San Vito dei Normanni. Storie di vino: la sommelier Ilaria Oliva racconta l'Ottavianello

Ricette ai tempi del Coronavirus. Uno spazio dedicato agli chef e sommelier del territorio per preparare facilmente a casa piatti della tradizione e per imparare a conoscere i vini

SAN VITO DEI NORMANNI - Manager culturale, sommelier della Fondazione italiana sommelier, Ilaria Oliva di San Vito dei Normanni fa parte,anche, in qualità di sommelier, del gruppo "Le Donne del Vino", delegazione della Puglia. Continua la formazione e specializzazione nel settore vinologico con il master Bem Bibenda. In questo suo racconto ci presenta l'Ottavianello, un vitigno a bacca nera coltivato in Puglia. Se volete scoprire il mondo del vino con Ilaria, visitate la sua pagina facebook "Your Wineteller"  https://www.facebook.com/yourwineteller/

Un periodo decisamente particolare come quello che stiamo vivendo ci consente di avere un po’ di tempo a disposizione per approfondire alcune tematiche, non necessariamente di primaria importanza, ma che abbiano una certa rilevanza nella storia della nostra cultura. Una di queste è sicuramente il vino: al giorno d’oggi non si può certo annoverare tra i beni di prima necessità (anche se sono certa che in tanti non saranno d’accordo), eppure c’è stato un tempo in cui il “nettare degli dei” era considerato come un vero e proprio alimento. Quando i nostri nonni lavoravano ancora nelle campagne, la fatica era tanta e il vino spesso li supportava, dando loro una più o meno illusoria spinta energetica e diventando un elemento complementare nella cucina contadina, fatta di alimenti semplici, poveri ma nutrienti. Legumi, cereali integrali, frutta e verdura dei campi, qualche fettina di formaggio: era questa la base dell’alimentazione rurale, a cui il vino aggiungeva quel tocco in più, conservato in fiaschi e versato in brocche.

Oggi noi fortunati abbiamo quasi sempre di che nutrirci, a volte anche troppo, per cui il vino è diventato un complemento del cibo, al quale si abbina per esaltare il gusto dei piatti e rendere un pasto un’occasione di gioia: stappare una bottiglia, soprattutto una bella bollicina, fa immediatamente festa. Mi piace iniziare questo racconto sui vini della nostra terra, un po’ per campanilismo un po’ per passione, con un vitigno che era stato un po’ dimenticato e che da qualche anno ha ripreso ad essere vinificato: l’ottavianello. Si tratta di un’uva a bacca nera, che probabilmente deve il suo nome al comune di Ottaviano, in provincia di Napoli, da dove la varietà sarebbe stata importata dal marchese di Bugnano, verso la fine dell'Ottocento, nella zona di Brindisi, più specificatamente nel comune di San Vito dei Normanni (ecco la nota campanilistica).

OTTAVIANELLO-2

Ricordo benissimo quando, da bambina, ascoltavo mia nonna parlare di “attaviano” riferendosi alle uve da cui producevano in casa un vinello rosso ruspante, i cui aromi sono rimasti impressi nella mia memoria olfattiva. Li ho ritrovati abbastanza di recente, quando sono incappata in un Ottavianello vinificato in purezza da un produttore locale ed ho iniziato a testare le interpretazioni di altre aziende della zona, che da qualche tempo hanno ripreso a valorizzarlo dandogli una dignità autonoma. In effetti questo vitigno è stato quasi sempre utilizzato in blend con altre uve, come Negroamaro, Malvasia Nera e qualche volta Primitivo. Ma, a mio avviso, vinificato in purezza dà una perfetta sintesi del terroir brindisino: un vino rubino profondo, che evolve in granato col passar degli anni, grazie ad una buona propensione all’invecchiamento, e i cui sentori vanno dai frutti rossi ai petali di rosa e viola, con piacevoli note erbacee e leggere speziature, che si accentuano se l’invecchiamento avviene in legno.

La buona persistenza, la morbidezza e un tannino delicato lo fanno apprezzare a tavola sia con i piatti unici della tradizione, come la parmigiana di melanzane, sia con la pasta fresca, condita non solo con il ragù di carne ma anche con sughi più leggeri di pomodoro fresco e basilico e una spolverata di cacioricotta nostrano; con formaggi a media stagionatura, con i salumi tipici. Insomma, un vino molto versatile, che, se affinato in botte o barrique, può sostenere anche piatti più elaborati. Vi consiglio quindi di dare un’occhiata ai siti web delle aziende del territorio o di qualche enoteca ben fornita, e di cercare una bella bottiglia di Ottavianello: dato che noi non possiamo spostarci, per venirci incontro quasi tutte fanno consegne a domicilio, qualcuno anche unendo il dilettevole all’utile (raccolte fondi per sostenere enti e associazioni che si occupano di gestire l’emergenza in corso). E per consigli più specifici potete contattarmi sui miei profili social.

Buona degustazione!

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