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Denuncia degli edili Uil: effetti perversi degli eccessi di ribasso negli appalti

Ribassi che non sarebbero ammessi nelle gare della pubblica amministrazione sarebbero invece la regola nelle gare che avvengono per lavori nel petrolchimico di Brindisi e nella centrale Enel di Cerano. Lo denuncia il segretario del sindacato edili della Uil, la Feneal, Giovanni Librando

BRINDISI – Ribassi che non sarebbero ammessi nelle gare della pubblica amministrazione sarebbero invece la regola nelle gare che avvengono per lavori nel petrolchimico di Brindisi e nella centrale Enel di Cerano. Lo denuncia il segretario del sindacato edili della Uil, la Feneal, Giovanni Librando, che chiede pertanto approfondite verifiche da parte delle aziende committenti e degli organismi di controllo. Perché, secondo Librando, l’eccesso di ribasso non contente la regolarità retributiva, mentre a ciò si accompagna il fenomeno dell’impiego nei lavori di mano d’opera non brindisina, con un paradossale aggravio dei costi per le ditte.

Nel suo appello (non certo il primo sulla questione degli appalti nei grandi impianti industriali della città), Librando ricorda preliminarmente che “Brindisi, come il resto del paese, vive una condizione occupazionale difficile soprattutto sul versante dei lavoratori edili. Le imprese appaltatrici e subappaltatrici dell’indotto nel petrolchimico e nella centrale Enel di Cerano, per aggiudicarsi i lavori, fanno offerte economiche negli appalti con ribassi che spesso superano il  50%”.

“Ciò, ovviamente, potrebbe essere considerato un ribasso anomalo se parlassimo di pubblica amministrazione, invece siamo in presenza di  appaltatori privati. Questo- dice il segretario della Feneal Uil -  ci aiuta a capire in quali condizioni queste aziende svolgono i lavori, considerato che le offerte devono necessariamente tenere conto di tutta una serie di costi da affrontare. Cerchiamo di dare una spiegazione quanto più aderente alla realtà che tenga presente anche le necessità logistiche ed organizzative dell’impresa che acquisisce l’appalto”.

La centrale di Cerano vista Brindisi Ecco le ragioni che Librando pone a base della sua denuncia: “Premesso che alcuni costi sono fissi, ci riferiamo agli oneri relativi alla sicurezza previsti dalla legge, a quelli della retribuzione dei lavoratori e delle materie prime che si utilizzano, possiamo affermare che il ribasso al disopra del 50% non consente di rientrare nelle spese e tanto meno  riuscire ad  avere una quota di profitto da parte aziendale. Quindi dobbiamo trovare le motivazioni di questo comportamento altrove ed individuare dove si risparmia”.

“Considerato che questi imprenditori portano i lavoratori da altre località, si capisce con certezza che questo costituisce un ulteriore costo, appesantito anche dalla permanenza degli operai  fuori sede. Poiché sappiamo che non è possibile abbattere i risparmi sui materiali e sulla esecuzione dei lavori in quanto i controlli da parte dell’appaltante sono serrati – dice ancora il dirigente Uil brindisino -  e non consentono scorciatoie di sorta ed altrettanto si verifica sulla sicurezza, l’unica leva su cui alterare i conti sono le ore lavorate e le retribuzioni dei lavoratori con i relativi oneri sociali e fiscali”.

Perché un’impresa che viene dal nord con costi maggiori e, quindi, avrebbe tutto l’interesse ad assumere manodopera del posto, continua al contrario ad avvalersi di maestranze di fuori provincia con un ulteriore appesantimento dei costi, si chiede Librando. “Entriamo nel dettaglio. Le forme per giustificare il ribasso possono essere tante. Ad esempio molti lavoratori svolgono un orario di lavoro superiore a quello dichiarato in busta paga con la relativa diminuzione della retribuzione e degli oneri aggiuntivi da pagare agli enti previdenziali e alla cassa edile”.

In altri casi – afferma Librando - c’è un accordo con i lavoratori “per una quota di ore lavorate da riconoscere in nero e, quindi, non inserite in busta paga ed ancora altre aziende utilizzano lavoratori autonomi con partita Iva. Tutto ciò ci fa capire perché le maestranze locali non sono prese in considerazione dalle aziende che vengono da fuori territorio, mentre paradossalmente avrebbero tutto l’interesse ad assumere i nostri lavoratori perché risparmierebbero. Invece il fenomeno è al contrario”.

“Questo andazzo non si giustifica nemmeno con la convinzione, sbagliata,  di non avere le giuste professionalità nel territorio brindisino. Secondo noi si tratta invece di una chiara volontà di non attenersi alle normative che disciplinano il mercato del lavoro”, accusa il segretario della Feneal Uil. “Per questo chiediamo in primis alle committenti e quindi agli organi istituzionali preposti di effettuare le verifiche ed i controlli necessari affinchè questi episodi di mal costume non vengano occultati. Con questo non intendiamo certo fare una sorta di leghismo del sud, ma riteniamo che tutti i lavoratori, anche coloro che vengono da altri territori (nord, centro e sud) devono vedere riconosciuta pari dignità e diritti. Siamo convinti che in questo modo diminuirà anche la concorrenza sleale tra le aziende, valorizzando quelle che rispettano le regole e, nel contempo, i sacrosanti diritti di tutti i lavoratori”. 

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