetto sconosciuto prima che il pentito Ercole Penna lo tirasse nel mucchio. E Cosimo Giovanni Guarini, l'altro collaboratore, confermasse in toto quanto detto da "Lino lu biondu". Ora di lui si sa qualcosina in più. E' arrivata una condanna a otto anni in primo grado per associazione per delinquere di stampo mafioso.

Il pm Savina Toscani ha coordinato le indagini su un risvolto non di secondo piano. I carabinieri del Norm e della compagnia di Francavilla, con il maggiore Giuseppe Prudente, il tenente Roberto Rampino e il suo predecessore Simone Clemente che ha lavorato sodo prima del trasferimento alla compagnia di Tricase, hanno accertato che Capobianco non è mai stato inserito nelle graduatorie di edilizia residenziale, e quindi ha occupato l'alloggio popolare sin dal 1988 del tutto irregolarmente. Negli anni 2008 e 2012, poi, Capobianco, per indurre in errore l'ente pubblico Iacp ha presentato diverse autocertificazioni mendaci nelle quali attestava di essere disoccupato. Un poveraccio, insomma. Nel corso degli anni ha dichiarato di essere l'unico occupante dell'immobile, di non condividerlo con altri familiari.

Non avrebbe potuto essere assegnatario dell'immobile da 6 vani perché la legge regionale prevede per un nucleo famigliare di 1-2 persone un'unità abitativa di complessivi di 50 metri quadri. Dal 2005 in poi, inoltre, avrebbe attestato come Comune di residenza Francavilla Fontana mentre, a quanto pare, si era trasferito a Varese. Per evitare rogne, secondo l'accusa, aveva dichiarato di aver smarrito la carta d'identità.Infine, avrebbe anche presentato attestazioni e autocertificazioni destinate a ingannare l'Istituto autonomo case popolari "anche al fine di ottenere - si legge nel provvedimento - un canone di locazione più favorevole". A firmare il decreto di sequestro preventivo il gip Maurizio Saso. I reati ipotizzati sono: truffa ai danni dello Stato, invasione di edifici aggravata, falsità ideologica con dichiarazioni mendaci.

 

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