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Sanitaservice: Asl Brindisi e Regione Puglia andranno in Cassazione

Andremo in Cassazione: l’affidamento in house dei servizi di pulizia e sanificazione, così come tutti gli altri, assegnati alla Sanitaservice, costituisce una scelta valida e necessaria sia per il miglioramento della qualità offerta agli utenti, che per la difesa dei diritti dei lavoratori”

BRINDISI – “Andremo in Cassazione: l’affidamento in house dei servizi di pulizia e sanificazione, così come tutti gli altri, assegnati alla Sanitaservice, costituisce una scelta valida e necessaria sia per il miglioramento della qualità offerta agli utenti, che per la difesa dei diritti dei lavoratori”. La Asl di Brindisi rivendica la legittimità della decisione assunta il primo ottobre 2014 e punta tutto sugli Ermellini per difenderla e per capovolgere la sentenza con cui il Consiglio di Stato ha annullato gli affidamenti in favore della società partecipata, perché ritenuti in violazione della regola generale secondo cui le Pubbliche Amministrazioni devono ricorrere al mercato e, quindi, esperire gare, per l’assegnazione dei servizi.

A maggior ragione se si tratta di quelli non di interesse economico generale. E le attività oggetto del contendere, vale a dire pulizia e sanificazione, sono “strumentali”, sempre secondo quanto hanno scritto i giudici amministrativi di secondo grado, ai quali si sono rivolti i legali della ditta Markas che sino a qualche anno fa risultata titolare di quelle attività.

Non ha alcun dubbio il direttore generale della Asl di Brindisi, Giuseppe Pasqualone: “Faremo valere le nostre ragioni nella sede opportuna”, dice al termine dell’incontro che questa mattina lo ha visto impegnato a Bari, assieme all’avvocato dell’azienda sanitaria, Giovanna Corrente, nella sede dell’assessorato regionale alla Sanità.

“L’in house providing, vale a dire l’affidamento alla Sanitaservice, permette di conseguire al tempo stesso due obiettivi strategici per la Asl: intanto permette di elevare gli standard di qualità con benefici per i nostri utenti, poi dà certezze sulla presa in carico del personale. Senza contare, infine, che la combinazione di questi due elementi rileva sul piano economico, dal momento che mette la Asl nelle condizioni di realizzare un contenimento dei costi”, spiega. “Rivendichiamo con forza la validità del percorso, per cui l’Azienda sanitaria di Brindisi e la Regione Puglia andranno avanti ad oltranza”.

Sul piano legale, in Cassazione verrà sollevata un’eccezione che attiene all’eccesso di potere giurisdizionale perché secondo l’avvocato Corrente la materia va letta e interpretata in relazione al contenuto della legge sulla spending review, quella cioè che ha portato a tagliare diversi capitoli della spesa pubblica, in uno con la legislazione dell’Unione Europea.

La materia, quindi, si conferma squisitamente tecnica, nel senso che attiene ad aspetti sui quali il confronto è tra avvocati e verte su questioni per lo più  relative alla interpretazione delle disposizioni vigenti in materia, sia sul piano nazionale che nella sfera europea. Ma è evidente che abbia implicazioni concrete e pratiche in due direzioni perché interessa gli utenti, in qualità di fruitori finali dei servizi della Asl e riguarda in prima persona i lavoratori della Sanitaservice, arrivati nelle ultime settimane a superare il tetto delle seicento unità.

L’azienda sanitaria locale, infatti, ha deciso di seguire la strada dell’affidamento in house anche per i servizi di portierato, ausiliariato, per una parte delle attività che riguardano la riabilitazione psichiatrica, per la logistica e il data center, così come per lo screening. Non solo, quindi, per i due finiti davanti ai magistrati amministrativi che sul caso hanno scritto due sentenze diverse: il Tar ha respinto il ricorso dei legali della Markas, il Consiglio di Stato al contrario ha condiviso l’impostazione degli avvocati secondo cui l’affidamento in house è l’eccezione e non la regola. Eccezione che può trovare spazio solo con riferimento a servizi di interesse economico generale.

I giudici della terza sezione del Consiglio di Stato hanno rimarcato la ratio che sottende alle norme: evitare distorsioni della concorrenza e del mercato e di assicurare pari dignità degli operatori nel territorio nazionale”. Per tali motivazioni, rammentano i giudici, è stato “disposto che, a decorrere dal primo gennaio 2014, le Pubbliche Amministrazioni, acquisiscono sul mercato i beni e i servizi strumentai alla propria attività mediante procedure concorrenziali”.

Se poi la dimensione diventa europea, il collegio ha precisato che “l’in house providing, così come costruito dalla giurisprudenza comunitaria, sembra rappresentare, prima che un modello di organizzazione dell’amministrazione, un’eccezione alle regole del diritto comunitario, le quali richiedono che l’affidamento degli appalti pubblici avvenga mediante gara”.

“L’affidamento diretto del servizio – anche laddove non si traduca nella creazione di posizioni di vantaggio economico che l’impresa in house possa sfruttare nel mercato, presentandosi come particolarmente competitiva, con conseguente alterazione della par condicio – rileva comunque ai fini della tutela della concorrenza in quanto sottrae al libero mercato quote di contratti pubblici, nei confronti dei quali le imprese ordinarie vengono escluse da ogni possibile accesso”.

Nei prossimi giorni i rappresentanti delle organizzazioni sindacali presenti in seno alla Asl saranno chiamati a Bari per illustrare i passi in direzione del ricorso in Cassazione. La Cgil, con Antonio Macchia, ha auspicato un intervento della politica, sotto forma di riordino della materia attraverso una pronuncia del Parlamento. Anche perché la questione è di grande attualità tenuto conto della quantità delle partecipate dei Comuni. Brindisi, è uno di quelli.

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